Archivi categoria: Lo spread e l’arte della manutenzione della baionetta

Un florilegio di puttanate

I primi giorni dopo qualsiasi tornata elettorale italiana sono quelli in cui si sentono e si leggono le peggio idiozie. Come potevo quindi esimermi dal portare anche io il mio contributo al maelstrom, eh?

iniziamo con i risultati contestualizzati: si trattava di elezioni europee e, a parte il giochino di chi piscia più lontanto che serve ai partiti italiani a riposizionarsi (qualsiasi cosa ciò significhi) in uno scacchiere locale per poi riscuotere in termini di leggi, voti e ministeri, si dovevano mandare al parlamento Europeo dei nostri rappresentanti. I quali poi faranno politica in uno degli otto gruppi costituiti a Bruxelles e Strasburgo (più un gruppone di cani sciolti, che non si nega a nessuno). Al nostro paese spettano in prima battuta 73 scranni (diventeranno -forse- 76 quando -forse- il Regno Unito deciderà finalmente di uscire dalla UE. Forse, appunto).

Il Ministero di Salvin degli Interni ci informa che dei 49 milioni e rotti di aventi diritto al voto il 56% si è effettivamente recato alle urne. Di questi, il 34,33% ha votato (come sapete tutti) Lega, il 22,69% il PD, il 17,07% i 5Stelle, l’8,79% Forza Italia e il 6,46% Fratelli d’Italia. Sommando questi voti si arriva neanche al 90% (del 56% dei votanti), perchè l’Italia ha uno sbarramento al 4% che se non lo superi è come se tu non avessi partecipato alle elezioni. I 73/76 italiani andranno a costituire circa il 10% del parlamento, formato da 750 membri, dividendosi nei vari gruppi.

La cosa che mi ha colpito di più è che di questi 73/76 italiani, nessuno andrà nè nel raggruppamenti dei liberal-democratici, nè in quello dei Verdi/autonomisti, rispettivamente il terzo e quarto gruppo politico europeo. Uno o entrambi di questi gruppi sono indispensabili per la nuova maggioranza, che non può più essere il classico PPE+S&D, come si vede dall’immagine sotto:

EUParl2019

Sia ALDE che i Verdi sono molto cresciuti in Germania, Francia e Gran Bretagna. Da noi sono zero.Questo è un dato che a me fa una certa impressione, perchè disegna un paese vecchio, senza ideali ambientalisti e terrorizzato dal libero mercato (dal capitalismo vero, oserei dire). In effetti questa è una foto perfetta dell’Italia, e potrei fermarmi qua…

Dando uno sguardo a chi ha vinto, i 29 eurodeputati della Lega si troveranno sicuramente maggioritari, ma del gruppo Europa delle Nazioni e Libertà, che conta 58 sovranisti. Anche se si alleassero con il gruppo dei cattoconservatori dell’ECR (in cui andranno i 5 fratelli della Meloni), e con i seguaci di Farage di EFDD (vecchia casa dei grillini, che adesso non so davvero cosa faranno…) otterrebbero molto meno di 200 seggi, che -la matematica non è un’opinione- è ancora meno di 376, che poi è la maggioranza necessaria per governare.

Insomma, ‘sti sovranisti-nazionalisti-fedelialsacrocuorediMaria hanno vinto, certamente, in Italia, ma in Europa non conteranno un cazzo o quasi (francesismo, che anche i nostri cugini hanno la loro Le Pen), per cui chi credeva che il CapitOne guidasse le truppe della val Brembana alla conquista del parlamento Europeo avrà un’amara sorpresa. Ammesso che si svegli, chiaramente.

Una delle spiegazioni che va per la maggiore sui social oggi è che chi ha votato Lega è una persona di cultura medio-bassa, diciamo con appena la licenza elementare. La cosa viene tirata fuori identica ogni volta che vince un partito “nuovo”: s’è detta per gli elettori di Berlusconi e s’è detta uguale uguale per i grillini. Il sottinteso a questo ragionamento è che chi non ha votato Lega è un dottore di ricerca, il che è un nonsenso per una serie di motivi. Il principale a mio modesto modo di vedere è che è la maggioranza degli italiani ad essere di cultura medio-bassa: i libri li si usa come zeppa per i mobili che traballano, al cinema si va solo per vedere il kolossal di stagione, ci si nutre di musica che farebbe schifo al porco e si vive in un XFactor-GrandeFratello-MasterChef continuo. GLi elettori poi sono fluidi, e siccome i leghisti non nascono per generazione spontanea essi prima votavano qualcun altro. magari il PD o i 5Stelle. Quindi, o erano bifolchi anche prima, o non lo sono neppure adesso. Io -come già detto- propendo per la prima ipotesi.

La riflessione più seria l’han tirata fuori i WuMing, che spero qualcuno sappia chi sono senza andare a chiederlo a Google. Nel pezzo pubblicato oggi su Giap! i WuMing analizzano l’altro dato eclatante di questa tornata elettorale, da molti passata in totale silenzio: la percentuale di astenuti, e di conseguenza la percentuale di voti reale che ciascun partito ha preso rispetto al totale degli elettori. Si scopre ad esempio che il fantasmagorico 22,69% del PD corrisponde a meno voti reali rispetto alle politiche di un anno fa. Se si rapporta il 34% della Lega all’intero bacino elettorale, esso rappresenta il 19% dei 49 milioni di Italiani. Tanto, ma infinitamente meno del 34%.

Conclusione: Elezioni Europee, l’Italia conterà nulla o quasi nel nuovo Parlamento, i sovranisti continueranno a fare folklore, molta gente crede così tanto nei selfie di Salvini e di Di Maio, e nelle sparate di Zingaretti che preferisce starsene a casa piuttosto che andare a votare.

