[Cartaresistente] Paralleli su carta n°8: Reviati e Hornby

Il calcio come metafora di vita, fede incrollabile e pietra di paragone per il resto del mondo -fidanzata inclusa -, oppure come unico svago, ma svago dannatamente serio, in un paese che deve fare i conti con le contraddizioni di una industrializzazione rapida e selvaggia.
Lo sport popolare per eccellenza, il passatempo che ha bisogno solo di un po’ di gente e di spazio – e di una palla… – è il protagonista di “Febbre a 90′”, di Nick Hornby e di “Morti di sonno”, di Davide Reviati.

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Entrambi i romanzi partono dalla fanciullezza dei due protagonisti e ne seguono la maturazione di partita in partita: vista allo stadio in “Febbre a 90′”, giocata all’ultimo sangue nel campetto ai giardini in “Morti di sonno”.

I due mondi che fanno da sfondo alle storie sono molto differenti: la Londra di Hornby dal 1968 ad oggi è una metropoli in cui la middle class se la cava decentemente, e andare allo stadio la domenica è un rito molto più normato che le funzioni in chiesa. Si assiste, nel libro, alla evoluzione delle tifoserie da chiassose e urlanti orde di innocui fanatici storditi dal pranzo domenicale a covi di sanguinari hooligans, evoluzione che va di pari passo con la feroce emersione della crisi sociale del periodo Thatcheriano. Tragedie immani, come i novantacinque morti di Hillsborough del 1989, punteggiano il racconto e costringono alla fine l’Inghilterra all’ammodernamento di stadi centenari, in cui la gente seguiva la partite in piedi, in equilibrio instabile su gradoni di cemento e legno. L’Heysel, qualche anno prima, aveva contribuito all’inizio della fine degli hooligans.

Il fumetto di Reviati racconta l’esplosione di benessere legato al boom economico dell’Italia degli anni ’60-’70. È il periodo di Mattei e della chimica all’avanguardia, che sforna meraviglie e veleni in pari quantità. E produce anche profondi cambiamenti sociali: la storia si svolge in un villaggio vicino all’enorme sito produttivo ANIC di Ravenna; il villaggio – una piccola enclave autosufficiente – è stato fortemente voluto da Mattei, e raccoglie le famiglie degli operai del petrolchimico, un benefit aziendale ante litteram.
In Reviati il calcio è l’esorcismo giovanile per non pensare al pericolo sempre imminente di incidente chimico, una fuga di sostanze, un’esplosione catastrofica che sempre incombono sulla piccola comunità, come le morti non così infrequenti di vari operai in orribili incidenti spesso solo ipotizzati.
Il calcio è pure una delle poche vie di fuga da una vita segnata in partenza, che vede lo sbocco logico del lavoro al petrolchimico come la meta da tutti presagita – e temuta – sin dalla più tenera età. Chi gioca bene può pensare di farsi una esistenza altrove, a patto che resista alle feroci partitelle tra ragazzi in cui perdere è un disonore. In una di queste viene distrutto il ginocchio di Crujiff, un ragazzo che gioca bene come l’olandese del calcio totale. Lo ritroveremo ogni tanto, Crujiff, a guardare dalla sua finestra gli ex-compagni giocare, con le fide Puma a sei tacchetti ingrassate di fresco accanto a lui sul davanzale.
È feroce, l’Italia di Reviati, e non fa sconti a nessuno. Il lieto fine qua è solo accennato; come finisce “Febbre a 90′” – invece – credo lo sappiano tutti.

“Febbre a 90′”, di Nick Hornby. Guanda Editore.
“Morti di sonno”, di Davide Reviati. Edizioni Coconino Press.

 

Barney

Un pensiero su “[Cartaresistente] Paralleli su carta n°8: Reviati e Hornby

  1. ijkijk

    Il libro di Reviati è un capolovoro, ne ho una copia con disegno e dedica autografa. Ma sono sopratutto riconoscente a Reviati per avermi fatto capire che ogni vissuto personale è potenzialmente degno di essere raccontato per quanto misero e sciatto ci possa apparire. Chiaramente ci vuole un’artista per farlo. I fatti del libro si sono svolti solo a 3 Km dai miei fatti che in fondo non sono molto diversi, solo che io a differenza di lui non avrei mai pensato di metterli su carta.

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