Archivi categoria: What-if xkcd

what-if xkcd: Phone Keypad

La domanda della settimana e’:

“se si usa un vecchio telefono, di quelli in cui per scrivere i messaggi devi pigia’ sui tasti dei numeri, e ogni tasto fa piu’ lettere a seconda di quante volte lo premi, e per colmo di autolesionismo hai anche disattivato il T9[1] cosi’ che per scrivere lettere vicine devi aspettare anche qualche secondo, insomma se hai questa roba qua… quale e’ la parola inglese che ha il maggior numero consecutivo di lettere sullo stesso tasto?”

Un esempio in italiano potrebbe essere “mononomi“, in cui uno dovrebbe stiaccia’ il “6” per ben sette volte (dopo aver disattivato il T9, senno’ esce “nonnonog“), ma Randall prende molto seriamente il problema e lo risolve da ingegnere, con un bel comando da dare tuttosuunariga alla shell di linux:

cat wordlist.txt | perl -pe 's/^(.*)$/\L$& \U$&/g' | tr 'ABCDEFGHIJKLMNOPQRSTUVWXYZ' 
'22233344455566677778889999' | grep -P "(.)\1\1\1\1\1"[2]

Anche il comando di Munroe dichiara vincitrice una parola che insiste sul tasto “6”: nonmonogamous, e anche qua le volte che si deve pigiare il tasto sono sette.

Da li’, ovviamente, si parte alla scoperta di un mondo che sta scomparendo (quasi tutti oramai hanno la tastiera virtuale sullo smartphone…), in cui ad esempio -con il t9 attivo stavolta- si possono creare frasi di senso -quasi- compiuto fatte tutte da parole ricavate da un solo tasto e quindi: “a high def mmo on tv” lo si puo’ scrivere tutto pigiando in sequenza “2 4444 333 666 66 88”; poi Randall passa di botto alle tastiere per PC (le buone vecchie QWERTY), e le esplora a fondo con il cervello di un pazzoide geniale.

Divertente e interessante molto piu’ della casa del Grande Fratello che pare abbia preso fuoco, e di cui ci importa una sega.

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[1]: sostanzialmente, sta descrivendo il mio cellulare :-O

[2]: un utente sul forum ha corretto l’errore che avevo notato pure io da stolto ignorante -ovvero l’assenza di un “9” per la “z” :-)-, e migliorato parecchio lo script. Eccolo qua sotto:

perl -nle 'chomp; $_ = lc."\t".uc; tr/A-Z/22233344455566677778889999/; my $max; 
for $n (0..length) { $max=$n+1 if /(.)\1{$n}/ } push @{$accum[$max]},"$_\t$w"; 
END { my $s = pop @accum; print @accum."\t$_" for @$s }' wordlist.txt

Barney

what-if xkcd: Lethal Neutrinos

Domanda strana quella di questa settimana (secondo Randall): “Quanto vicino ad una supernova si dovrebbe stare per beccarsi una dose letale di neutrini?

Strana perche’ -come ci dice Randall- i neutrini sono particelle fantasma (oltre che robine che pigliano i tunnel per andare dalla Svizzera al Gran Sasso, secondo MariaStar) difficilissime da beccare e restie ad interagire con la materia, tanto che l’Autore ci racconta che ogni secondo la nostra mano e’ attraversata da un milione di milioni di neutrini provenienti dal Sole. E non ci succede nulla.

Diciamo che e’ difficile che i neutrini “picchino” contro altre particelle, tanto che i rivelatori di neutrini sono cose enormi, spesso nascoste sottoterra. Tipo i laboratori sotto il Gran Sasso, appunto.

ImageQuindi, ci racconta Randall, la frase “dose letale di neutrini” suona come “l’ammazzarono picchiandolo fortissimo con una piuma”. Difficile, a meno che non si abbiano enormi quantita’ di neutrini (o di piume).