Potrebbe anche andare peggio: potrebbe piovere…

 

 

Barney

Quello che c’era dietro le orecchie da coniglio, quel che ci sarà nelle urne di maggio

La scorsa settimana è assurta agli onori della cronaca tal “Candy Candy Forza Napoli”, che sulla pagina Facebook dell’INPS a supporto di chi ha fatto domanda per il Reddito di Cittadinanza è stata sbeffaggiata dal responsabile della pagina, stufo di spiegare per l’ennesima volta a Candy Candy -e per la millesima volta nella giornata- come si ottiene il PIN per creare un account sul sito dell’INPS.

La risposta famosa all’ennesimo “non so come fare, mi puoi aiutare?” è stata “beh, se sai postare un selfie con le orecchie da coniglio su Facebook, sei anche in grado di richiedere il PIN sulla pagina dell’INPS”.

Il che sembrerebbe avere una sua logica, ma purtroppo è completamente falso. Intanto azzardo un paio di previsioni sul responsabile della pagina Facebook dell’INPS (si, lo so che è una donna, ma il punto non è il suo sesso): è giovane, direi sotto i 35 anni, e non ha mai interagito con la pagine dell’INPS oltre alla schermata con cui si richiede il PIN.

Sul secondo punto torno dopo. Il primo punto non ha a che fare con lo scazzo (o la blastata, come hanno imparato a scrivere i giornalisti italiani) del curatore, ma con l’assunzione che chi sa postare un selfie con le orecchie da coniglio su Facebook abbia gli strumenti informatici minimi per essere autosufficiente al di fuori dei social media “classici”. Io che ho un po’ piu’ di 35 anni sono convinto che questo ragionamento sia non solo falso, ma pericoloso. E non per Candy Candy, né per il curatore della pagina INPS.

Facebook= internet= informazione è quello che pensa molta gente. Su Facebook sono capaci di andare tutti, il flusso di post è ininterrotto e l’interazione con gli altri utenti limitata a un like o a una faccina, spesso dati con la speranza che chi li riceve poi ricambi il gradimento sulla foto del gattino o sulla ricetta delle polpette di patate che andremo a postare noi.

Facebook= informazione è una equazione vera, ma non per gli utenti di Facebook. Tutti sanno dello scandalo “Cambridge Analytica“, qualcuno -spero- avrà visto il bel TED Talk di Carole Cadwalladr sul tema, di cui si trova agevolmente la traduzione in italiano (e se sapete postare il selfie con le orecchie da coniglio, ecc. ecc. ecc.). Il racconto delle sue interviste surreali in un paesino del Galles dopo il voto per la Brexit, è agghiacciante. In un posto dove il “Leave” ha preso più del 60% dei voti la gente si lamentava del fatto che l’Europa non avesse fatto nulla per loro (metà paese è stato ricostruito con fondi UE) ed era terrorizzata dall’invasione degli immigrati che secondo chi ha risposto invadevano le loro strade (risulta un solo immigrato in quel buco del Galles, dall’Europa dell’Est). Tutto questo l’avevano letto su Facebook, quindi doveva essere vero.

Certo, come no?

Facebook (ma anche Instagram, e Twitter) hanno il pregio di poter essere usati da tutti, e rappresentano un potente strumento di indirizzo delle masse (chiedete Goebbels come fosse importante negli anni ’40 controllare i media…). Sembrano anche strumenti controllabili, danno la finta consapevolezza di essere dei geni della tastiera perchè siamo in grado di tirare fuori gli emoticon in un clic (io neanche in sette), ma rendono l’iscritto un mago dell’informatica quanto il guidare una Panda renda me un pilota di Formula 1 (per togliere qualsiasi dubbio: non sono un pilota, in nessuna categoria).

Peraltro, l’uso eccezionalmente efficace che fa Luca Morisi (il guru del marketing online di Salvini) dei social media è dimostrazione del livello dell’elettorato generale di oggi (non ce l’ho solo con i leghisti, sia chiaro): dovesse affidare ad un articolo di giornale il nulla cosmico che questo governo produce ogni giorno il povero Luca si troverebbe in difficoltà. Invece, una foto e dieci parole a caso colpiscono il cuore dei fans, che rispondono con (immaginate un po’?) migliaia di like e fiumi di faccine. Preparatevi dunque ad un maggio fittissimo di foto, frasi a caso e like ancor più a caso di persone che poi andranno a votare convinte che gli zingari in Italia siano dodici milioni (cit. Gero Arnone), e che quello di cui c’è bisogno oggi è una Beretta calibro 9 in ogni casa col colpo in canna.

Ma siccome s’è fatto tardi arrivo all’altro punto della storia di Candy Candy Forza Napoli: il fatto che la poveraccia non riesce a interagire con il sito dell’INPS. Ecco, l’altro giorno ho scoperto di essere se non l’unico uno dei due o tre che tra i miei colleghi (una cinquantina di persone) usa il portale per la dichiarazione ISEE. Tutti gli altri vanno dal Patronato, e si parla di gente che se ti va male ha una laurea. In ingegneria. E io lo faccio perchè sono testardo, che se dovessi affidarmi all’usabilità di quel sito morirei di stenti nel tentativo di capire la logica da scimmia ubriaca che ha guidato la definizione dell’interfaccia e dei contenuti.

Ma forse il portale INPS è fatto così pour cause: perchè la gente “esperta” di Facebook continui a non capire un cazzo del resto, pur essendo convintissima di capire invece tutto, e molto profondamente.

Perchè gliel’ha spiegato Luca Morisi, che in effetti credo sia bravissimo a farsi i selfie con le orecchie da coniglio…

 

Barney

 

 

Caccia al cinghiale

Più della cattura dell’ultratrentennale latitante Cesare Battisti (di cui non si può che essere contenti) ha impressionato l’uso mediatico che il governo Serpeverde ha fatto della cosa. Certo, bello catturare un latitante (uno, eh? Ce ne sarebbero altre decine in giro per il mondo. Ma è obiettivamente un buon inizio, anche se si è iniziato da quello facile), ottimo metterlo in galera. Ma siamo sicuri che fosse necessario anche far perdere a lui -e non solo a lui- la dignità dovuta ad un essere umano?

