E’ un mondo strano

Un mondo strano, questo, dove per una settimana si parla del sermone di Fedez -coraggioso e antisistema- al concerto del primo maggio come se non esistesse altro, e dove si manca di commentare la cosa principale di quel sermone, ovvero che di coraggioso e antisistema non c’è stato nulla.

Cosa ha rischiato il rapper? Nulla: non certo una censura da parte della RAI, che se fosse venuta o se venisse in futuro non farebbe che aumentare la visibilità di Fedez sui canali che egli preferisce (quelli dei social dellarRete, che la TV generalista la guardano solo i vecchi oramai).

Cosa ha portato alla causa del DDL Zan, Fedez? Ancora nulla, che per il momento il parlamento non si basa sul televoto del pubblico.

Cosa c’entrava il DDL Zan con il concerto del primo maggio? Una ceppa di nulla, ovviamente. Il sermone è partito offrendo solidarietà ai lavoratori del mondo dello spettacolo, quelli “nascosti”: i titolari dei club dove si suona, le crew che montano palchi e strumenti, tutta gente che ha lavorato pochissimo in questo anno e mezzo. Ma poi ha deviato verso la legge sull’omotransfobia, e quello è rimasto alla gGente, e vabbe’…

Ora, a parte che “omotransfobia” non si può sentire come parola… io non ho nulla contro il DDL Zan (questo incipit mi sembra quello classico degli omofobi: “oh, io non ho nulla contro i gay, eh? Ho amici omosessuali, MA…“), a parte il fatto che se c’è bisogno di una roba del genere siamo messi male. Ma d’altra parte abbiamo bisogno anche di leggi contro il nazifascismo e l’odio razziale, per cui ci sta tutto. Però mi pare tutto assolutamente fuori del tempo che stiamo vivendo, forse perchè non sono mai stato discriminato o perchè non ho mai discriminato nessuno per colore della pelle od orientamento sessuale. Le priorità ora come ora mi sembrerebbero diverse, ecco. E no: non sto parlando dei vari decreti ristoro/riapertura/sarcazzo o come cavolo si chiamano, quanto piuttosto dello stato molto disastrato in cui versa ad esempio la scuola in Italia, o della burocrazia folle che ci strangola ad ogni passo che facciamo, o della assoluta mancanza di competitività delle aziende nazionali in un contesto che -si mettano l’animo in pace i sovranisti- è sempre più globale.

E’ un mondo strano, dove gli influencer (parola che fa il paio con “omotransfobia”) dettano l’agenda, e forse il vero problema è questo: che vi siano persone cui le folle vanno dietro ogni volta che scorreggiano qualcosa su Instagram o su Twitter.

E’ un mondo strano, e lo aveva già detto Ké con questo gran pezzo di venticinque anni fa, che giustifica appieno lo sproloquio.

Barney

5 pensieri su “E’ un mondo strano

  1. comelapensoio

    in realtà, vi sono stati grandi passi grazie a Fedez, come la candalerizzazione del DDL Zan e le manifestazioni in piazza… non si dovrebbe mai svalutare l’esposizione di un personaggio pubblico per una causa comune
    è segno di coraggio ed empatia, poiché potrebbe benissimo vivere la sua vita nell’ozio e godendo di tutte le disponibilità che detiene.
    è solo un personaggio da ammirare e ringraziare

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  2. comelapensoio

    Ricordo anche, che non sarebbe il lavoro di un rapper lottare per i diritti dei cittadini… ma dei politici
    Però guarda caso nessuno lo ha fatto… e se qualcuno lo avesse fatto a quanto pare non ha avuto l’importanza mediatica per poter sollevare in questo modo la questione

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  3. gaberricci

    Non sono sicuro che sia stato inutile, visto che BEN VENGA parlare di omofobia e transfobia in un paese in cui ancora si ritiene “inopportuno” affermare che qualcuno può discriminare o fare violenza ad un’altra per l’orientamento sessuale… poi certo, sulla buona fede di Fedez (buonaFedez?) posso avere i miei dubbi (più che altro, sul fatto che l’abbia fatto per la visibilità di qualcuno diverso da lui), ma non mi pare questo il caso.

    Riguardo le priorità… ma le priorità di chi? Per una persona che non trova lavoro perché è transessuale (e sì, sto prescindendo dal DL Zan), la lotta alla transfobia non è una priorità? Che poi il discorso sulla priorità a me sembra sempre pretestuoso: come se tutti i parlamentari stessero sempre a preoccuparsi di una cosa alla volta…

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