Caccia al cinghiale

Più della cattura dell’ultratrentennale latitante Cesare Battisti (di cui non si può che essere contenti) ha impressionato l’uso mediatico che il governo Serpeverde ha fatto della cosa. Certo, bello catturare un latitante (uno, eh? Ce ne sarebbero altre decine in giro per il mondo. Ma è obiettivamente un buon inizio, anche se si è iniziato da quello facile), ottimo metterlo in galera. Ma siamo sicuri che fosse necessario anche far perdere a lui -e non solo a lui- la dignità dovuta ad un essere umano?

Era soprattutto necessario il filmino da bimbominkia di Bonafede, con la musichetta in crescendo sotto, la presa delle impronte, la caserma scalcagnata, la foto segnaletica con le guardie che si alternano accanto al terrorista manco fossero a un matrimonio e dovessero fare la foto con la sposa? Che senso ha avuto, se non quello di masturbare l’ego del ministro e di pascere i seguaci grillini?

Stamani ho letto un commento di una sua elettrice:

“Un video non fa cineteca così come Bonafede non fa Orlando.
Ci sarebbe anche l’eccezione alla regola ma non c’azzecca.
Certo che se un video così l’avesse fatto Renzi mi avrebbe fatto cacare per traslazione.”

A parte le frasi affastellate alla stracazzo di cane, si noti immediatamente come alla parola 11 siamo già oltre il fatto commentato (il video di Bonafede) e dalle parti di “E allora il PD???“. Due righe e una ventina di parole dopo esce anche Renzi, e siamo a posto: il fatto è già dimenticato, concentriamoci su altro. Ovviamente il pezzo -giuro- si chiude con “Svegliaaaaa. E’ un’altra Italia, questa. O lo diventerà.

Certo, è un’altra Italia o lo diventerà: sarà questione di mesi, al massimo anni. Basta crederci, giustificare tutto quel che non ti piace dando la colpa a qualcun altro, e pregare la fatina dei dentini. Forse funziona, ma non credo. Magari in secoli, o al massimo in millenni.

Torniamo al video, che oltre a Bonafede vedeva protagonista -muto, per una volta: il regista non era uno del suo team, purtroppo…- l’altro ministro, quello che neanche padre pio (volutamente minuscolo) girava tanto il mondo per cercare una telecamera. Salvini, insomma, a prendersi il merito dell’arresto in quanto titolare degli Interni.

L’atmosfera e la scena dei due a Ciampino è stata sapientemente raccontata da Giuliano Ferrara in un tweet, questo:

ferrara

Lo vorrei leggermente modificare, il concetto.

Ferrara ha ragione quando parla di cani eccitati dal sangue della battuta di caccia, ma qua siam davanti non alla preda da trofeo: Battisti sembra invece il fagiano d’allevamento che compri dal macellaio e che al bar Sport spacci per qualcosa che hai catturato te. Siamo di fronte alla tronfia baldanza di due politici che pur di stare dietro alle loro agende social passano sopra alla dignità, anche alla loro dignità (per me, chiaro. Per i loro tifosi questo video sarà eccitante come un threesome su youporn, e Bonafede e Salvini sono i due novelli Rocco Siffredi).

Il video da bimbominkia non ci penso neanche a metterlo, poi i grillini si rieccitano, sporcano in terra e non sta bene.

 

Barney

11 pensieri su “Caccia al cinghiale

    1. Barney Panofsky Autore articolo

      Vorrei chiarire che come persone tutti sono liberi di scegliere come reagire ad un arresto o a un omicidio. Ciò che non è accettabile è che il sentimento umanissimo del desiderio di vendetta sia espresso con toni da circo da due ministri. Con l’unico scopo di raccattare voti. Sono addirittura disposto ad accettare la linea “Mossad” ( vai, ammazzi e torni). Che è rischiosa però, perché nel nostro paese non garantisce equanimita’ (io per dire inizierei da Delfo Zorzi e continuerei coi BR sparsi per il mondo. Sono certo che per Babbeo Salvini Roy Hagen sia invece un rispettabile cittadino giapponese )

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  1. Ijk_ijk

    Viviamo tempi bui e il cielo si sta scurendo ancora. Questa vicenda mi ha fatto rebrezzo quanto un linciaggio vero Nloto che solo i politici hanno partecipato al linciaggio mentre la gente comune, almeno quella che vive nella mia bolla,non ha partecipato e che ha pure ignorato l’evento. Chi si ricorda più del terrorismo? Abbiamo già dimenticato il terremoto dell’altroieri che ci ha buttato giu dal letto figurati i morti di 40 anni fa.

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    1. blogdibarbara

      Uno dei grossi guai del nostro tempo sono le parole malate. Come l’accusa di fascismo nazismo razzismo nei confronti di chiunque non condivida le nostre idee. O linciaggio per qualcosa che può tutt’al più qualificarsi come pagliacciata, se messa in atto dalla parte politica avversa.
      PS: sai qual è il problema dello stare dentro una bolla? Che si finisce di convincersi che sia l’unica, perché da dentro non si riescono a vedere le altre.
      PPS: sei sicuro che terremoto e terrorismo siano giuridicamente e moralmente equivalenti?

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      1. blogdibarbara

        Già. E la tua è caratterizzata dal più schifoso e rivoltante cinismo nei confronti delle vittime – tutti uniti nel Forza Caino, e Abele si fotta pure, così impara a farsi ammazzare, e per giunta anche prima del terremoto, sto coglione. Da vomitare per una settimana di fila. E meno male che voi siete quelli moralmente superiori.

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  2. rmammaro

    Lo vedi che è una malattia di scambiare ogni cosa con la polemica politica. Questa cosa qui – in fondo – con la politica non c’entra nulla. Dovrebbe essere una questione di dignità – propria e altrui. Per accorgersi della propria dignità incrinata, intanto bisognerebbe avere uno specchio. Purtroppamente a questi qua, essendosi furiosamente scappati di casa, mancano e gli specchi, e la voglia di confrontarcisi. Roba che i Comunisti (ma quelli veri) e i Fascisti (ma quelli veri) di un tempo erano al confronto malvagi per malvagi ma giganti. Neanche quello più regge come confronto. Stanno sberciando il fondo del barile della storia per trovare qualche malcolto al loro livello.

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  3. gaberricci

    Chiamarlo governo Serpeverde mi sembra un’ottima idea (anche “verdeoro”, come lo chiama Alessandra Daniele, mi piace), soprattutto in questo contesto: perché, mentre se ne parlava, sembrava che avessero catturato Lord Voldemort, e non il militante di un gruppo terroristico tutto sommato minore, sulle cui colpe effettive permangono ancora parecchi dubbi.

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