Filosofia da muro #99 (hat trick: mia sorella)

I pochi che mi conoscono sanno che per me lo sport e’ prima di tutto basket, poi viene il resto. Il calcio e’ un po’ prima del curling, a pari merito col bob a 4 (che non ho mai capito cosa abbia a che fare con lo sport, tanto che pure il Principe Alberto di Monaco da giovane vecchio faceva il bobbista. Ergo, tutti possono fare i bobbisti, ad avere il papa’ che ti da i soldi per mettere su una federazione di bob in un posto dove credo nevichi ogni anno bisestile).

Non c’e’ da stupirsi quindi se appena ricevuta la foto da mia sorella in vacanza a Maiorca ho subito messo in cantiere la pubblicazione. Eccovela:

futbol

Che e’ il futbol moderno?

Per me soprattutto quello dei milioni di Euro per giocatori che alle interviste denotano carenze grammaticali che lèvati. Ora, tutti diranno “Si, ma che cazzo te ne frega? Quelli devono tirare calci alla palla, mica discettare sulla bonta’ dell’uninominale secco rispetto ad un proporzionale puro!”

Che in linea di principio ci sta anche. Poi ti viene in mente Federer che parla 5 lingue e allora qualche dubbio ti viene.

Una volta c’erano personaggi come George Best, che s’e’ sfatto di donne e di alcool, oppure -dal lato opposto- icone della temperanza come Dino Zoff. Nessuno dei due avrebbe credo mai accettato una statua da vivo, come un Cristiano Ronaldo qualsiasi.

Eh, bei miei tempi…

La colonna sonora? Non c’entra molto, ma tra questa e Seven Nation Army scelgo questa

 

Barney

 

 

Tutti al mare

Sto terminando di leggere un libro splendido, “Postwar” di Tony Judt. Sottotitolo: “A history of Europe since 1945“, che dice esattamente quel che il lettore si trovera’ di fronte: gli ultimi 70 anni dell’Europa raccontati con chiarezza, lucidita’, a volte distacco, direi anche con equidistanza e buon senso. Andrebbe fatto leggere obbligatoriamente a scuola -anche se sono un migliaio di pagine-, soprattutto nelle scuole italiane, cosi’ da evitare o almeno attutire il periodico tornar fuori delle nostalgie fasciste, cui fan da contraltare le alzate di scudo comuniste.

Come se fascismo e comunismo fossero ancora concetti con un senso, nel 2017.

O meglio: come se chi inneggia alla resurrezione del Duce come panacea di tutti i mali di queste stagioni sapesse di cosa sta parlando.

Andrebbe reso obbligatorio -come i due minuti d’odio Orwelliano- anche l’ascolto quotidiano de “La zanzara“, su Radio24. Perche’ gli ascoltatori che telefonano sono l’esatto specchio del paese, quello che “I Rom andrebbero bruciati vivi”, “I migranti metteteveli in casa voi/se li pigli il Papa”, “Le donne sono tutte puttane” e soprattutto “Hitler e Mussolini tutto sommato han fatto moltissime cose buone e un paio di cazzate di poco conto. Grandi statisti, i migliori del secolo passato e di quelli a venire”. Ultimamente va di gran moda il raffinatissimo adagio “Ma se il fascismo e’ proibito, perche’ non lo e’ il comunismo?”, giusto per dare l’idea del serraglio… I conduttori -soprattutto Cruciani- paiono le macchiette dell’Uomo Qualunque di Gianniniana memoria, che interrompe qualsiasi ragionamento piu’ complicato di piscia-cacca-culo con un “E allora? Embe’? E quindi, cosa vorresti dire?” ripetuto a manovella a chiudere qualsiasi possibilita’ di discorso.