Era soprattutto necessario il filmino da bimbominkia di Bonafede, con la musichetta in crescendo sotto, la presa delle impronte, la caserma scalcagnata, la foto segnaletica con le guardie che si alternano accanto al terrorista manco fossero a un matrimonio e dovessero fare la foto con la sposa? Che senso ha avuto, se non quello di masturbare l’ego del ministro e di pascere i seguaci grillini?

Stamani ho letto un commento di una sua elettrice:

“Un video non fa cineteca così come Bonafede non fa Orlando.
Ci sarebbe anche l’eccezione alla regola ma non c’azzecca.
Certo che se un video così l’avesse fatto Renzi mi avrebbe fatto cacare per traslazione.”

A parte le frasi affastellate alla stracazzo di cane, si noti immediatamente come alla parola 11 siamo già oltre il fatto commentato (il video di Bonafede) e dalle parti di “E allora il PD???“. Due righe e una ventina di parole dopo esce anche Renzi, e siamo a posto: il fatto è già dimenticato, concentriamoci su altro. Ovviamente il pezzo -giuro- si chiude con “Svegliaaaaa. E’ un’altra Italia, questa. O lo diventerà.

Certo, è un’altra Italia o lo diventerà: sarà questione di mesi, al massimo anni. Basta crederci, giustificare tutto quel che non ti piace dando la colpa a qualcun altro, e pregare la fatina dei dentini. Forse funziona, ma non credo. Magari in secoli, o al massimo in millenni.

Torniamo al video, che oltre a Bonafede vedeva protagonista -muto, per una volta: il regista non era uno del suo team, purtroppo…- l’altro ministro, quello che neanche padre pio (volutamente minuscolo) girava tanto il mondo per cercare una telecamera. Salvini, insomma, a prendersi il merito dell’arresto in quanto titolare degli Interni.

L’atmosfera e la scena dei due a Ciampino è stata sapientemente raccontata da Giuliano Ferrara in un tweet, questo:

ferrara

Lo vorrei leggermente modificare, il concetto.

Ferrara ha ragione quando parla di cani eccitati dal sangue della battuta di caccia, ma qua siam davanti non alla preda da trofeo: Battisti sembra invece il fagiano d’allevamento che compri dal macellaio e che al bar Sport spacci per qualcosa che hai catturato te. Siamo di fronte alla tronfia baldanza di due politici che pur di stare dietro alle loro agende social passano sopra alla dignità, anche alla loro dignità (per me, chiaro. Per i loro tifosi questo video sarà eccitante come un threesome su youporn, e Bonafede e Salvini sono i due novelli Rocco Siffredi).

Il video da bimbominkia non ci penso neanche a metterlo, poi i grillini si rieccitano, sporcano in terra e non sta bene.

 

Barney

“Questo lo dice lei” is the new “uno vale uno”

 La performance della sottosegretaria all’Economia Laura Castelli di qualche giorno fa a Porta a Porta è lo specchio del baratro in cui il paese è caduto. Tralasciando la differenza tra i curricula della Castelli e di Padoan, sono gli argomenti messi in campo dai due che spiccano: uno -l’ex ministro- che cerca di spiegare all’interlocutrice il concetto dibattuto (“lo spread e il suo impatto sui mutui”, per semplificare) attraverso una lectio magistralis di due minuti svolta con parole anche semplici e comprensibili. L’altra che inizia dicendo “lo sa anche lei che quello che dice è falso”, e poi ripiega prima nell’oramai famoso “Questo lo dice lei”, poi infine sbandiera un grafico che prova esattamente il contrario di quello che la donna sta affermando.

E’ ancora una volta la Teoria della Montagna di Merda, in versione talk show di grande ascolto, in cui non conta sapere di ciò che si discute: l’importante è screditare immediatamente l’interlocutore (“lei mente sapendo di mentire”, come apertura), interrompere con supponenza e sicurezza minimizzando l’avversario (“Questo lo dice lei”, a dire che “lei non conta un cazzo, ORA che ci siamo NOI”) , e cambiare obiettivo ogni qualvolta ciò è possibile.

Questo è il punto cruciale:

Più o meno la stessa cosa l’ha fatta oggi uno un pelino più importante della Castelli (per tutti, meno che per i grillini ovviamente. La Castelli per loro è una finissima economista, e chi dice il contrario è un piddino), tal Donald Trump, che ha avuto modo di dire ancora una volta che il global warming è un’invenzione dei comunisti, e soprattutto che le conseguenze economiche dello stesso non esistono. Perché si, perché lo dice lui, e gli altri hanno torto a prescindere.

Oggi ho commentato su Facebook un commento di una elettrice grillina che ha postato uno dei soliti meme no-vax, che fa più o meno così “avresti mai pensato tre anni fa che qualcuno potesse iniettarti in corpo sostanze misteriose senza il tuo consenso?”. Ho risposto dicendo “E tu avresti mai pensato che una cassiera del supermercato potesse zittire un economista dicendo “questo lo dice lei?””. La prima risposta è stata “Non so di cosa parli”. Dopo che ho spiegato l’argomento, la seconda obiezione è stata che l’economia è diversa dalla medicina. Io ho obiettato che non si trattava di economia, o di medicina, ma di competenza in un qualsiasi settore, e che solo le persone che di quegli argomenti capiscono dovrebbero poter avere voce in capitolo. La risposta è stata che lei le fonti se le sceglie come vuole, e poi se una cura funziona chi se ne fotte se è scientifica o no?”.

Il piccione che gioca a scacchi, o il maiale che ti porta a sguazzare nel fango non avrebbero potuto far meglio, lo ammetto. 

Quindi non mi resta che andare di esempi semplici, che qualsiasi italiano è in grado di comprendere, anche i grillini e soprattutto anche i leghisti.

Il calcio.

