Archivi categoria: Gotto esplosivo pangalattico

Ora voi vorreste sentire qualcosa sulla fusione fredda, eh?

Beh, ci sto lavorando, dai; ma siccome non ho molta voglia di scrivere sul nulla pneumatico, allora ripiego sulla fusione CALDA.

E faccio un dispetto ai miei amici di ITER, presentando questo bel tipo qua:

che ci spiega (in un inglese comprensibilissimo) intanto cosa e’ la fusione “seria”, quella calda, poi cosa e’ venuto in mente a lui, infine come un gruppo di venture capitalist gli ha dato 50 milioni di dollari (nota per i Monaci Diacci Marmati: si’, sono 50.000.000 di $. E questo vi dovrebbe far capire quanto sia indietro il vostro vecchio dio brianzolo…) per mettere su un’aziendina che adesso ha piu’ di 50 persone a lavorare su un trappolone che in prospettiva ci dovrebbe aiutare ad avere energia a buonissimo mercato nei prossimi millenni.

Se riesce a farla funzionare, ovviamente.

Ma siccome le basi scientifiche sono solide, e’ questione di ingegnerizzare il tutto. Ci vorranno un po’ di anni, ma io punto su di lui, su ITER e sugli americani che usano il confinamento laser. Rossi lo lascio ai Monaci, assieme alle madonnine sanguinanti e agli altri segni che il mondo ha i minuti contati 🙂

 

Barney

 

Le cose importanti

Questa splendida striscia del duo danese Mikael Wulff – Anders Morgenthaler (in arte WuMo) spiega bene come la scelta vegetariana-vegana-biodinamica-radicalchic sia spesso una scelta per pochi eletti (vulg.: quelli coi soldi):

mutuoCe ne fosse bisogno, i Pink Floyd ribadiscono per l’ennesima volta il concetto:

https://www.youtube-nocookie.com/embed/Kjgwjh4H7wg?rel=0

 

Barney

Life, the universe and everything

Dopo i morti di Parigi di ieri e’ uscito fuori il peggio da moltissimi e il meglio da qualcuno, troppo pochi rispetto alla massa. Sono rimasto impressionato -come mi succede spesso- dalla compostezza, compattezza e forza dei francesi. Questa foto qua sotto, presa da Repubblica, riepiloga bene lo spirito transalpino con quel cartello scritto a mano verso la destra (no, non “L’horreur”, l’altro…):

pas peurHanno gia’ avuto la strage di Charlie Hebdo, pochi mesi fa, e adesso questo assalto alla vita di persone inermi, che cercavano solo un po’ di svago al ristorante, in una sala concerti o allo stadio.

Cercavano, insomma, un po’ di divertimento per rilassarsi ad inizio fine settimana.

Stasera andro’ al mio Bataclan, il Cage di Livorno. In genere scelgo chi andare a sentire, ma stasera ci vado a prescindere, perche’ mi sembra giusto dare un segnale microscopico a questi idioti col fucile in mano: non dobbiamo avere paura. Nemmeno essere incoscienti, ma se i terroristi dell’Asciugamanistan riescono a trasformare le citta’ in fortezze, i teatri in luoghi dove per entrare fai un security check che neanche all’aeroporto, gli stadi in lager dove si entra tre ore prima e si esce il giorno dopo l’evento, beh, allora hanno vinto loro.

Io non so se riuscirei a sparare a qualcuno, magari costretto si. Le mie armi in questa guerra (perche’ oramai e’ guerra, non c’e’ da dubitarne) sono la mia coscienza e i miei comportamenti. Finche’ ne avro’ la possibilita’ faro’ di tutto per combattere la paura e l’ignoranza dei terroristi talebani con una risata, un paio di birre doppio malto e della buona musica.

In culo a loro e al loro dio ignorante.

Barney

So far away

Per chi si domanda a cosa cazzo servono i soldi spesi in missioni spaziali, o perche’ i tecnici delle varie agenzie mettono su queste robe decennali per spedire un par di tonnellate di metallo e silicio a decine e decine di milioni di chilometri da noi.

Per loro, c’e’ questa immagine qua sotto.

