Un drago per la crisi

Alla fine di una mano di poker giocata da dilettanti allo sbaraglio, sul tavolo restano tutte le fiches e le carte scoperte.

Tentativi di scale ad incastro, coppie basse e colori mancati sono quello che possiamo vedere, che poi era quello che c’era da aspettarsi: nessuno aveva niente di buono in mano, il bluff è scoperto, in questa partita giocata da cialtroni del tavolo verde han perso tutti.

Ha perso Conte, un Signor Nessuno prestato alla politica per sbaglio, in quota CinqueStelle ancora per sbaglio, che è riuscito a far dimenticare agli italiani di destra e di centrodestra che fino a un anno fa era il Premier di un governo in cui la Lega era saldamente socio -seppur di minoranza-, in cui son passate leggi assurde come il Reddito di Cittadinanza, la Quota 100 per le pensioni, le idiote proposte populiste di Salvini sull’immigrazione… Gli italiani di sinistra e di centrosinistra sono passati sopra a questo passato prossimo, con lo scopo dichiarato di non andare alle elezioni perché questo avrebbe significato sia “sconfitta” che “perdita della poltrona”, e da settembre 2019 Conte è diventato il Presidente di un governo in cui oltre ai CinqueStelle avevamo LeU e IV (ovvero un numero stimato di elettori pari alla diluizione di un qualsiasi preparato omeopatico) più un PD che ha dato origine a più scissioni di un protista, sempre con estrema attenzione a non fare niente di clamoroso, forse per paura di sbagliare, probabilmente per totale mancanza di un piano strategico. La solita situazione dal 1994 in qua, insomma.

Poi è arrivata la pandemia, gestita a botte di Arcuri Commissario della qualunque, di promesse iperottimistiche che si sono scontrate subito con la dura realtà di una nazione impreparata, disorganizzata e atomizzata in mille centri decisionali bravi soprattutto a non decidere niente. Soprattutto si è visto lo stato dell’economia italiana: al collasso, aggrappata a bonus e ristori, in attesa che arrivi l’aiuto che non può arrivare, stante la cronica mancanza di risorse e la assoluta incapacità di organizzare le poche che ci sono in progetti “di prospettiva”.

In questa situazione il povero Conte ha fatto quel che ha potuto: ha cincischiato per mesi sulla pianificazione di spesa di quel par di centinaia di miliardi che l’Europa ci potrebbe mettere a disposizione (sempre se dimostriamo di avere una cazzo di idea su come investirli), con il risultato che ad oggi questo piano non c’è. Non è tutta colpa dell’ex Presidente del Consiglio, ma certo una buona parte si.

Di là, a destra, Salvini e la Meloni sgallinano alle elezioni ad ogni piè sospinto, ma sono sicuro che nemmeno loro ci credono: cosa potrebbero fare, in una situazione del genere, i due paladini del Sovranismo antieuropeista se non stampare e dar valore legale alle torte di fango? Conviene a Lega e Fratelli d’Italia stravincere (forse) la tornata elettorale e poi trovarsi in mano un paese da gestire non sapendo da che parte iniziare? Oppure conviene continuare a sgallinare alle elezioni per un altro par d’anni, continuando nel frattempo a fare il lavoro più bello del mondo, ovvero non avere alcuna responsabilità e continuare a essere parlamentare di opposizione?

Renzi al tavolo è quello che ha la coppia di due e prova il bluff della vita: all in!, ma gli va male perché non ci crede nemmeno lui. E’ credibile come una moneta da 3 Euro quando dice che la crisi lui l’ha provocata per dare la scossa al governo: molte delle cose che sembra portare avanti sono giuste e corrette, ma tirarle fuori adesso è sembrato l’azzardo di un disperato finalmente consapevole del suo duepercento.

I Grillini sono lo specchio della totale assenza di competenze che permea da tutti i lati Camera e Senato. Hanno parzialmente vinto le elezioni facendo credere allagGente che uno vale uno, che se ci si applica e si suda sui tavoli si può imparare tutto di come gestire un paese in qualche settimana. Che basta essere honesti con la “h” (o dire di esserlo) per essere migliori di chi c’era prima. Ecco: non è così. Il partito della forca in piazza, della mediocrità portata a valore assoluto ha dimostrato proprio in un momento cruciale quanto sia meglio affidarsi a chi ha studiato e sudato per davvero, piuttosto che a scappati di casa che han vinto le Parlamentarie con qualche centinaio di voti su una piattaforma gestita da un burattinaio che detta regole e divieti per gli iscritti al partito che partito non è. Andassimo davvero a votare oggi, prenderebbero forse la metà dei voti di solo tre anni fa, e sottolineo il “forse”.

In tutto questo non capisco come non si possa non essere rassicurati dal possibile governo Draghi. Un governo in cui molti ministri dovrebbero essere tecnici, ovvero gente che certe cose le ha prima studiate e poi fatte, spesso con ottimi risultati. Non vedo come si potrebbe preferire un Conte ter, o un governo Salvini-Meloni. Con la prospettiva di sprofondare nell’un caso e nell’altro in una palude di sostanza marrone che a occhio non pare esser cioccolato.

Il punto è che anche se andassimo a votare, ci verrebbero riproposte le solite scelte, magari qualcuno cambierebbe casacca ma i candidati per la maggior parte sarebbero questi OPPURE dei nuovi miracolati dalle Parlamentarie. Gli stessi che hanno governato nel Conte 1 (Grillini + Lega, ve lo ricordo) e nel Conte 2 (Grillini + centrosinistra, lo sottolineo). Quelli che hanno dimostrato di non avere alcuna strategia economica, sanitaria, sociale in grado di far fare a questo disastrato paese uno scatto sia quando le cose andavano decentemente (Conte 1), sia adesso che siamo messi malissimo (Conte 2).

La democrazia l’abbiamo già provata e abbiamo provato anche la dittatura -lo dico per i destrumani nostalgici. tante volte se ne fossero scordati…-; forse in un momento come questo la cosa più sensata è affidarsi a un manovratore capace e a ministri competenti. Sperando che il Parlamento tutto, fatto ovviamente sempre dai soliti inadatti (per la stragrande maggioranza, perché ci sono anche mosche bianche capaci), sia più preoccupato del mantenimento dello scranno (e del conseguente stipendio da favola, per gente che spesso mai ha avvitato un bullone una vittoria alla lotteria) che di mettere i bastoni tra le ruote al manovratore.

Barney

4 pensieri su “Un drago per la crisi

    1. Barney Panofsky Autore articolo

      Due cose a caso: l’incompetenza forcaiola di Bonafede; il MES che andava preso SUBITO, e che viene negato per stupida ideologia. E’ chiaro che non puoi venirtene fuori ora con questi argomenti, ma in linea di principio per me sono corretti.

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