Le supernove forniscono la giusta quantita’ di neutrini per ammazzare qualsiasi essere vivente, e Randall ci dice che e’ sufficiente essere a poco piu’ di due unita’ astronomiche (ovvero a due volte la distanza media tra Terra e Sole) da una supernova che esplode per beccarsi un fiotto di neutrini cosi’ denso che di noi resterebbe ben poco.

La chiusura e’ come sempre molto tecno-poetica: “se una piuma va abbastanza veloce (leggasi: se ha abbastanza energia) vi puo’ di sicuro abbattere“.

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Per una volta, il what-if si chiude con una canzone, che mi pare non possa mancare:

 

 

Barney

 

 

what-if xkcd: Loneliest Human

Domanda interessante quella di questa settimana: “quale e’ stato l’uomo piu’ lontano da ogni altro essere umano? E poi: si sentiva solo?

Le possibili risposte messe in tavola da Randall sono tre.

La prima assegna l’alloro di uomo piu’ distante da tutti gli altri uomini a uno dei sei astronauti che rimasero sui moduli di comando delle missioni Apollo, mentre i loro colleghi erano sulla superficie della Luna. In quelle condizioni, la distanza tra il solitario pilota dell’Apollo e i suoi compagni di equipaggio era circa 3585 chilometri:

lonely_apolloTutti gli altri esseri umani si trovavano ben piu’ in la’ rispetto alla superficie della Luna.

La seconda possibile risposta tira in campo gli esploratori polinesiani di molti secoli fa, che partivano dalle loro isole sperdute nel Pacifico e potevano trovarsi molto distanti da altri uomini. Magari un evento straordinario ha portato un singolo polinesiano sulla sua barchetta a distanza superiore ai 3585 chilometri del primo caso, ma non possiamo esserne sicuri…

Con la colonizzazione di praticamente tutto il Pacifico e’ oggi molto difficile poter battere il record, e anche l’Antartide (che rappresentava una terza possibile opzione) oramai e’ abitata permanentemente da scienziati e ricercatori, quindi le chances di essere lontani piu’ di tremila  cinquecento ottantacinque chilometri da altri uomini scemano decisamente.

Considerate tutte le possibilita’ anche del passato, Munroe punta quindi decisamente sugli astronauti come persone che sono state piu’ distanti dal resto degli uomini.

E passa alla seconda parte della domanda: questi astronauti, erano davvero soli? Si sentivano abbandonati e solitari come cani randagi?

Le risposte date da alcuni di loro le potete leggere su xkcd; io qua riporto solo la chiosa del pezzo, in cui Randall dice questo:

Introverts understand; the loneliest human in history was just happy to have a few minutes of peace and quiet.

che ancora una volta e’ un modo alternativo e laterale di vedere una cosa che a prima vista sembra poter solo essere in un certo modo (e incidentalmente essendo io un introverso mi dipinge abbastanza bene).

In ogni caso, i Police qui si sentivano sicuramente piu’ soli di quanto si sia sentito Mike Collins nel 1969…

Barney

what-if xkcd: The Constant Groundskeeper

Il dilemma amletico di questa settimana e’:

Quanto deve essere grande un prato perche’ si debba iniziare daccapo a tagliare l’erba quando s’e’ arrivati alla fine, perche’ l’erba stessa e’ ricresciuta?

Che sembra tanto:

Se l’arcivescovo di Costantinopoli si disarcivescostantinopolizzasse, vi disarcivescostantinopolizzereste voi?

In realta’, Randall come sempre tratta l’argomento con seria ironia, e -con il decisivo aiuto di Wolfram Alpha e del Guinnes dei Primati– ci fa sapere che la piu’ veloce tagliaerba al mondo, spinta alla massima velocita’ di 130 miglia orarie (che fanno quasi duecentodieci chilometri all’ora!) puo’ tenere bene tosato un prato dell’estensione esatta del territorio di caccia di un puma.

ImagePoi, c’e’ da ricominciare daccapo…

 

 

Barney

 

what-if xkcd: Little Planet

Il what-if di questa settimana combina astronomia, letteratura e basket. La domanda e’:

“Se esistesse un asteroide molto piccolo ma con una massa grandissima, vi si potrebbe veramente vivere sopra come il Piccolo Principe?”

e gia’ sono uscite l’astronomia e la letteratura.

