L’obbligo

Per non far mancare niente a nessuno, la scorsa settimana il Parlamento ha legiferato sull’obbligatorieta’ di una serie di vaccini per i bambini in eta’ prescolare.

Le vaccinazioni previste sono 12, e son inserite nella legge multe salatissime a carico dei genitori che non seguiranno il protocollo. Se non ho capito male  c’e’ addirittura l’ipotesi di togliere la patria potesta’ ai genitori particolarmente antivaccinisti.

Non ho una grande considerazione dei nostri ministri attuali, e Fedeli e Lorenzin sono due che pare abbiano comperato ai saldi l’abbonamento a posizioni poco popolari. Nel caso specifico, pur essendo io assolutamente a favore delle vaccinazioni, devo rilevare come l’obbligatorieta’ e’ di per se un elemento che scatena il complottista, che stimola il “si, sono a favore, ma…”, che facilita la confusione tra il culo e le quaranta ore (alcuni esempi a caso: obbligare NO, informare SI; Vaccini obbligatori? E perche’ non si obbliga anche la gGente a smettere di fumare?; i figli sono miei e decido io come curarli).

Io, per dire, fossi stato il ministro (ipotetica inglese del terzo tipo) non avrei messo l’obbligo. Pero’ avrei imposto sanzioni pesanti per gli antivaccinisti fuffari che campano di social network e puttanate -e soldi dei loro seguaci-, la radiazione dall’albo dei medici di pozionari e santoni (per un Gava radiato ci sono decine di casi di cialtroni che curano il cancro con il bicarbonato o l’aloe vera in liberta’), l’obbligo di pubblicazione di smentita su qualsiasi media in caso di articoli palesemente idioti (costruiti come un qualsiasi servizio delle Iene, insomma), e il cambio di tutte le ore di religione nelle scuole dell’obbligo con ore di educazione alla scienza. Fatte da professionisti non scelti dalla Curia.

C’e’ un solo motivo per cui quel che hanno concordato i nostri ministri ha un senso (e sospetto che purtroppo questo motivo NON sia quello che ha spinto per la legge di cui sto vaneggiando…): i numeri forniti dall’Organizzazione Mondiale per la Sanita’.

Concentriamoci sulla vaccinazione antimorbillo, che e’ quella piu’ discussa da chi avversa sia la legge che le vaccinazioni tutte (con piu’ o meno sfumature).
I dati MONDIALI sono qua  -spero tutti considerino l’OMS un Ente affidabile, ma so che la speranza e’ vana- e ci fanno vedere due cose:
1) nei paesi dove NON c’e’ l’obbligo, si vaccinano quasi tutti;
2) in Italia il tasso di vaccinazione e’ ridicolmente basso, rispetto a qualsiasi paese del G30.

Siamo messi cosi’, in confronto all’Europa (i dati li ho filtrati io, la tabella originale e’ immensa):

 

WorldVacc

Chi si chiedesse perche’ San Marino fa peggio dell’Italia dovrebbe sapere che a Rimini c’e’ una delle concentrazioni piu’ alte di antivax.

Ora, lasciando stare le varie teorie del gombloddoh, i dati ci raccontano una realta’ oggettiva. Son belli per questo: puoi anche NON interpretarli, basta leggerli.

E dopo aver visto che la media nazionale di vaccinati per il morbillo e’ dell’85% (con interessanti deviazioni da regione a regione), e che quella di molti paesi a noi vicini oscilla dal 90% al 98%, potremmo chiederci se veramente possiamo decidere di fare come cazzo ci pare oppure dovremmo sottostare a delle regole democratiche piu’ alte che tengono conto di quanto e’ facile oggi spostarsi da Roma a Mosca, da Pechino a Sidney.
Potremmo chiederci insomma se e’ nostro diritto decidere su tutto, oppure considerare che se i nostri comportamenti mettono a rischio altre persone, allora forse sarebbe giusto rinunciare a un po’ della nostra liberta’.

Oppure, potremmo continuare a fare come sempre: invocare la democrazia di fare il cazzo che ci pare senza rotture di coglioni.

Salvo poi precipitarsi alla ASL quando c’e’ l’epidemia di qualcosa. Allora pare che anche i piu’ strenui dubbiosi si convincano che i benefici di farsi il vaccino sono molto superiori ai costi.

New Test Leper ci va bene come al solito, anzi piu’ del solito:

 

Barney

Filosofia da muro #92, 93, 94 (hat trick: adp)

Ancora immagini inviatemi da ammennicolidipensiero, che m’informa anche della location: Milano, piazza Cordusio. Il cantiere ha stimolato la creativita’ del writer, che filosofeggia in inglese cosi’:

 

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La prima e’ un classico: “invece di cercare vita su altri pianeti, potremmo prima smettere di uccidere vite su questo?” La seconda sa tanto di Woody Allen: “se dio non esistesse, bisognerebbe inventarlo“.

