Estinzioni di massa

Il 24 dicembre ha chiuso il penultimo negozio di dischi rimasto a Lucca, “Telerecord”, che è stato il negozio in cui ho comprato il mio primo LP. Non era un negozio specializzato in musica rock, anzi, ma le robe serie le aveva sempre, e in vetrina da credo quarant’anni campeggia uno stinto adesivo in cui prima c’era scritto “Talking Heads”, ma “Heads” adesso non si legge più, e comunque chissà per quanto durerà, quell’adesivo, ora che è tutto chiuso.

A quanti sarà interessato sapere che Telerecord -per prenderlo ad esempio di uno qualunque dei negozi di dischi che ogni giorno, nel mondo, smettono di essere negozi di dischi- ha chiuso i battenti per sempre?

Non credo a moltissimi: qualche giorno fa slashdot mi ha avvertito che “Best Buy” (che sarebbe il “MediaWorld” degli USA) ha deciso di non vendere più CD musicali, tanto oramai la musica si ascolta in streaming, o si compra -anche qua sempre meno- su iTunes. I numeri sono impietosi, li copio dal servizio di Rolling Stone che da il quadro complessivo:

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Come si capisce leggendo l’articolo è proprio il commercio di musica ad essere in crisi: quel che resta è in pratica solo streaming, oltre a due dinosauri del Giurassico, i vinile e le audiocassette. Ma il raffronto dei numeri segna veramente un baratro tra quanti MILIARDI di canzoni sono state ascoltate in streaming, e quante fisicamente o virtualmente sono poi state acquistate.

Mi sembra che questo fenomeno sia solo una punta di un enorme iceberg: la stessa cosa si può per esempio affermare per il cinema Vs. ancora lo streaming, o per le librerie Vs. Amazon/gli ebook, le agenzie di viaggio Vs. Internet, e via andare.

Per il virtuale fruito “mordi e fuggi” e “aggratis” Vs. il possesso fisico di un bene, insomma.

E’ una guerra oramai perduta, secondo me, in cui il bene o servizio elettonico ha vinto alla grande per tanti motivi: è immediatamente fruibile, trasportabile ovunque, non impegnativo in termini di logistica (ossia, ad esempio: non richiede librerie o scaffali per essere “collezionato”) e soprattutto enormemente più remunerativo per chi con questo bene elettronico alla fine fa i soldi. Ora, chi davvero fa i soldi in questo scenario e’ il gestore del servizio, non certo l’autore della musica/del libro, e chi gestisce il servizio ha il totale controllo di tutto il processo. Che poi i soldi il gestore li fa con i servizi accessori, ossia con la pubblicità.

Tutto molto triste; io continuerò imperterrito a comperare CD finchè se ne venderanno, e ad andare al cinema per vedere i film che mi interessano, nella donchisciottesca consapevolezza di essere di fronte a invincibili mulini a vento.

E siccome sono coerente come Luigi Di Maio, chiudo con lo streaming di Ziggy Stardust.

Barney

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5 pensieri su “Estinzioni di massa

  1. blogdibarbara

    Quando a Padova hanno chiuso il mitico Ricordi ci sono stata di un male, guarda. E hanno dovuto chiudere perché l’affitto gli era stato aumentato a 33.000 euro al mese. Ricordo quando sono andata a chiedere la Sinfonia concertante di Mozart e il commesso è andato allo scaffale e ha tirato fuori un disco su cui NON era scritto Sinfonia concertante, bensì solo il numero d’Opus. E lui sapeva che era quello. E’ passato quasi mezzo secolo, e sinceramente non lo so se oggi ci siano ancora commessi con questo genere di preparazione.

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  2. ammennicolidipensiero

    a me commuove la tua caparbietà (che per altro condivido, per certi aspetti), da un certo punto di vista (quello del “trasposto nostalgico”) mi verrebbe anche da rincarare la dose sulle “colpe” dello streaming e sul senso del guadagno a tutti costi, incluso quello di uccidere il piccolo distributore. però non sono convinto fino in fondo. anzi, all’estremo opposto sono un grande sostenitore della pirateria (con tutto ciò che consegue: sia dal punto di vista dei ricavi perduti da parte di chi detiene i diritti, ovvero le truffe legalizzate come la SIAE, sia per i vantaggi che gli artisti ricevono dalla diffusione urbi et orbi – e questo bill gates lo capì benissimo, facendo il “cattivo viso a buon gioco” nei confronti di chi piratava windows… e grazie a ciò, senza mai impedirlo, ha invaso il mondo). ma il punto non è la pirateria, comunque: diciamo piuttosto che non sono convinto che non ci siano delle colpe (di cui l’artista è forse in parte anche responsabile) anche nella modalità di distribuzione di un prodotto di un certo livello. qual è il plus valore che mi dovrebbe giustifcare di spendere 20€ per un CD quando posso ascoltarti gratis in rete? io porto come esempio i radiohead (ma giusto perché li conoscono tutti, ché non sono poi nemmeno stati i primi a farlo) quando han fatto uscire “in rainbows” e han fatto ‘sto ragionamento: non cercarlo illegalmente, non ascolarlo in streming, te lo do direttamente gratis io sul mio sito. poi, se lo vuoi comprare in negozio te lo faccio pagare ‘na cifra in edizione limitata serigrafata ma ti ci metto dentro il doppio dei kbps e te o ascolti in stereo anzichè in mono, ti metto le prove inedite di registrazione, il cofanetto, le foto, le firme in originale, la tisana per bertela quando l’ascolti, cazzi e mazzi etc etc. ecco, io penso che alla lunga questo sistema, pur portandosi dietro tanta spazzatura tipo i trappisti da estinzione (sferastaminkia e quell’altro indemoniato fuori come un balcone), premierà anche gli artisti che sapranno davvero offrire quel plus-valore di qualità, magari nei concerti (tanto più saranno capaci a farli “unici”, tanto più saranno premiati) anziché su vinile o su CD.
    altro aspetto: diminuiscono i CD, vero, ma stanno torando a rispopolare gli iconografici vinili (è sempre questione di mercato, intendiamoci…), al punto da tornare a rappresentare percentuali in doppia cifra del mercato discografico… non so, questo per dire che non so come mai telerecord abbia scelto di chiudere, magari semplicemente non aveva più voglia, chissà? perché secondo me le scppatioie al mercato, per la musica, esistono ancora (coi film di meno, ma con libri e musica lo zoccolo duro è vivo è lotta insieme a noi). scusa, ero partito per un commentino e ho scritto un post 😀

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    1. Barney Panofsky Autore articolo

      Sono d’accordo sulla critica al sistema di distribuzione della musica, tanto che quando posso i CD li compro direttamente ai concerti dall’artista, a metà del prezzo che pago in negozio (o su Amazon). Anche sullo zoccolo duro, seppure sempre più piccolo purtroppo…

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