“Postwar” e “La zanzara” potrebbero aiutare a capire come mai questa settimana la discussione in Italia e’ stata incentrata sull’oramai strafamoso Bagno di Punta Canna, a Chioggia, dove il proprietario vorrebbe rivivere il ventennio fascista attraverso simpatici (per lui) cartelli inneggianti ad ordine, disciplina e amor di patria o a credere, obbedire, combattere. Inframmezzando i bagni di sole con discorsi da ducetto malriuscito,  con soddisfazione degli avventori, attratti dal luogo e dall’ometto come le mosche dalla merda.

In settant’anni di dopoguerra questa nazione, che si e’ sin dall’inizio basata sul compromesso e sul girarsi dall’altra parte invece che fare i conti col proprio passato, non e’ riuscita a chiudere i conti con la storia. Ha leggi che in teoria puniscono l’apologia di fascismo (e spero non vi sia bisogno di spiegare perche’ da noi c’e’ questa legge…), ma in pratica saluti romani, svastiche e fasci littori sono simboli all’ordine del giorno dovunque. Ed e’ possibile andare al mare ricordando con malinconia “quando c’era lui”. Che poi sanno una sega quelli del Bagno Punta Canna di quando c’era lui: si basano su racconti di terza mano, lievitati come l’impasto del pane in anni di mantrugiamenti, su nessuna lettura (che leggere e’ faticoso), e sul comodo assioma che la colpa sia sempre di qualcun altro. Prima dei partigiani, ora degli zingari e dei negri.

Ma prima dei partigiani la colpa fu degli ebrei, non ce ne dimentichiamo. E si: anche Stalin e il suo comunismo ne ammazzarono a milioni, come il fascismo e il nazismo.

E allora aspettiamo che torni lui (quello pelato o il nano sifilitico coi baffetti, o l’altro -il contadino russo ubriacone-) un lui a caso che ci risolva i problemi. Che tanto se dobbiamo imparare a risolverceli da soli, imparando dal passato, non ci leveremo mai le gambe.

 

 

 

Barney

Filosofia da muro #98 (hat trick: Tratto d’Unione)

Restano moltissime foto da pubblicare tra quelle gentilmente fornitemi millenni fa da Tratto d’Unione. Una, a tema stagionale, e’ questa qua sotto:

Finisce_il_mare

Questo e’ sicuramente un muro, e’ certamente filosofia -di quella minimalista e proprio per questo piu’ vera-, e va a pennello con il caldo torrido di questo estate iniziata con troppo anticipo che chissa’ se e quando finira’.

Ma che sto dicendo? Di sicuro finira’: come dice la scritta tutto finisce.

Frase apocrifa, non so chi sia il pensatore o la pensatrice e cio’ mi dispiace perche’ meriterebbe la citazione.

Tra lo sterminato compendio di canzoni italiane ce ne sarebbero millemila a tema, pero’ io preferisco il buon signor Stipe che fa la cover di un famoso brano di Legadue (nei sogni bagnati di qualcuno, forse e’ davvero cosi’…).

 

 

Barney

 

 

Il concerto fine-di-mondo

Eh, una vittoria della liberta’ contro il terrorismo.

Mavaffanculo, va’, parliamo di musica seria, che il titolo acchiappa click ha gia’ svolto la sua funzione.

Questo pezzo lo conoscono tutti (nel senso chel’han sentito tutti almeno una volta), ma in pochi conoscono chi lo canta. E in meno ancora sanno che e’ una canzone folk di origini incerte, con mille interpretazioni di cosa sia la “Black Betty” del titolo: un fucile col calcio di legno, una bottiglia di whisky, una frusta, il cellulare che porta i galeotti in prigione…

Il pezzo e’ Black Betty che in genere si ascolta in questa versione degli sconosciutissimi Ram Jam, gruppo merregano degli anni ’70 che di dischi ne ha fatti credo due:

La storia piu’ accreditata del pezzo e del suo significato ve la potete leggere su Wikipedia, pero’ la cosa e’ discussa parecchio, alcuni la considerano un brano folkloristico inglese del 1600.