La mia foto preferita e’ pero’ l’ultima: inizia a sinistra con la revisione dello slogan sessantottino “mettete dei fiori nei vostri cannoni”, che diventa “libri, non pistole. Cultura, non violenza“, e si espande a destra con “la tua comfort zone ti uccidera’“, che trovo molto vera e veramente rivoluzionaria.

La firma fatta con lo stencil e’ identica nelle tre scritte, ma le mani mi paiono differenti. C’e’ una banda di graffitari nuovi, a Milano?

 

Barney

xkcd: Lunch Order

Quando una vocale in piu’ o in meno fa tutta la differenza del mondo:

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Da un possibile ordine di lancio di missili intercontinentali con testate nucleari si passa ad un pranzo. Basta togliere una “A”…

L’alt-text punta sul fatto che comunque i militari eseguono gli ordini alla lettera. Appunto, senza “A”:

GO FOR LUNCH, REPEAT, GO FOR LUNCH

Uno dei commentatori sul forum aggiunge:

Problem is, I don’t think Trump uses autocorrect…

E anche questa e’ una bella lettura: il T9 salvera’ il pianeta 🙂

Barney

Vaccini e pistole

Volevo scrivere qualcosa sull’ennesimo ritorno di fiamma degli antivaccinisti, e qualcosa sulla legittima difesa. Due pezzi separati, ma mi sono reso conto che la questione e’ trattabile in un unico post.

Il succo di entrambi i ragionamenti, sia degli antivaccinisti che dei fautori della pistola libera, secondo me e’ identico: facciamo il cazzo che vogliamo. Nulla di piu’, nulla di meno.

Poi, certo: le due fazioni si attorcigliano attorno a discorsi di contorno, volti a supportare l’assunto principale. Ma il succo resta lo stesso: liberta’ di decidere da soli se una malattia esiste E come curarla da un lato, liberta’ di sparare a chiunque violi -armato o disarmato- la mia proprieta’ dall’altro.

I motivi per cui tali posizioni stanno rafforzandosi sempre di piu’ sono vari. Ad esempio l’ignoranza scientifica mista all’idea -o vaccata- che su Internet ci siano le risposte a tutte le domande (vale per i vaccini), oppure il fatto che -non fatemi citare per la centesima volta “Il complotto” di Will Eisner, su- in periodi di crisi basta trovare un capro espiatorio e dare tutte le colpe a lui per sentirsi gia’ meglio. Ci sono motivazioni anche piu’ serie e ben costruite, che alla fine pero’ portano al risultato enunciato poco sopra.

In una democrazia compiuta secondo me il cittadino alla fine deve cedere una parte della sua liberta’ personale a favore della collettivita’. Vaccini e pistole, quindi, in fondo in fondo non fanno altro che certificare la crisi cronica delle nostre democrazie.

Che poi, in fondo in fondo, sono lo specchio esatto della nostra attuale societa’.

RAmen.

 

 

Barney

 

 

xkcd: Photo Library Management

Oggi Randall ci schiaffa in faccia la semplice realta’, quella che tutti viviamo da qualche anno a questa parte: l’impressionante numero di foto che ciascuno di noi scatta -spesso o quasi esclusivamente col telefonino- rende la loro gestione sostanzialmente impossibile.

photo_library_management_2x

Il grafico e’ autoesplicativo, la zona di sicurezza e’ quella a sinistra, e man mano che si va a destra si scende un girone dell’inferno.

L’alt-text fa cosi’:

A good lifehack is to use messy and unstable systems to organise your photos. That way, every five years or so it becomes obsolete and/or collapses, and you have to open it up and pick only your favourite pictures to salvage

Che e’ un’altra sacrosanta verita’: un buon sistema per essere costretti a scegliere quali foto tenere e’ salvarle su supporti o sistemi instabili o caotici, in modo da dover fare ogni tanto una selezione per salvare il meglio della nostra immensa produzione fotografica.

Ma state sicuri che l’unica foto cui tenete davvero sara’ la prima a perdersi nel maelstrom digitale.

 

Barney

Start me up

Oltre alla serqua di inventori piu’ o meno pazzi che hanno inventato sistemi di propulsione senza espulsione di massa, per lavoro mi trovo spesso ad avere a che fare con aziende ignote a quasi tutti (me compreso), spesso giovanissime e fatte da giovani, che vorrebbero rivoluzionare il mondo con prodotti nuovi e a volte veramente ganzi.

Se l’azienda e’ americana, nove volte su dieci la sede e’ in California, e dieci volte su dieci ha gia’ ricevuto dei soldi da investitori “di rischio”, ossia da gente che caccia decine o centinaia di migliaia e a volte milionate e milionate di dollari a fronte di un’idea che potrebbe generare grossi guadagni o dimostrarsi una ciofeca inaudita. Perche’? Perche’ se va male, si perdono soldi, ma se va bene l’investimento e’ sicuramente decuplicato. Questo concetto -rischiare su un’idea- in Italia e’ semisconosciuto, e il 99% del credito alle imprese e’ fornito dalle banche, che in genere prestano soldi per “investimenti” sulla base della tessera elettorale del richiedente (e il risultato e’ ben evidenziato dai vari fallimenti o semifallimenti di istituti di credito nazionali…), o contro garanzie di vario tipo (ipoteche su immobili, per esempio). Cioe’, il rischio d’impresa e’ quasi sempre a carico di qualcun altro, non di chi investe.