Il basket viene usato da Randall per spiegare il concetto di velocita’ di fuga. Riuscite a schiacciare a canestro? Bene, potreste lasciare con un balzo la superficie del miniasteroide del Piccolo Principe e iniziare ad orbitarvi attorno come un satellite pazzo, sottoposto a forze mareali che agiscono alternativamente su piedi e testa.

Esce fuori anche l’ascensore gravitazionale, perche’ a questo what-if non manca proprio nulla 😛

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Barney

what-if xkcd: compilation

Sono rimasto molto indietro con i what-if di Randall, vedo di rimediare con questo post multiplo.

La domanda di questa settimana e’ “Se i datacenter di Google usassero schede perforate, quante ce ne vorrebbero?“. La risposta e’ “uno stonfo e mezzo”, ma come sempre la domanda e la risposta principali danno la stura a una serie di considerazioni laterali di altrettanto interesse. La chiusura, che spiega esattamente come scoprire la posizione dei segretissimi datacenter di Google una volta determinata la citta’, e’ esilarante.

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(C) Randall Munroe

 

 

La settimana prima la domanda era “Se salto giu’ da un aereo con un par di serbatoi di elio e un enorme pallone sgonfio, ce la faccio a salvarmi gonfiando con l’elio il pallone?“. La risposta e’ che ce la si puo’ fare a salvarsi, a patto d’avere un pallone grosso e resistente. E di cadere da molto in alto 🙂

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(C) Randall Munroe

 

Ancor prima un quesito che mi sarebbe piaciuto aver posto io: “Quanto posso andare forte in auto per prendere a manetta un dissuasore di velocita’ e sopravvivere?“. La laconica risposta iniziale e’ “surprisingly fast”, per scoprire poi che quel che vi ucciderebbe, alla fine, sarebbe la portanza.

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(C) Randall Munroe

 

Poi c’e’ stato questo, molto filosofico-fantascientifico-niueig: “Se ci si potesse teletrasportare in un posto a caso sulla superficie terrestre, quali sarebbero le probabilita’ di vedere segni di vita intelligente?“. La risposta, purtroppo, e’ che -pur essendo la Terra coperta per piu’ del 70% da acqua- le probabilita’ di trovare un segno delle attivita’ umane e’ elevatissimo, dovunque. E spesso questo segno si chiama “inquinamento”… Ma anche in mezzo al piu’ sperduto deserto o in mezzo all’oceano meno inquinato, basta alzare gli occhi al cielo, di notte, e osservare il veloce passaggio di innumerevoli satelliti artificiali. Di giorno ci sono le scie chimiche, chiaramente!

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(C) Randall Munroe

 

C’e’ stato poi qualcuno che ha domandato “Se avessi una versione stampata di Wikipedia in -diciamo- inglese, quante stampanti ci vorrebbero per mantenerla aggiornata rispetto alle modifiche fatte nella versione online?“, domanda che ha una risposta sorprendentemente stringata:

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(C) Randall Munroe

 

Infine, uno dei miei quesiti preferiti sino ad oggi, che parla di razzi, di spazio e di velocita’ orbitale. La domanda e’ stata posta in molti modi, uno e’ questo “Che succederebbe a un satellite che frenasse al suo rientro in atmosfera usando dei retrorazzi come ha fatto la gru volante su Marte? Avrebbe questo satellite ancora la necessita’ di scudi termici?“. La risposta e’ composita ed accurata come puo’ esserlo quella di un ex-ingegnere della NASA, e parte con una informazione che quasi nessuno ha in mente: lo spazio e’ solamente 100 chilometri sopra di noi. Non e’ difficilissimo fare questi 100 chilometri, il difficile (e il costoso in termini di propellente… ) e’ riuscire poi a stare in orbita girando a velocita’ di 8 chilometri al secondo

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(C) Randall Munroe

 

 

Barney

 

 

 

 

 

what-if xkcd: Drain the oceans

La domanda posta a Randall questa settimana ce la siamo fatta tutti, quando avevamo cinque anni:

” E se qualcuno togliesse il tappo dal punto piu’ profondo dell’Oceano, e l’acqua se ne andasse via da qualche parte attraverso un “portale” di scarico del diametro di dieci metri, quanto tempo ci vorrebbe per svuotare i mari? E che succederebbe al nostro pianeta?”

