Filosofia da muro #122 e #123 (hat trick: ammennicolidipensiero)

Adp mi manda questo doppio scatto milanese, che reitera esattamente lo stesso concetto con forma diversa sullo stesso muro dell’Università:

dig

dav

Tenderei a pensare a due mani diverse, non solo per il maiuscolo di una e il corsivo dell’altra, ma soprattutto perché il punto dopo “puttana” è una virgola nello scatto di sotto. E i particolari sono importanti.

Come il timidissimo “Boom!!” che chiosa la scritta in corsivo, a testimoniare un dissenso sussurrato e composto alla scritta principale.

Si nota chiaramente come quel muro sia tavolozza prediletta per scritte e tag varie, tanto che è stato ridipinto di fresco e immagino lo sarà di nuovo tra poco, quando altre scritte sovrasteranno queste qua.

Comunque, il pasto gratis non esiste: l’arte costa come costano tutte le altre cose. Sulle tariffe delle puttane non sono esperto, ma presumo sia la stessa cosa.

 

Barney

 

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Per chi ancora crede di avere vinto le elezioni…

… e si fa comandare a bacchetta dal terzo partito italiano, per loro è consigliato questo bel pezzo qua:

Iniziamo a riflettere.

Barney

Filosofia da muro #121 (hat trick: Pendolante)

Katia mi manda questo ennesimo incrocio tra natura morta ferroviaria e filosofia da muro, che muro non è:

mercenari

Le due scritte sembrano vergate dalla stessa mano, forse femminile, su una macchinetta per la vendita di caffè e tramezzini immarcescibili (nel senso che non marciscono mai, con quel che c’è dentro credo non siano neanche digeribili) in una stazione probabilmente emiliano-romagnola.

Non mi sembra vi possa essere un collegamento logico tra l’invettiva generale contro i militari (mercenari e stupratori in un solo colpo), e l’approvazione candida del sorriso sdentato di chissà chi, ma entrambe le frasi si chiudono con un punto esclamativo, e la mano si firma #truelove, una tag che può applicarsi ad entrambe.

Magari #truelove racconta una storia di sevizie e violenza da parte di un gruppo di militari ai danni di una donna rimasta senza qualche dente dopo l’aggressione, vai a sapere…

 

Barney

Sheena is a punk rocker

Nell’ultima settimana mi è capitato due volte di trovarmi di fronte il punk (inteso come musica) declinato in salsa bimbominkia.

La prima su facebook, dove su chissà quale gruppo cui chissà perché sono iscritto un tizio, uno studente che prepara la tesi, invitava i membri a riempire un semplice questionario online. Era sulle preferenze musicali, ma alla fine al tizio interessavano due cose: se ti piacevano i Green Day, e se ti piacevano alcuni altri “artisti punk”.

Tra le scelte, oltre ai Green Day e ai Blink 182 (questi ultimi secondo la vulgata corrente avrebbero scritto “Behind blue eyes”, il pezzo dei Who del ’71…) c’era roba come Avril Lavigne, i Fall Out Boy e i My Chemical Romance, e a quel punto ho fatto notare che non si poteva proprio vedere una robaccia così, e non ho riempito nulla.

Ieri invece al lavoro il collega DJ mi ferma per il corridoio e mi dice che ha bisogno di una consulenza musicale sui Green Day (aridaje…). La consulenza e’ dire il nome di una canzone su youtube che non ha il titolo. Me la fa sentire e invece che i Green Day sono i Blink 182 col loro pezzo più famoso, “All the small things”. Appurato questo, si viene a sapere che ha bisogno di alcuni pezzi punk per suonarli ad un matrimonio, dove gli è perlappunto stato chiesto un po’ di punk, tipo (cito il messaggio che gli han mandato) “…Green Day …Blink 182”.

Io gli ho tirato giù cinque o sei pezzi facili che non credo suonerà mai a quel matrimonio, ma il punto è che oramai “punk” significa una cosa completamente diversa da quella di trenta o quaranta anni fa, sia musicalmente che socialmente. Una cosa che a me fa schifo quanto immagino faccia schifo ad uno che ascolta musica classica sentirsi mettere Giovanni Allevi tra Bach e Dvorjak.

Quello che oggi si chiama punk è una batteria veloce e martellante fine a se stessa più che al pezzo suonato, una linea di basso che quasi non si sente e sopra tutto una chitarra ipereffettata che anestetizza tutto. Cambi di ritmo sincopati, voce dissonante e parlata, abbigliamento alla skateboardista… insomma, tutte le piccole cose che piacciono ai gGiovani d’oggi:

Il punk di ieri erano i Dead Kennedys e Jello Biafra, i Ramones della Sheena che da il titolo al pezzo, i Clash (che resero la vecchia “I fought the law” un capolavoro e che se la fanno i Green Day è obiettivamente sette livelli sotto), i Sex Pistols, e anche questi tizi qua sotto che qualche anno fa, imbolsiti dall’età ma sempre uguali a quarant’anni prima mi sedevano accanto a bersi una pinta prima del loro concerto:

Io non ho niente contro i Blink 182 o i Green Day, ma per favore non si dica che fanno punk rock.

“Pop punk” può andare, anche se mi sa tanto di culo e quaranta ore…

 

Barney

Il governo del cambiamento

E dell’honestà.

Lo spiegano bene su “Non si sevizia un paperino”, cosa sarebbe ‘sto cambiamento.