PlutoneSe ci cliccate sopra scaricate la raw da 64 Mb, e forse -forse- potrete capire. State vedendo la superficie di un pianeta lontano, coperta di ghiaccio e montagne come la superficie della Terra. C’e’ anche una tenue atmosfera che lo circonda. Nessuno molto probabilmente ci mettera mai piede, ma lo possiamo vedere, studiare, ammirare grazie a persone che con passione e competenza mettono la loro vita al servizio della conoscenza, della bellezza, della scoperta.

Anche di luoghi a decine di milioni di chilometri da qua.

Barney

Il numero 500

Cos’è il genio?

Se ci affidiamo a Monicelli e al suo capolavoro “Amici miei”, è fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione.

Una buona dose di incoscienza non guasta, comunque.

Bene: ieri il genio s’è manifestato durante una prova di valutazione aziendale. Quattro ore a saggiare le competenze linguistiche, logico-matematiche, deduttive ed espositive dei dipendenti, tutti ricondotti a un numerello anonimo per salvaguardare la privacy (forse) e tranquillizzare gli esaminandi.

Io ero il numero 539 (ecco, la privacy è già andata a donnine allegre…), il genio aveva il 500.

La prima prova era rappresentata dalla redazione di un saggio breve, sul tema

Disponibilità delle risorse idriche ed equilibrio del pianeta

A corollario del titolo v’erano 6 brevi estratti da utilizzare come fonte di dati, numeri, visioni politiche, filtri per le cann; il saggio poteva essere redatto secondo due diversi ipotetici target di riferimento, il pubblico di un fantomatico convegno dal titolo “Acqua, bene comune”, oppure un collega partecipante con noi ad una riunione di una ONG a tema.

In un ora e venti, il numero 500 ha tirato fuori questo capolavoro di creatività, ironia e cieca incoscienza che ha oscurato qualsiasi altro testo prodotto ieri. Buon divertimento, e grazie ancora a lui che mi ha dato il permesso di tramandare ai miei tre lettori l’opera:

500

[In conferenza presso i colleghi]

Carissimi, pulitissimi e lavatissimi (spero) colleghi, penso ognuno di voi possa capire l’importanza del problema acqua. Potrei portarvi ad esempio tipo 6 articoli (un numero a caso) in cui il problema potrebbe essere trattato più o meno (forse più meno che più) esaustivamente da diversi punti di vista. Potreste così sapere che se i vostri avi erano soliti tirare le cuoia sulla 50ina e se invece vostro padre a 70 anni ora non vi rivolge la parola, vi taglia i viveri o addirittura vi disereda se gli date dell’ “anziano” è tutto merito dell’acqua. Ebbene sì, perché essa non solo ha contribuito a tenerci “puliti dentro e belli fuori” ma ha contribuito soprattutto a migliorare la nostra speranza di vita dai 44 anni dell’homo sapiens sapiens di un secolo fa agli 80 anni dell’attuale ameba che risponde al nome di essere umano. Potreste scoprire tragiche verità imputabili all’acqua, così tragiche da far impallidire la tragicità stessa di drammatici eventi che hanno scombussolato il pianeta negli ultimi 5 anni come ad esempio i risvoltini ai jeans, il dilagante successo di Emma Marrone a livello discografico, l’arrivo della seconda spunta su Wazzap, Enzo Miccio che vuole organizzare i nostri matrimoni pensando che eleganza significhi andare in giro sempre in giacca e cravatta e guidare una Lancia Y. Direte voi cosa c’è di più tragico di tutto ciò oltre ai continui selfie che Gianni Morandi posta su FB grazie alla collaborazione della stramaledettissima moglie Anna? Il fatto che ogni giorno 10.000 persone nel mondo continuino a morire a causa della mancanza d’acqua. 10.000 persone. All’incirca la metà della popolazione di Mola di Bari. Ogni due anni un piccola Mola di Bari con i suoi abitanti ci abbandona perché nel mondo manca l’acqua. In 35 anni una città come Bari abbandona il nostro mondo per lo stesso motivo. Questo cosa ci fa dedurre? Ovviamente che in 35 anni potremmo risolvere i problemi della Puglia isolando Bari dall’acquedotto Pugliese. Che non è poco. Scherzi a parte ci fa capire la gravità del problema e ci porta a chiederci: “ Ma perché si muore di acqua?”