La risposta e’ meno drammatica di quanto uno possa pensare, almeno per quel che riguardano i tempi di “svuotamento”…

Come sempre, interessantissime considerazioni a latere della discussione, e un finale molto “Orange” 🙂

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Barney

 

What-if xkcd: extreme boating

Un quesito di estrema attualita’ stagionale: “che succederebbe ad una barca a remi che galleggiasse su un lago di mercurio, o di bromo, o gallio, o tungsteno (??!!!!!) o azoto liquido, o -infine- elio liquido?

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L’omino di Randall Munroe su una barca NON di alluminio, alle prese con un laghetto di mercurio

Alcune conseguenze le avevo presenti (Hg, Br, N. Il W -essendo l’elemento naturale con la piu’ alta temperatura di fusione- e’ un po’ problematico, da navigare…), l’elio sapevo che cambiava il suo comportamento di capillarita’ vicino allo zero assoluto (zero sulla scala Kelvin, corrispondenti a -273,15 gradi Celsius: la temperatura piu’ bassa possibile in questo universo, oltre la quale gli elettroni in teoria smettono di orbitare attorno ai nuclei atomici e tutta la materia implode), ma come si comporta nei pressi dello zero Kelvin e’ veramente splendido (scusate l’entusiasmo per queste piccolezze scientifiche, dovrei ascoltare di piu’ gli One Direction, lo so…).

Per i miei colleghi: manca il cesio, lo so, ma sappiamo tutti che la situazione non e’ molto distante da quella descritta per il bromo. Anzi: semmai e’ peggio 😛

Infine, per chi e’ interessato alle gite in battello  sul Tamigi -e per chi anela ad una degna chiusura per un post del genere-, ecco il primo capitolo di “Three men in a boat” versione televisiva della BBC, le altre puntate le trovate sulla stessa pagina.

Il libro di Jerome K. Jerome e’ uno di quelli che devono essere letti prima di morire (a mio insindacabile giudizio, sia chiaro. Chi vuole leggere Moccio Moccia o FabBio Volo faccia pure, basta che non sporchi in terra…). Chi non l’ha ancora letto lo trova qui (in italiano) e qui (in inglese). La versione italiana e’ pure in audiolibro, grazie a LiberLiber.

 

Barney

what-if xkcd: Sunless Earth

La questione di questa settimana e’ “Che succederebbe alla Terra se improvvisamente il Sole si spegnesse?

ImageMunroe stesso dice subito che la domanda e’ trita e ritrita, tanto che una ricerca su Google tira fuori 277 MILIONI di risposte (??!!!).

Ma avere una risposta (anche se giusta) non e’ come avere tutte le risposte. E allora, se guardiamo al lato dei vantaggi derivanti dallo switch off scopriamo cosette interessanti o curiose. Come spesso succede, a leggere Randall…

 

Barney

what-if xkcd: Alien Astronomers

La domanda e’: ammesso vi sia vita sull’esopianeta abitabile piu’ vicino alla Terra, e che gli alieni guardassero verso di noi… cosa vedrebbero?

La risposta sintetica e’ questa qua:

ImageLa trattazione lunga di Randall e’, come spesso accade, ricca di battute e di ironia tipicamente geek. Ma anche -come sempre accade- scientificamente corretta.

E un po’ sconfortante…

Pero’, alla fine si arriva alla conclusione che l’unico modo per spedire una sonda verso un altro sistema solare (in qualche migliaio di anni…) e’ usare la propulsione elettrica e un reattore nucleare, pensa un po’ te!

Barney