Qualche settimana fa ci ha contattato una di queste startup californiane, che sta mettendo su un ambizioso sistema spaziale, per il quale una delle robe strane che facciamo sembrerebbe perfetta.

In casi come questo prima di procedere, e’ uso comune firmare un accordo di riservatezza, per cui entrambe le parti si impegnano a non dire nulla di cio’ che viene discusso. Per convincere il mio capo a firmare (e poi a scambiarci informazioni con gli startuppari) ho dovuto rispondere alla domanda: “Ma chi sono questi qua?”. In effetti sono un gruppetto di venticinque-trentenni con esperienza in altre aziende del settore, ma la loro azienda e’ per il momento una signora nessuno.

Allora mi sono messo a cercare chi ha finanziato l’idea, che e’ di un paio di anni fa.
Ho scoperto che questi signori nessuno hanno ricevuto capitale da 42 (quarantadue) soggetti, tra business angels e fondi di venture capital anche famosi. Il che e’ bastato a convincere il mio capo.

Ma siccome sono curioso, ho cercato di capire cosa altro avessero finanziato alcuni dei 42 investitori che hanno creduto nei ragazzotti californiani.

E tra le varie attivita’ ho trovato di tutto, molte sono “locali” -cioe’ fanno business almeno  inizialmente solo a Los Angeles o San Francisco, per esempio- ma si capisce che da queste iniziative puo’ nascere molto facilmente un franchising esportabile in tutto il mondo. Ne ho selezionato un po’, giusto per darvi un’idea.

Questi qua propongono a poco prezzo un servizio di svuotamento cantine, solai e ripostigli da tutte le cianfrusaglie che ci sono. Poi possono occuparsi di vendere gli oggetti, e si trattengono una percentuale sui ricavi. Infine, si occupano dello smaltimento dei rifiuti in modo controllato e legale.

Qua c’e’ uno dei mille esempi di idea imprenditoriale basata sui droni. Questi promettono di spostare in un raggio di 20 km fino a 2 kg di merce. Hanno fatto uno studio, e pare che in questi due range di distanza e peso ricada la stragrande maggioranza dei pacchi che si muovono ogni giorno. Mah…

Qua c’e’ un’azienda molto piu’ grande delle due precedenti, che pero’ e’ nata come le altre con finanziamenti in venture capital. Fanno un aggeggio che e’ un incrocio tra Robocop e una squadra di CSI, presumo sia utile soprattutto in posti tipo server farm. Inquietante.

Questi qua sembrerebbero una copia dei primi, in realta’ si occupano di movimentazione. Sono ad esempio quello che potrebbe servire se volete fare un trasloco. Per adesso solo in California.

Qua si va sul tech-porn-food. L’azienda produce il perfetto cibo da bere, per chi vuole risolvere la questione della pausa pranzo in un par di bicchierate di roba che io personalmente berrei solo in caso di estrema necessita’. Ovviamente c’e’ anche la versione vegana.

Questi invece sono dei tizi che hanno inventato una app che assiste due coniugi non eccessivamente litigiosi nella loro causa di divorzio. Il sito promette risparmi a due zeri rispetto ai costi di un avvocato divorzista. Spero che il risultato sia paragonabile, e non due ordini di grandezza peggiore.

Morale: quando anche in Italia si tireranno fuori idee del genere, e soprattutto quando si finanzieranno con soldi di privati, non dello Stato, allora avremo un segnale positivo per il futuro.

 

Barney

Still life with Hulk and a Schweppes

Sali le scale che dal sottopasso ti indirizzano sul solito binario 4, dove tutte le mattine lavorative prendi il treno per Pisa, e fatto l’ultimo scalino con la coda dell’occhio t’accorgi di una macchia verde sul muretto.

Ti giri, e vedi questa composizione qua:

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Il pupazzetto e’ malmesso, la mano sinistra quasi staccata dal braccio, l’espressione e’ smarrita e sembra quasi che Mr. Banner si scusi: “Guarda che non mi ci sono messo da solo qua, eh? E guarda che l’acqua tonica io non la bevo. Mai”.

Dopo essermi accertato che nessuno in giro stava reclamando Hulk, ho scattato.

Stamani omin action figure e bottiglietta non c’erano gia’ piu’.

 

UPDATE: Mi segnalano che… Il mostro verde fa parte dei cosiddetti “Tiramostri” e dovrebbe essere il Mostro di Frankenstein. Potevi allungargli le braccia e se gli schiacciavi la testa usciva il cervello.

 

Barney