Per diversi motivi. Il primo è perché l’acqua a differenza della birra e del vino che sono bevande salutari fa ruggine. Il secondo ma meno importante è che l’acqua potabile è una risorsa veramente limitata ed è distribuita in maniera sbilanciata soprattutto rispetto a quello che è il fabbisogno delle varie regioni del pianeta.

Basti guardare la seguente tabella:

tabBellaOra, converrete con me che a parte l’ultima categoria che ne ha veramente un bisogno smodato il nordamericano ma soprattutto il canadese che essendo sempre in tenda non si capisce dove consumi tutta questa acqua (dimentica il rubinetto di casa aperto prima di partire per il campeggio? Boh?) potrebbe essere più parsimonioso e assicurare all’Africano che è sfortunato due volte, la prima perché è povero e non ha acqua potabile e la seconda perché la natura matrigna lo ha dotato di ghiandole sudoripare non qualificate secondo standard ISO Chanel Numero 5, una corretta igiene e idratazione che gli consenta di meglio continuare a sopraffarlo in tutte le discipline olimpiche e sportive (nuoto escluso perché la natura matrigna si è accanita anche sulla sua densità. Che poi alla fine la natura se da una parte toglie dall’altra da’…quindi a seconda delle esigenze tanto sfortunato l’amico africano in fondo in fondo non è… ma questo è un altro discorso). Sarebbe un gesto non solo sportivo ma soprattutto etico. Etico perché nonostante i nostri amici politicanti cerchino di convincerci del contrario l’acqua è di tutti ed è un diritto sancito dall’ONU. Poverini non è colpa loro perché sono troppo impegnati per pensare a tutto. Come l’amico Rensie troppo impegnato a curare una pettinatura retrò da bravo ragazzo, a cercare disperatamente di apparire affascinante nonostante con lui la natura sia stata ben più matrigna che con l’amico di colore di cui parlavamo prima e a concentrarsi sulla coordinazione verbale cercando di non far trapelare tra le tante bugie che dice le verità che un giorno faranno male a noi e ai nostri figli. Quindi è un diritto! Ma i diritti si sa bisogna farli rispettare. E chi ci aiuterà a far rispettare questo diritto? A chi possiamo affidarci quando Chuck Norris è troppo occupato per pensare a noi? Al Mr. Bean italiano e a tutti i suoi compari politicanti? Certo che no. Se fosse per loro la spia della riserva sarebbe una luce inevitabile fuori da questo tunnel. Fortunatamente abbiamo delle persone di fiducia a cui possiamo rivolgerci. E quelle persone siamo noi con la nostra sensibilità le nostre accortezze e le battaglie che possiamo fare in nome di questo diritto. Se ognuno di noi ogni giorno dedicasse anche solo un minuto alla causa dell’acqua con il fervore con cui, dopo essere rimasto all’improvviso senz’acqua in casa, costretto ad improbabili ipertrofie anali e rimedi di fortuna per sopravvivere alla consueta verve dei bisogni fisiologici, e a kg di pazienza per sopportare il tedio delle mancate comodità a cui è abituato, inveisce contro il centralino del proprio operatore acque, forse oggigiorno sarei qui a parlarvi semplicemente dell’eticità di andare in giro con i risvoltini ai jeans senza essere reduci da un’alluvione benché l’acqua abbondi sul pianeta.

Standing ovation e speranza che tale esplosione di ironia non abbia conseguenze, a parte una bella risata da parte di chi leggerà il testo.

La colonna sonora e’ accordata all’esame, al tema  e alla geografia:

Barney

Cristo santo, ma oltre che dalle pareti escono pure dal soffitto!

Oggi a pranzo (fatto di frittata autoprodotta con zucchine, pomodorini, cipolla, prezzemolo e semi di papavero. E uova, ovviamente. E birra) un collega mi spedisce la presentazione del corso “11 giorni mente pranica, corpo pranico“, di tal Victor Truviano, un brethariano che -dice lui- non mangia ne’ beve da 9 anni. Un dilettante, al confronto di questa mia vecchia conoscenza, che ha campato settantaquattro anni senza ingerire ne’ espellere nulla dal suo corpo (si, si, certo. Come no?).