Non citerò Gattuso che rimbalza Salvini, perché sarebbe troppo semplice. Viene invece buonissimo Kolarov, difensore serbo della Roma, che in conferenza stampa dice esattamente quel che ho espresso io qua sopra sulla necessità di stare zitti se non si capisce di qualcosa, ma in modo molto più semplice:

 

Siamo un popolo di tifosi, in tutti i campi, e pur essendo in pectore commissari tecnici della nazionale o presidenti del Consiglio capiamo una mazza sia di calcio che di politica. O di ingegneria, o di biochimica.

Eppure, oggi, ci sentiamo autorizzati a strolagare su qualsiasi cosa, con la sicurezza che è data dall’ignoranza dei nostri limiti e la forza della consapevolezza che la maggioranza è come noi: una massa di coglioni.

Dunning e Kruger, ancora una volta, hanno ragione…

 

 

Barney

 

La coerenza e il motoneurone slogato

Pare ci sia un consigliere regionale grillino (ma va?) del Lazio che oggi ha strolagato su scienza (kativa!111!!!uno!!) e politica (haragGione!!11!!!!), perché secondo lui la politica deve vincere sulla scienza, e soprattutto –soprattutto– la scienza ha da essere democratica.

Ovvero, traduco: si deve dare retta a tutte le campane, scie chimiche, cure magGiche contro il cancro -che non esiste tra l’altro, sapevatevelo-, rettiliani che sono tra noi, moto perpetuo e altro a piacere. La scienza mainstream è cattiva e ora che c’è la possibilità di revisionarla (perché in parlamento ci sono i coglion buoni) fisica e chimica ne vedranno delle belle.

Il clima è quello di un basso medioevo di scaramantici creduloni in crisi di astinenza dal loro dio personale, insomma.

E siamo solo all’inizio.

Siamo alle premesse anche del post, figuratevi voi dove andrò a parare…

Ma non vi preoccupate, la faccio brevissima.

Sappiamo tutti, credo, che il governo Serpeverde è scettico sulla questione vaccini. Il fantasmagorico Ministro della Famiglia, tale Fontana, oggi se ne è uscito con questa spettacolare dichiarazione che andrebbe scolpita nella pietra e appesa al collo di chiunque abbia votato Lega o MoviMento5Stelle “Dieci vaccini secondo me sono troppi. Ma non sono un medico“, a dire che lui personalmente apre la bocca per dare aria alla lingua, perché lo spazio tra le orecchie è intasato. E la maggioranza degli elettori è favorevole a questa visione del “facciamo un po’ come cazzo ci pare, tanto mica ci vuole la laurea per pontificare su immunologia e medicina, no?”.

Vaccini kativi perché secondo studi “alternativi” sarebbero causa di autismo, morte, distruzione, omosessualità e -presumo- anche buco nell’ozono. Qualsiasi tentativo di far ragionare questi antitutto -che, ricordiamocelo: vogliono poter decidere LORO cosa fare dei loro figli– è inutile, qualsiasi statistica gli si presenti viene usata per fare aeroplanini di carta o filtri delle canne, ogni parere scientifico è un complotto delle case farmaceutiche che vogliono fregarci.

Per dire, se io dicessi a un qualsiasi antivaccinista che quest’anno di morbillo solo in Italia sono morte 4 persone, riceverei uno sberleffo e un “si, ma quanti sono stati i casi di bambini morti per complicazioni da vaccino, eh?2???”, cui potrei rispondere “nel 2017 a fronte di 10 morti sospette, NESSUNA è stata ascritta alle vaccinazioni“, ma sarebbe inutile.

Insomma, avete capito: siamo di fronte a scienziati che sanno per certo che i vaccini sono troppi, che fanno male, che quindi bisogna fare come cazzo ci pare e scegliere se vaccinare o meno i bimbi.

Il caso vuole che gli stessi elettori del governo Serpeverde stiano esultando per un’altra norma che io definirei -fossi come loro- liberticida: l’obbligo di mettere in macchina il seggiolino salva-bambino, quello che avverte il genitore se scende di macchina e si dimentica del figlio. Non voglio certo negare l’importanza di salvare anche UNA SOLA vita all’anno, ma stiamo parlando di episodi fortunatamente sporadici, sia qua da noi che nel mondo. Episodi che per la loro tragicità arrivano immediatamente in prima pagina, ma riguardano numeri molto, molto inferiori rispetto ai piccoli morti di malattie contagiose che avrebbero potuto essere evitate semplicemente vaccinando.

Ma anche fossero -e meno male che non lo sono- decine i casi all’anno, non è che tutti dovremmo fare come cazzo ci pare, come coi vaccini? Non è che dovremmo scegliere dall’alto del nostro libero arbitrio se mettere in auto il dispositivo salva-bambino?

Perché dovremmo fidarci di chi IMPONE un aggeggio tecnologico che sicuramente emette onde elettromagnetiche?

Perché? Eh?

Me lo spiegate, elettori Serpeverde? Magari con parole vostre, e non di Travaglio?

Grazie.

 

 

Barney

 

Perle ai porci, ovvero: come NON convincere leghisti e grillini che il problema più grande dell’Italia NON E’ l’immigrazione

L’altro giorno è stato pubblicizzato uno studio -scusate il termine- scientifico, di un team di Harvard capitanato da un italiano.

Gli articoli scientifici sono una palla, lasciatevelo dire da uno che li deve leggere per lavoro (in realtà a me divertono sempre, ma sono strano e si sa), e uno che parla di immigrazione e percezione del problema in un campione casuale intervistato in sei differenti stati del mondo presumo lo sia ancora di più (ancora più divertente, invece).

Allora il Corriere della Sera per una volta oggi ha fatto il lavoro che un giornale dovrebbe fare sempre: s’è fatto spiegare da Alberto Alesina, il capoprogetto dello studio, il contenuto del lavoro.

Ne è uscito un pezzo assolutamente equilibrato, che si pone -come ogni articolo scientifico dovrebbe fare- in posizione laterale rispetto al problema analizzato, e racconta in poche parole le metodologie, il campione statistico, i risultati. Poi si lancia addirittura in un commento, sempre laterale ed equilibrato, nella speranza che qualcuno che legge si faccia un’idea non preconcetta del problema.

