Virginiana Miller, “The unreal McCoy”, Santeria record, 2019

Doveva uscire forse un anno fa, poi a Natale 2018, infine a primavera.

E -puntuale come un regionale in ritardo…- a fine marzo finalmente abbiamo avuto il nuovo disco dei Virginiana Miller, band livornese sconosciuta ai più ma nel mio cuore da sempre. Per agganciarmi alla presentazione di “Middle England“, anche per questo disco all’inizio le “recensioni” erano in sostanza il copincolla del lancio della casa discografica e dei VM stessi, con qualche tocco di dotte citazioni di letterati americani (Roth in primis) a sottolineare la novità assoluta di questo CD: la lingua.

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“The unreal McCoy” è tutto in inglese. Ma siccome è un inglese scritto e cantato da un livornese che scrive canzoni splendide, i testi si capiscono e si apprezzano quasi quanto i classici del gruppo labronico.

Non starò a farla lunga su quello che ci sento io, in questo disco (non Roth: piuttosto un misto di McCarthy, DeLillo, Pynchon, Breat Easton Ellis per la letteratura, e sicuramente influenze Nick Cavesiane oltre che Neil Younghiane per la musica). Dico subito che l’operazione è perfettamente riuscita, e se i Virginiana volevano dare un’idea di come si vede l’America (intesa come Stati Uniti) dai Bagni Pancaldi, ci sono perfettamente riusciti. Anche perchè spesso i critici musicali si dimenticano che chi vive sulla costa toscana nord un contatto diretto con gli USA ce l’ha (prima molto di più, adesso un po’ meno) attraverso la base NATO di Camp Darby.

Il disco si apre con la title track (“the unreal McCoy” in americano è qualcosa tipo l’opposto di qualcosa di vero e definito, direi improbabile più che incredibile), un vecchio perdente che chiede al figlio se poi ha sbagliato qualcosa a voler fare di nuovo grande l’America (vi ricorda qualcuno?).

La seconda traccia è un pugno nello stomaco, un mix di culto delle armi (il secondo emendamento tanto caro agli sparafucile d’oltreoceano) e uccisione di donne in stile “American Psycho” o Charles Manson, rappresentato benissimo dal video che accompagna il pezzo che a sentirlo sembra innocuo:

La chiusura è bellissima: “…this is just a dream, this is an M16. This is heaven, this is an AK47. You won’t bleed for long, this is only a second amendment to a love song”.

Un altro pezzo che mi piace moltissimo e’ “The end of innocence”, che racconta gli USA della guerra fredda, dei rifugi antiatomici e delle mille contraddizioni. E mi piace molto anche il lento e tranquillo “Soldiers on leave”, dove pare d’essere proprio di fuori a Camp Darby a guardare i marines in libera uscita.

E “Toast the asteroid”, che davvero ci vorrebbe l’asteroide cui fare un brindisi, fino alla chiusura con una “Albuquerque” in cui io e l’omino del mio cervello sentiamo parecchio Nick Cave.

Non vedo l’ora di andare a sentirli dal vivo, i Virginiana Miller.

Bentornati, c’è sempre speranza.

Barney

2 pensieri su “Virginiana Miller, “The unreal McCoy”, Santeria record, 2019

  1. ammennicolidipensiero

    notevole, davvero notevole, il video e la musica che hai linkato. che peccato però abbiano scelto l’inglese per questo testo. “gli americani ci ingannano con le traduzioni” (cit.) e non sarebbe stato male che il messaggio arrivasse a molti, in chiaro, nella nostra lingua madre.

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    1. Barney Panofsky Autore articolo

      Beh, Love song secondo me in italiano non avrebbe avuto li stesso impatto. Pensa solo al fatto che Lenzi sarebbe stato costretto ad appellarsi al “decreto sicurezza” piuttosto che al secondo emendamento… un troiaio, obiettivamente 🙂

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