Il giovane mangiatore di luce gira per il mondo per vendere il suo corso, che in 11 giorni ti fa diventare come lui. La cosa ce la spiega il santone stesso:

Il percorso prevede una preparazione con una dieta di pulizia (detox), 3 giorni digiuno, e l’uso di una tecnica di respirazione “l’atomizzazione particolare” : il meccanismo attraverso il quale il corpo produce energia da se stesso.
Tale energia è sempre attiva e quando ne siamo coscienti possiamo usarla consapevolmente e godere lo stato di Presenza.

Victor vive in uno stato pranico di connessione permanente.
La sua intenzione attraverso queste preparazioni come il digiuno semplice e degli esercizi, è quella d’ accompagnarci nel “Processo”, un percorso di pulizia, liberazione ma anche di contatto e ascolto di corpo e mente in modo da aprire il canale per far scorrere la salute e l’armonia che già sono dentro di noi.
La connessione con la nostra interiorità e il conseguente vissuto di una gioia profonda è il vero scopo di questo percorso.

Ovviamente il cialtronissimo ci avverte di non intraprendere il cammino pranico da soli, che magari ci lasciamo la buccia: quindi se volete provare affidatevi senza paura a lui e alla sua rivelazione, e con qualche centinaio di Euri (circa novecento in realta’, se il listino e’ aggiornato) doventerete macchine perfettissime in grado di assimilare dall’aria tutto quel che vi serve.

Ecco, uno come questo qua io lo vorrei incontrare e vorrei vedere in faccia i coglioni che gli danno NOVECENTO EURO per farsi spiegare che non serve piu’ mangiare ne’ bere, che bastano aria e luce. Poi, magari, inculat fregati i dieci partecipanti al corso, il buon Victor se ne esce dalla porta di servizio del resort di quarta categoria dove e’ organizzata la buffonata e si dirige quatto quatto al primo kebabbaro dietro l’angolo, dove diluvia tre pite piene di ciccia fritta e patatine gocciolanti grasso.

Il ristorante buono, quello da 4 stelle Michelin, se lo tiene per l’ultima sera, dopo avere salutato i macilenti e malfermi coglioni che, una volta tornati a casa, ricominceranno in un par di giorni a mangiare la carbonara della mamma, o il tiramisu’ della suocera.

Cosi’ va il mondo, di questi tempi: aria (fina, eh? Mi raccomando!) e luce.

Barney

Filosofia da muro #6

Anche stavolta non siamo di fronte a una scritta, ma a uno stencil che ricorre su parecchi muri della citta’:

IMAGE00181Credo che la mano e la testa siano le stesse di quest’altro stencil, che usci’ fuori un paio di annetti fa:

IMAGE00335Quello che e’ certo e’ che la fantascienza scorre potente nelle vene di questo semivandalo urbano.

Barney

Filosofia da muro #4

Qua siamo al limite tra filosofia e street art:

IMAGE00123Nessuna meta’ destra e’ stata strappata per fare questa foto; proprio manca…

Barney

Filosofia da muro #3

Questa scritta e’ come troncata a meta’:

IMAGE00128Il minuscolo punto interrogativo alla fine e’ certamente un’aggiunta postuma di mano diversa da quella che teneva la bomboletta, come se l’autore fosse stato sorpreso dai vigili urbani nella sua operazione di vandalismo artistico e se l’anomino finisseur avesse cercato di capire come terminare il tutto.

Quel punto a mezz’aria avrebbe potuto essere l’inizio di una lettera e quindi di una parola, o il primo di tre puntini di sospensione, certo la sua trasformazione in segno di domanda non ci sta male, ma e’ qualcosa che secondo me chi ha iniziato l’opera non aveva in mente.

Ma tutto sommato anche cosi’ ha un senso.

Barney

Filosofia da muro #2

Come promesso, ecco l’altro graffito dalla stessa mano che citava Calvino. Stavolta e’ Prevert (mica male, il writer!):

IMAGE00126L’originale, nella sua musicale francesita’, e’ questo:

L’oiseau qui chante dans ma tête
Et me répète que je t’aime
Et me répète que tu m’aimes
L’oiseau au fastidieux refrain
Je le tuerai demain matin.

Devo anche dar conto della cancellazione della Filosofia da muro #1, purtroppo:

IMAGE00127Ma tanto l’avevate gia’ vista, no?

Barney