Filosofia da muro #140, #141 e #142

Una decina di giorni fa, uscendo di casa per andare in stazione mi sono imbattuto nella prima filosofia da muro che poi vedrete, che in realtà non sarebbe proprio appartenente alla categoria per i motivi che capirete tra poco.

Siccome accanto all’opera c’era addirittura un indirizzo Instagram dell’artista, ho scoperto che egli (o ella) ha disseminato la città (Lucca) di opere dello stesso tipo. Tutte ritraggono personaggi lucchesi famosi in generale o solo in questa città per vecchi.

Quella che sta a dieci metri dal mio portone ritrae qualcono che tutti conoscono, ma ironicamente rappresentato in abiti da fighetto dei nostri giorni.

Ecco qua:

puccini

La scritta ve la ingrandisco io:

puccini scritta

Come vedete, il garbo del Banksy de noantri è notevole, nel richiedere che la sua opera non sia tolta dal muro. Si potrebbe obiettare che Random Guy avrebbe dovuto chiedere l’approvazione prima di appiccicare Puccini hipster, ma tant’è.

Ah, voi non sapete che la sagoma del famoso lucchese oltre ad essere vicina al mio portone è di fronte al Conservatorio Musicale cittadino, intitolato a Luigi Boccherini.

Direi che tutto sommato non deturpa la piazzetta, anzi.

Le altre due filosofie murarie sono dedicate a lucchesi famosi solo per la città, e dal punto di vista del decoro urbano sono a impatto zero: sono state incollate infatti su impalcature provvisorie, in Piazza Napoleone (uno dei salotti buoni di Lucca).

Ecco a voi qua sotto San Renè, il mio spacciatore di dischi:

rene

Al posto della Bibbia Renè ha “The dark side of the Moon” in vinile (e chi non ne possiede una copia?), e la sua missione, ci dice Random Guy, è proteggere la città con la musica. Piazza Napoleone oltre che ospitare (a due metri dal murales) il negozio di Renè, è pure teatro del Summer Festival.

L’ultima opera è quella che ha riscosso più consensi, quella che i miei concittadini hanno condiviso in massa, e rappresenta una delle figure caratteristiche in cui si può incappare se si gira dentro le mura. Mario “Son Sodo“, versione Superman:

sonsodo

Mario io che ho 52 anni me lo ricordo da sempre, in giro con la sua radiolina a transistor che irradia al massimo volume consentito canzoni italiane, da Tajoli a Morandi. E lui che le ricanta (le ri-urla direi meglio) con ottima intonazione, salvo interrompersi quando qualcuno lo incrocia per domandare: “Son sodo, bimbo”? (Son sodo corrisponde a “sono ganzo”). Alle donne invece chiede spesso “O sposa, si tromba?”, ma il tono non è quello dello stupratore seriale, e tutti accettano di buon grado le sue attenzioni.

Se andate sulla pagina Instagram di Random Guy, vedrete che la collezione si sta allargando: una ventata di giovinezza nella paleolitica Lucca, che non può che fare bene.

La colonna sonora è obbligatoria: il 29 marzo esce il loro nuovo disco, che ovviamente andrò a comprare da Renè:

 

Barney

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