Quale è, il problema? Come ho già detto, lo studio analizza la percezione dell’impatto dell’immigrazione usando un campione casuale abbastanza grande (più di ventimila persone, da sei diverse nazioni).

In pratica, alle persone che hanno accettato di partecipare allo studio sono state chieste un po’ di cose., La prima è stata fare una stima del numero di immigrati presenti nel paese del rispondente. Il risultato di questa parte dello studio è poco sorprendente, se seguite le urla quotidiane di Salvini: in cinque paesi su sei (l’Italia è nei cinque, ovvio) le persone hanno risposto con cifre TRE VOLTE superiori alla realtà. La Svezia fa un po’ meglio, e sovrastima di meno del 10% il valore reale (moltiplica per meno di 1,5 volte il dato assoluto, se vi interessa).

Un’altra domanda è stata: secondo te da dove vengono questi immigrati? Gli italiani hanno risposto che secondo loro almeno la metà sono musulmani. In realtà il dato ufficiale da’ una percentuale di musulmani del 30% e addirittura un 60% di cristiani.

Ancora: è stato chiesto se questi immigrati sono poveri, disoccupati, ignoranti più dei locali. Gli italiani hanno risposto “certo, sono negri, vedrai saranno anche capre”. La dura realtà ci dice invece che la percentuale di disoccupati è uguale a quella dei nativi, la scolarizzazione  quasi dieci punti meglio di quella percepita.

Potrei continuare con gli altri dati, ma il succo è molto semplice: c’è una disinformazione enorme rispetto al problema, che poi ammonta -nel nostro paese, ad oggi- a ben 45.000 (si, quarantacinquemila) persone da gennaio 2018. L’anno scorso, con Salvini sempre all’opposizione (in realtà c’è stato fino a un mese e mezzo fa) gli immigrati totali sono stati 175.000. In un paese di 60.000.000 di persone, fa percentuali dello zerovirgola, ma sono sicuro che se per caso un leghista fosse arrivato a leggere sin qui, non sposterebbe di un millimetro la sua granitica posizione (“Siamo invasi dai negri musulmani!!!”), perché un altro dato ricorrente è che in tutti e sei i paesi gli intervistati che si sono dichiarati di destra hanno sistematicamente cannato in peggio le loro stime, e anche questo sorprende poco.

La conclusione del pezzo del Corriere ve la copincollo, qualcuno forse dirà che è cerchiobottismo della migliore acqua ma secondo me è perfetta:

“È ovvio che l’Europa non può accogliere chiunque voglia entrare nei propri confini e vanno fatte scelte più eque tra i Paesi europei per le emergenze. Come è altrettanto ovvio che chi commette crimini vada espulso con rigore e prontezza, ed è necessario che la cittadinanza vada concessa con criteri chiari e rigorosi che rispondano alle esigenze del mercato del lavoro oltre che a criteri di moralità su cui la nostra cultura si basa. Ma se la discussione sull’immigrazione continuerà a basarsi su percezioni errate e stereotipate, su slogan urlati, «fake news», e dall’altra parte su sogni irrealizzabili di ammettere tutti, non si risolverà nulla. “

RAmen, che altro aggiungere?

Ah, si: i Germs…

 

Barney

Grave, ma non seria

La situazione è grave, non tanto perché il governo Serpeverde scimmiotta una politica nazional-socialista, cosa che però non sono in grado di attuare neanche con l’insegnante di sostegno, questi qua. Ho già scritto che Salvini -e in misura minore Di Maio- di quell’epoca mutuano le semplificazioni ad usum coglione: le promesse roboanti, il continuo cambiare bersaglio attenzionale di chi li sta a sentire, l’individuazione di gruppi minoritari cui accollare tutte le colpe del mondo… roba  che un liceale che due righe sul manuale di storia le ha lette non ci può cascare, ma pare che invece alla gGente sia taaanto piaciuta…

E’ grave non solo perché l’opposizione in trent’anni di berlusconismo non ha ancora capito che più si prende sul serio il problema, ma più gli si risponde con proclami ad minchiam (si, Rolling Stone: sto parlando di te), più l’avversario ha gioco facile a compattarsi e a urlare al radical chic di sinistra che non capisce i problemi del paese, e parla dalla sua villa in riva al mare di Capalbio.

E pensare che basterebbe sottolineare quanto nulla di pratico (lasciate stare la Aquarius e i roboanti summit europei dove ci pisciano in testa che è una bellezza, per favore) abbiano fatto i Serpeverde in questo poco tempo, oltre che parlare, cercare il nemico nella minoranza del giorno, coprirsi di ridicolo con videini e messaggetti del cazzo su qualsiasi social vi venga in mente. Ora per dire Salvini ha messo i taser in mano alla Polizia, e tutti a pensare -anzi, a credere- che così il problema della sicurezza si risolverà. Mah…

E’ tutto così irreale e circense che oramai anche i grillini non possono non andare dietro ai leghisti, e se a Pontida si è certi che i bambini affogati l’altro giorno sian solo bambolotti, i cinquestelle il dubbio lo devono avere, che sia stato tutto teatro. Non possono permettersi di prendere per buona la spiegazione semplice (sono bimbi morti affogati), come non possono esser certi che le scie chimiche non esistono, o che i vaccini sono innocui. Devono dubitare, di tutto e di tutti, a meno che la rRete -o bBeppe- non proclami la Verità, che allora è indiscutibile, diventa un fatto acclarato. Almeno i leghisti hanno poche idee ma chiare (direi due: negri e zingari a casa loro, Italia agli italiani), e possono permettersi di osannare Rita Pavone che sfancula Eddie Vedder e i Pearl Jam (con i PJ che rispondono: Rita Pavone? Who the fuck is Rita Pavone?), senza avere mai probabilmente sentito cantare né Rita, né Eddie.