In estrema sintesi: il vuoto spinto.

via Meno male che cambiamo

xkcd: GDPR

Randall non s’è fatto scappare la notizia geek del mese, ovvero l’entrata in vigore della GDPR, una legge UE che impatta soprattutto i colossi del web extra-UE:

gdpr

L’alt-text continua ad ironizzare sulla nuova legge:

By clicking anywhere, scrolling, or closing this notification, you agree to be legally bound by the witch Sycorax within a cloven pine

…ma mi aspetto tonnellate di multe, se vengono fatti i controlli…

 

Barney

Gnocchi

Domenica 27 maggio, alle 19 circa l’Italia non aveva più un governo. Il primo ministro incaricato, Antoni Giuseppe Conte, diretta espressione del voto popolare (anche se nessuno ha potuto votarlo, una novantina di giorni fa, non essendo candidato), uscito dal colloquio finale con Mattarella rimetteva il mandato. Dicendo che c’era stato un problema con un ministro, quello dell’Economia, Paolo Savona (anch’egli diretta espressione del consenso leghista, candidato nel collegio di Vergate sul Membro), rifiutato dal Presidente della Repubblica. Un nome alternativo non c’era, nelle tasche di Conte, quindi amici come prima e bella lì.

Pochi minuti dopo esce Mattarella, che conferma la sua ferma opposizione al nome di Savona come ministro dell’Economia, in quanto portatore di idee anti-Euro -peraltro non esplicitamente nominate né nei programmi elettorali di Lega e M5S, né richiamate nel famoso Contratto di Governo, ma perché sottolineare questi particolari insignificanti?-. Vabbè, c’han provato, Mattarella dice che ha avuto anche troppa pazienza e ha permesso le burattinate indegne del voto su Rousseau (una quarantacinquemila voti, direi plebiscito bulgaro) e dei gazebo della Sagra della Polenta con gli Osei (duecentomila avventori), oltre che rimandi e allungamenti infiniti.

Si scatena l’inferno: tra domenica e lunedì gli italiani si trasformano da CT della nazionale di calcio ed esperti di vaccini in finissimi costituzionalisti, citando articoli a caso (gettonatissimi il 90 e il 92, ma anche il 10 e l’11 sono usciti spesso. Il 42 inspiegabilmente ritarda su tutte le ruote) ed interpretandoli a caZZo come solo un popolo di laureati su Youtube sa fare. Di Maio invoca l’impeachment e dichiara che ha in mano il vestito di seta di Monica con le tracce di sperma (no, questa forse è un’altra storia…), Salvini urla ELEZIONI!!!11!!!, ma non a luglio perché gli italiani hanno diritto alle sacrosante ferie (vulg.: Salvini e la Isoardi hanno prenotato la crociera sul Mediterraneo a luglio). Lo spread BPT-Bund (qualsiasi cosa esso sia) tocca quota trecentoventi e poi inizia a fare su e giù come un ubriaco in bicicletta.

Nel frattempo siamo a martedì, e Cottarelli -incaricato da Mattarella il giorno prima come Premier tecnico- non sa che pesci pigliare. Ha una lista di ministri che chissà quali nomi contiene, ma scopre mentre sta andando al Colle che nemmeno il PD gli voterà la fiducia, e pensa che s’è fatta una certa e lui a fare figure di merda in aula non ci va neanche con la pistola alla tempia. Vuole andare anche lui a rimettere il mandato nelle mani di Mattarella, che però lo convince a temporeggiare, a dormirci sopra, e la mattina dopo se ne riparla.

Il mercoledì è un incrocio tra leoni e coglioni, con i secondi che dominano sulla lunga distanza. Succede di tutto: inizia Di Maio che su Twitter (o su Facebook, è lo stesso: sono gli unici due canali che lui e Salvini usano, sapendo che così han la certezza di intercettare il 271% del loro elettorato potenziale…) dice rivolgendosi a Mattarella: “no, scherzavamo, l’impeachment non lo chiediamo più anche perché Casalino non ha ancora trovato su youtube un tutorial per scriverlo giusto. Poi, se abbiamo sbaliato (e qua fa la voce di Wojtyla, una mossa che in Italia paga sempre benissimo) ci coriggerai. Dacci un’altra scha can chanch chance, vedrai che stavolta il governo lo facciamo, noi e la Lega. E anzi, togliamo di mezzo anche Paolo Savona, se disturba”.

Salvini ha già istruito i suoi sindaci padani a levare dai municipi la foto del Traditore della Patria (Mastella, ovviamente), il giorno prima aveva ristretto imperitura alleanza con Silvio e la Meloni in vista delle elezioni prossime venture (ma non a luglio, mi raccomando) e per far capire come stanno le cose si lancia in una metafora calcistica (sicuro che tutti lo capiranno al volo): “in una squadra il centravanti fa il centravanti, non è che puoi prenderlo e metterlo in porta. Savona può fare solo il ministro dell’Economia.” Ma sono solo le otto di sera. Alle nove la posizione è che ci si può pensare,  perché tra le otto e le nove Matteo si deve essere accorto che Di Maio gli ha reso pan per focaccia, sempre usando il povero Paolo Savona come se fosse un randello nodoso (spero per Savona che emigri in Germania, prima di essere usato pure dal PD). Si sente anche la voce di Giorgia Meloni, che fino a martedì era pronta a votare per l’impeachment, ma di mercoledì vuole far parte della squadra di governo col suo quattro virgola qualcosa (che comunque è sempre un quattro virgola, e buttalo via di questi tempi…).

Domani è giovedi, e avremo un primo ministro incaricato che non ha ancora rimesso il mandato (Cottarelli), più uno ombra (di nuovo Antoni Giuseppe Conte?), ma ancora nessun governo.

Però è giovedì, e almeno ci saranno gli gnocchi.

 

Questa, come ha detto Colapesce venerdì scorso, è per Di Maio:

 

Barney