Filosofia da muro #121 (hat trick: Pendolante)

Katia mi manda questo ennesimo incrocio tra natura morta ferroviaria e filosofia da muro, che muro non è:

mercenari

Le due scritte sembrano vergate dalla stessa mano, forse femminile, su una macchinetta per la vendita di caffè e tramezzini immarcescibili (nel senso che non marciscono mai, con quel che c’è dentro credo non siano neanche digeribili) in una stazione probabilmente emiliano-romagnola.

Non mi sembra vi possa essere un collegamento logico tra l’invettiva generale contro i militari (mercenari e stupratori in un solo colpo), e l’approvazione candida del sorriso sdentato di chissà chi, ma entrambe le frasi si chiudono con un punto esclamativo, e la mano si firma #truelove, una tag che può applicarsi ad entrambe.

Magari #truelove racconta una storia di sevizie e violenza da parte di un gruppo di militari ai danni di una donna rimasta senza qualche dente dopo l’aggressione, vai a sapere…

 

Barney

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3 pensieri su “Filosofia da muro #121 (hat trick: Pendolante)

  1. blogdibarbara

    A me sembrano due mani diverse, come si nota da molti dettagli confrontando le stesse lettere nelle due scritte.
    Aggiungo che io potrei scrivere (potrei, NON scriverei) qualcosa tipo uomini farabutti se un uomo mi avesse presa in giro, ma se fossi stata stuprata, o avessi subito un qualche tipo di vera violenza, non credo proprio che mi verrebbe da banalizzarlo andandolo a scrivere su una superficie pubblica.

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