Di Maio è tapinescamente costretto a cercare supporto in Jerry Calà (no, dico: Jerry stracazzo Calà: uno che per far ridere doveva sembrare ancora più scemo di quel che in realtà è, ma non son sicuro di questa affermazione), e a twittare “Libidine!” stamani, in risposta a un altro peto da 140 caratteri dell’ex- attore (scusate il termine) che dava la colpa di tutto alla sinistra (per i negri aspettiamo due giri, poi escono anche loro), e davvero in questa lotta di titani tra chi non sta con Salvini e lo dice su Rolling Stone e la combo dell’ospizio Pavone-Calà a me viene da tifare per il povero cane da calcio (la padrona l’ha orgogliosamente presentato come un incrocio tra un Pincher e un Chiuhahua, a me è parso più un topo marroncino) che l’altro giorno volava accanto al mio sedile, rinchiuso in un “trasportino” che sarà costato quanto un diamante della Tanzania.

Ma diamogli tempo, no? Si dice sempre così: diamogli tempo. Poi giudicheremo. E quanto sarebbe questo tempo? Sei mesi? Un anno, cinque anni? Trenta, come ha proclamato il Duce della Lega sulle malghe bergamasche l’altra domenica?

Aspettiamo, ora c’è in ballo il Decreto Dignità, che mi pare un obbrobrio a ventisette teste che fa rabbrividire anche il Referendum costituzionale di Renzi, vediamo cosa ne esce se e quando questa roba verrà presentata (magari un giro di consultazioni su Rousseau lo vogliamo fare, o stavolta si passa la mano?), poi vedrai che la Lega impone il porto d’armi libero e la libertà di sparare giorno e notte “a casa propria”, una roba che il Make my Day è una sciocchezza al confronto, e vedrai che tutto passa.

E se non passa c’è il poliziotto col taser, tranquilli.

 

Barney

Due o tre cose a caso

Molti sono stupiti dalla vittoria elettorale delle destre (e in particolare della Lega) in Toscana. In effetti, fa un po’ impressione vedere che gli unici due capoluoghi di provincia ancora gestiti dalla sinistra sono Firenze e Lucca, la mia città, il proverbiale feudo bianco in una regione altrimenti rossa di appena vent’anni fa.

Mi vengono in mente un paio di riflessioni a caldo, su quel che la gente ha deciso ieri. La prima ed evidente è il crollo verticale del partito che non c’è più: il PD, incapace di liberarsi dell’ingombrante cadavere politico di Renzi e del tutto avulso dalle dinamiche sociali ha perso dappertutto et pour cause. Il motivo principale della sconfitta non è (leggete il labiale) l’invasione degli immigrati, né l’aumento di furti e rapine negli appartamenti. Non sono i campi nomadi, né la crisi economica che porta ogni giorno aziende e botteghe alla chiusura. Intendiamoci: non è che quelli non siano problemi, semplicemente secondo me non sono la causa scatenante della fuga degli elettori. Penso invece che la partita del governo locale la si sia iniziata a perdere da qualche lustro, da quando i burocrati fiorentini qua in Toscana e i capopartito a Roma si sono dimenticati di quello che una volta era il compito principale del politico: ascoltare gli elettori e dare risposte ai loro problemi.

Da anni oramai le primarie si sono trasformate in imposizioni di candidature dall’alto, cui sempre più spesso rispondevano candidature locali che perdevano lo scontro delle tessere e si rifugiavano in liste civiche. Da tempo le primarie erano una farsa, diciamolo chiaramente: un teatrino che serviva solo a giustificare l’esistenza dell’apparato di partito e nulla più.

Il risultato finale è stato un decennio e più di amministratori del tutto alieni dal territorio che erano chiamati a governare, il che ha fatto imbestialire gli elettori sia per l’ovvio motivo di sentirsi presi per il culo dai capi fiorentini, sia perché se non conosci il territorio non puoi dare le risposte che il territorio chiede. E spesso quelle risposte -diciamolo chiaramente- erano l’assunzione del giovane disoccupato alla municipalizzata, il favore fatto all’amico dell’amico che aveva tirato su la tettoia senza permessi, i contributi alla festa del ranocchio fritto… cosette del genere, che però hanno cementato negli anni il legame tra chi il potere lo esercitava e chi doveva scegliere da chi farsi dirigere. Siena è un esempio lampante: una città che letteralmente viveva di una banca, fintanto che la banca è andata in mano a gente che con Siena aveva un rapporto inesistente, interessata solo ai soldi e non alla città. E quella gente non ce l’ho messa io al Monte dei Paschi, né Salvini: l’ha decisa il PD romano e fiorentino.

Oh, non è che la Lega faccia qualcosa di diverso in Lombardia e in Veneto, anzi. Ed è esattamente per questo che continua ad avanzare: perché fa oggi quello che il PD faceva anni fa: lavora (anche) per il territorio, non solo per rafforzare la posizione del boiardo di turno in consiglio regionale.

Al di là delle false moralità, cose del genere ci sono dappertutto e sono funzionali sia al rafforzamento della posizione elettorale, sia all’economia della zona (a patto che i beneficiati non siano solo i trombati alle varie tornate elettorali ovviamente, e a patto che non si mettano tutti i raccomandati in posizioni manageriali, perché le strade vanno asfaltate -per dire-, i vigili urbani servono, i comuni han bisogno di dipendenti. Non di Dirigenti e sottoDirigenti, però: di quelli ne bastano un paio bravi).

Torniamo a noi.

A Pisa stamani tutti gli elettori di Conti (e Conti stesso, il neo-sindaco) esultavano e promettevano “sicurezza” e “legalità” credo da domattina (in realtà credo che sia domattina che per un bel po’ continuerò a vedere stuoli di spacciatori alla Stazione Centrale: d’altro canto la domanda di merce è elevata, e i clienti sono italiani…), sono sicuro che tra qualche mese i veri problemi -le botteghe che chiudono, i capannoni sfitti, le aziende in cassa integrazione…- verranno fuori, e anche se per un paio di volte li si rintuzzerà dando la colpa ai negri e agli zingari, prima o poi nessuno -anche chi ha votato Conti- ci crederà più di tanto.