Non sara’ in diretta su Rai Uno, non avra’ venduto 220.000 biglietti, non sara’ un pezzo sull’amMore, o sulla pace che vince l’odio e l’indifferenza, ma preferisco i Ram Jam a Vasco, se non s’era ancora capito.

 

Barney

Good vibrations

La quantita’ di fuffa che si trova in giro mi stupisce sempre, eppure dovrei ormai essermi abituato a tutto…

Invece ieri scopro i Body Vibes. Che sarebbero degli adesivi tondi e colorati, dimensione spannometrica una moneta da due Euro, che sono -cito il sito del produttore-…

“adesivi intelligenti, programmati per fornire bio-frequenze naturali che ottimizzano le funzioni del corpo e della mente, ripristinano le connessioni cellulari ed accelerano la naturale capacita’ del corpo di auto-curarsi”

Cioe’, fuffa al cubo.

Secondo le istruzioni del sito, questi appiccichini vanno messi sulla spalla o sul braccio sinistro, oppure sul petto vicino al cuore. E aiutano a ripristinare la frequenza vibrazionale ottimale del nostro corpo, che sta da qualche parte attorno ai 62-72 Hz (una frequenza ottimale che -nel caso esista- non sorprendentemente si situa dalle parti della frequenza dei battiti cardiaci della maggioranza di noi umani).

Ah, non dimenticarsi di bere molta acqua quando si indossano gli adesivi (che van tenuti su almeno un mesetto, senno’ non si ha un perfetto reset mente-corpo), e date retta a Gwyneth Paltrow, accanita fan di questa e altre puttanate: siccome vi potrebbe restare un segnaccio sulla pelle quando strappate l’appiccichino, incollatevelo in un posto non esposto (l’interno del braccio -sinistro mi raccomando- va benissimo, secondo lei).

Ora, siccome son cose tènniche, i Body Vibes ve li potete comperare “informatizzati” per i piu’ svariati disturbi della vostra frequenza vibrazionale ottimale. Tutti i tipi costano uguale (60 Dollari il pacco da dieci pezzi, sia per il post-sbronza che per i disturbi di attenzione), ma ci sono splendide offerte speciali da non mancare.

Ecco, siamo alla musica; ora dato il titolo uno s’aspetta i Beach Boys. E invece no: siccome c’e’ Gwyneth, bisogna dare visibilita’ anche al suo ex-marito. Accattatevelo, per una volta, su questi schermi. Non succedera’ piu’, credo.

 

 

Barney

The Wall

L’ultima uscita di Trump e’ un pezzo di vaudeville che farebbe schiattare di invidia Groucho Marx, fosse sempre vivo.

Il Ganassa col Parruccone straparla una volta di piu’ del muro con il Messico, ma lo fa in un modo che davvero -fossi americano- mi imbarazzerebbe quanto i discorsi in inglese di Silvio, come quello in cui… Ai considers des de fleg of iunaited steits nos only a fleg of e cauntry, bas is an iuniversal messag of fridom ev.. Dimocrasy per capirsi.

Ecco qua il video:

E’ tutto vero, non e’ una roba costruita col Photoshop, l’idea -come sentirete- e’ tutta del Ganassa che se ne bulla alquanto, ed e’ sicuro che oltre che redditizio il muro solare potra’ essere pure bello.

La mimica sul palco a me sembra quella d’un coglione che crede di avere appena dimostrato alla platea che il prossimo Premio Nobel per la Fisica ha un padrone: lui. Guardate come e’ tronfio quando racconta l’idea, quanto e’ pieno di se quando dice “my idea”, a sottolineare la genialita’ che solo dai suoi pori sprizza.

Come tutti i Ganassa, il POTUS non si rende minimamente conto della quantita’ di cazzate che dice.

E’, per l’ennesima volta, la dimostrazione che Dunning e Kruger hanno ragione da vendere.