Ho sentito a un TG guardato per sbaglio un senese intervistato, che ha detto con la faccia raggiante: “Era l’ora, erano qua da vent’anni”, un concetto che si può tradurre con: “Ho chiesto tante volte anche io un aiuto al PD, che mi ha sempre sputato in faccia probabilmente perché ero della corrente sbagliata. Vediamo se a questo giro questi qua nuovi mi fanno avere qualcosa”. Un’idea che -ripetiamolo per i benpensanti- non mi perplette né mi schifa più di tanto, visto che si, la politica è il governo del bene comune, ma è meglio iniziare dal mio bene, no?

Che succederà, ora, a sinistra?

E che volete che succeda? Nell’improbabile ipotesi che la classe dirigente capisca la situazione, la risposta adeguata sarebbe l’autoesilio in qualche comune fricchettona sugli Appennini ToscoEmiliani. Cui dovrebbe far seguito l’ascesa di non so bene chi a dettare nuovi indirizzi e traguardi radiosi. Probabile come una scala reale servita di mano contro un poker d’assi… In realtà le tredici correnti attuali si spartiranno lo zerovirgola necessario a superare lo sbarramento del 4% alla prossima tornata elettorale, e le poltrone alle poche municipalizzate ancora sotto controllo.

E la destra (ossia: la Lega)?

Non v’è dubbio che Salvini è in grado di intercettare i malumori del paese, e di incanalarli attraverso letture semplicistiche su bersagli facili da individuare (“ha stato il negro!!!”, “zinghero rubabambini!!!”, “prima gli italiani!!!”, e via andare), che risultano l’ovvia risposta semplice (ma sbagliata) a problemi complessi. Meno ovvia è la sua capacità di andare oltre lo sparare ogni santo giorno cazzate a coppiole finché non diventan dispari, riportando sui social media con dovizia ed imperizia tali cazzate affinché l’attenzione dell’elettore sia concentrata sul particolare inutile invece che sul reale problema.

In ciò gli va dato atto che svolge il compito alla perfezione, altro che i tentativi di agenda setting del PD di qualche mese fa su temi per carità importanti ma del tutto avulsi dalla vita reale del contadino di Fauglia (le famiglie arcobaleno, il fine vita, lo ius soli…).

In attesa delle prossime elezioni politiche (non credo si andrà oltre metà 2019) non resta che dotarsi di birra e pop corn in abbondanza. Come sempre in questo paese, la situazione è grave ma non seria.

 

 

Barney

Gnocchi

Domenica 27 maggio, alle 19 circa l’Italia non aveva più un governo. Il primo ministro incaricato, Antoni Giuseppe Conte, diretta espressione del voto popolare (anche se nessuno ha potuto votarlo, una novantina di giorni fa, non essendo candidato), uscito dal colloquio finale con Mattarella rimetteva il mandato. Dicendo che c’era stato un problema con un ministro, quello dell’Economia, Paolo Savona (anch’egli diretta espressione del consenso leghista, candidato nel collegio di Vergate sul Membro), rifiutato dal Presidente della Repubblica. Un nome alternativo non c’era, nelle tasche di Conte, quindi amici come prima e bella lì.

Pochi minuti dopo esce Mattarella, che conferma la sua ferma opposizione al nome di Savona come ministro dell’Economia, in quanto portatore di idee anti-Euro -peraltro non esplicitamente nominate né nei programmi elettorali di Lega e M5S, né richiamate nel famoso Contratto di Governo, ma perché sottolineare questi particolari insignificanti?-. Vabbè, c’han provato, Mattarella dice che ha avuto anche troppa pazienza e ha permesso le burattinate indegne del voto su Rousseau (una quarantacinquemila voti, direi plebiscito bulgaro) e dei gazebo della Sagra della Polenta con gli Osei (duecentomila avventori), oltre che rimandi e allungamenti infiniti.

Si scatena l’inferno: tra domenica e lunedì gli italiani si trasformano da CT della nazionale di calcio ed esperti di vaccini in finissimi costituzionalisti, citando articoli a caso (gettonatissimi il 90 e il 92, ma anche il 10 e l’11 sono usciti spesso. Il 42 inspiegabilmente ritarda su tutte le ruote) ed interpretandoli a caZZo come solo un popolo di laureati su Youtube sa fare. Di Maio invoca l’impeachment e dichiara che ha in mano il vestito di seta di Monica con le tracce di sperma (no, questa forse è un’altra storia…), Salvini urla ELEZIONI!!!11!!!, ma non a luglio perché gli italiani hanno diritto alle sacrosante ferie (vulg.: Salvini e la Isoardi hanno prenotato la crociera sul Mediterraneo a luglio). Lo spread BPT-Bund (qualsiasi cosa esso sia) tocca quota trecentoventi e poi inizia a fare su e giù come un ubriaco in bicicletta.

Nel frattempo siamo a martedì, e Cottarelli -incaricato da Mattarella il giorno prima come Premier tecnico- non sa che pesci pigliare. Ha una lista di ministri che chissà quali nomi contiene, ma scopre mentre sta andando al Colle che nemmeno il PD gli voterà la fiducia, e pensa che s’è fatta una certa e lui a fare figure di merda in aula non ci va neanche con la pistola alla tempia. Vuole andare anche lui a rimettere il mandato nelle mani di Mattarella, che però lo convince a temporeggiare, a dormirci sopra, e la mattina dopo se ne riparla.

Il mercoledì è un incrocio tra leoni e coglioni, con i secondi che dominano sulla lunga distanza. Succede di tutto: inizia Di Maio che su Twitter (o su Facebook, è lo stesso: sono gli unici due canali che lui e Salvini usano, sapendo che così han la certezza di intercettare il 271% del loro elettorato potenziale…) dice rivolgendosi a Mattarella: “no, scherzavamo, l’impeachment non lo chiediamo più anche perché Casalino non ha ancora trovato su youtube un tutorial per scriverlo giusto. Poi, se abbiamo sbaliato (e qua fa la voce di Wojtyla, una mossa che in Italia paga sempre benissimo) ci coriggerai. Dacci un’altra scha can chanch chance, vedrai che stavolta il governo lo facciamo, noi e la Lega. E anzi, togliamo di mezzo anche Paolo Savona, se disturba”.

Salvini ha già istruito i suoi sindaci padani a levare dai municipi la foto del Traditore della Patria (Mastella, ovviamente), il giorno prima aveva ristretto imperitura alleanza con Silvio e la Meloni in vista delle elezioni prossime venture (ma non a luglio, mi raccomando) e per far capire come stanno le cose si lancia in una metafora calcistica (sicuro che tutti lo capiranno al volo): “in una squadra il centravanti fa il centravanti, non è che puoi prenderlo e metterlo in porta. Savona può fare solo il ministro dell’Economia.” Ma sono solo le otto di sera. Alle nove la posizione è che ci si può pensare,  perché tra le otto e le nove Matteo si deve essere accorto che Di Maio gli ha reso pan per focaccia, sempre usando il povero Paolo Savona come se fosse un randello nodoso (spero per Savona che emigri in Germania, prima di essere usato pure dal PD). Si sente anche la voce di Giorgia Meloni, che fino a martedì era pronta a votare per l’impeachment, ma di mercoledì vuole far parte della squadra di governo col suo quattro virgola qualcosa (che comunque è sempre un quattro virgola, e buttalo via di questi tempi…).

Domani è giovedi, e avremo un primo ministro incaricato che non ha ancora rimesso il mandato (Cottarelli), più uno ombra (di nuovo Antoni Giuseppe Conte?), ma ancora nessun governo.

Però è giovedì, e almeno ci saranno gli gnocchi.

 

Questa, come ha detto Colapesce venerdì scorso, è per Di Maio:

 

Barney

Il Contratto

E niente,  pare che undici settimane dopo le elezioni almeno il programma di governo ci sia. Dice siano quaranta -o cinquanta?- pagine, elaborate da Lega e M5S in lunghe serate di trattative e veti incrociati. Con non so quanti punti, che se è vero quel che dice Salvini sono “il 90% di quello che già era nel nostro programma“, ma pare sia anche gradito ai grillini perché oggi c’è stato il plebiscito bulgaro sulla “Piattaforma Rousseau” che tutti chiamano “Sistema Operativo”, ma io ci sono stato a vedere quel sito -fossi un grillino avrei scritto “ci ho cliccato!!11!!“- e mi pare piucchealtro un paio di pagine in php messe lì a cazzo di cane con tre scopi principali: farti iscrivere (e quindi fotterti i dati personali in una maniera che Zuckeberg sembra un innocuo bimbetto di sei anni al confronto), ciucciarti soldi con le donazioni -sempre gradite-, e darti l’idea che anche tu, si dico a te, imbianchino di Padova, conti quanto un Ministro in pectore, e puoi dire la tua su tutto. A patto che sia quel che il Direttorio -o Direttivo?- ha deciso, ovviamente.

Per esempio, stasera Di Maio ci ha detto bello tronfio che ben 44.796 persone hanno espresso il loro parere sulle 50 -o 40- pagine di contratto di governo, e di queste ben 42.274 han detto “SI“. La fronda del “NO” ha contato quindi 2.522 “iscritti”, e siccome c’era il Signor No il Notaio (ce lo dice sempre Di Maio) i conti tornano, il 94% ha ratificato un programma di governo che -ricordiamolo per i distratti- è per il 90% quello della Lega. Ma ora va bene anche ai grillini. O meglio: a 42.274 iscritti al Sistema Operativo Rousseau. Che in italiani farebbero tipo lo 0,0007 di tutti quelli che vivono in Italia, e qualcosa in più se si contano solo i votanti. Li possiamo chiamare Legione, no?

Domani e domenica la votazione sul programma/contratto si sposta nelle piazze, nei gazebo leghisti aperti a tutti i cittadini (quindi anche a quelli non iscritti a Rousseau), e siccome -l’ha detto Salvini e io ve lo ridico- quel contratto è in pratica la copia del programma elettorale leghista, anche dai gazebo non potrà che uscire un plebiscito.

Forse.

A meno che il PD (ma esiste sempre? E che fanno? Aspettano l’Assemblea nei gazebo, o votano attraverso Twitter?) non saboti la consultazione bBobolare mandando stuoli di negri e di cinesi prezzolati a votare “NO”. Magari appoggiati dai forzisti, che ringalluzziti dall’ennesima resurrezione di Silvio (la dodicesima? oramai s’è perso il conto) puntano decisi a nuove elezioni.

In tutto questo io questo contratto di governo non l’ho letto, né lo voglio leggere, ma faccio mio il commento di Mario Seminerio che parafraso così: dopo averlo faticosamente scritto, quel contratto i nostri eroi dovranno attuarlo. Ecco, li aspetta quella vecchia baldracca della realtà, appoggiata ad una staccionata con la sigaretta accesa e un’aria sorniona.

E poi, a che serve leggerlo se ben 42.274 persone su 44.796 (o su 60.000.000) hanno già detto che è perfetto? A che serve domandarsi come si coprono i 120 Miliardi di Euro necessari a rispettare le promesse del contratto, se i due cardini grillini-leghisti (abolizione dei vitalizi e tagli alle pensioni d’oro) porterebbero 5 o 600 Milioni di Euro e basta, e di altre coperture non v’e’ traccia? Serve a qualcosa -oltre che a sbellicarsi dalle risate- ascoltare il nuovo Nobel in pectore per l’Economia, il leghista Claudio Borghi Aquilini, che tira fuori i mini-BOT e la cancellazione unilaterale di 250 Miliardi di debito italiano perché sennò sbattiamo i piedini per terra?

Nell’attesa di scoprire il nome del pupazzo che accetterà il ruolo di Presidente di un Consiglio in cui è già tutto deciso dal contratto/da Rousseau/dai gazebo non mi resta che chiuderla qua, con dell’anestetico potente.

 

Barney