E che loro si che si sarebbero meritati il Nobel…

 

 

 

Barney

Poche stelle, forse 5…

C’e’ una costante nello scenario politico italiano. Dopo ogni tornata elettorale i commenti dei leader di tutti i partiti si possono sintetizzare cosi’: abbiamo vinto alla stragrande noi, gli altri han perso (gne’, gne’).
Anche nelle evidenti sconfitte -penso alla puttanata del referendum renziano di fine anno scorso- i numeri vengono piegati alla illogicita’ della propaganda, negando l’evidenza e attaccandosi come patelle allo scoglio a zerivirgola guadagnati a Vergate sul Membro piuttosto che alle milionate di voti persi a Milano o Napoli.

Nelle amministrative le cose dovrebbero essere piu’ semplici: la cosa si risolve in un sindaco -o presidente di Regione- eletto assieme ad un consiglio comunale -o regionale-. Gli altri candidati alla stessa carica evidentemente hanno perso, e stop.

Per dire, domenica abbiamo avuto qualche centinaio di elezioni locali, e il risultato mi pare abbastanza chiaro: destra e sinistra con le loro coalizioni di mille partiti, e candidati a sindaco mediamente presentabili si sono spartiti la torta. I Grillini hanno rimediato mi pare tre o quattro comuni di secondaria importanza (si, uno e’ proprio Vergate sul Membro), e guadagnato il ballottaggio in una decina di altri posti.

Su 143 (centoquarantatre’) coumuni sopra i 15.000 abitanti a me pare una ciaffata sul muso che lèvati, ma evidentemente io sono strano perche’ la stragrande maggioranza degli elettori M5* sta analizzando il risultato “all’italiana”. Ossia, han vinto anche loro pur avendo espresso una minchia di primi cittadini.

La vulgata migliore che gira da qualche giorno e’ che l’unico partito che ha guadagnato percentualmente sono loro.

Bravi, fantastico.

Peccato che per eleggere un sindaco conta un cazzo che la tua lista prenda piu’ voti di tutte le altre, soprattutto se giochi contro coalizioni che sommano piccoli pezzi e ti superano regolarmente.

Altra roba che ho sentito e’ che loro -i Grillini- non sono molto conosciuti a livello locale. Io aggiungo che se il modo per farsi conoscere e’ esprimere un candidato a sindaco deciso da BeppeGrillo, magari nemmeno espressione di quel territorio dove si vota, magari sconosciuto anche ai duri e puri del Meetup beh… Auguri.

Ancora, si dice che si, a livello locale e’ cosi’, ma vedrai alle politiche. Certo: alle politiche spesso si vota per ideologia, perche’ qualcuno t’ha convinto che bisogna cambiare tutto (non si sa come, ne’ quando, ne’ perche’. No, anzi: perche’ si sa. Perche’ lo dice Beppe), e allora voti anche un DibBa qualsiasi, che avresti ritegno a fargli tagliare l’erba in giardino, ma tanto va a Roma, a cambiare (cosa? Quando? Come? Beppe!).

Le comunali di Roma e Torino dell’anno scorso sono la riprova che quanto ho scritto sopra non e’ del tutto sbagliato: Appendino e Raggi sono state elette non per loro qualita’ (magari le hanno, ma nessuno le conosceva. No, neanche i Grillini che le hanno votate) ma perche’ c’era da cambiare E soprattutto perche’ le ha candidate Beppe. Cambiare subito, e senza nemmen vedere chi avrebbe preso il posto dei vecchi. E il risultato non e’ tutto questo fantastico paradiso, ne’ a Roma, ne’ a Torino. Anzi.

Vabbe’, dai: aspettiamo i ballottaggi, cosi’ se tutto va alla grande i Grillini vanteranno un dominio incontrastato e segneranno la storia di questo paese.

Con ben 10-15 sindaci eletti su 143. Dai, un dieci per cento.
Non male per l’unico partito che ha aumentato le percentuali, ma che probabilmente non ha ancora capito come si governa, ne’ come si fa politica.

Pero’ potranno vantarsi di aver fatto davvero male a chi ha vinto, a forza di culate sugli scarponi che li prendevano a calci.

 

 

Barney