“In esilio”, Simone Lenzi (Rizzoli, 2018)

Pochi libri riescono a ritrarre la realtà dei nostri giorni in una manciata di pagine che corrono via veloci come se la storia che vi si racconta fosse più una canzone che un romanzo.

“In esilio” è una di queste perle rare, e già dal sottotitolo attira il lettore: “Se non ti ci mandano, vacci da solo”.

inesilioD’altra parte scrivere canzoni è il mestiere  di Lenzi, cantante dei livornesi Virginiana Miller e autore dei testi del gruppo. Gruppo di cui per inciso aspettiamo da un anno il nuovo disco, dato “in uscita” da mesi e chissà quando poi davvero arriverà.

L’inizio è una dichiarazione: questa non è una storia, perché le storie adesso le racconta la tv con i miliardi di masterchef, meccanici geniali, pasticcieri, nani che si sposano tra loro, uomini di trecento chili che dimagriscono in tre settimane, chirurgie estreme e via così.

Il libro è la cronaca di una fine, perché tutti -come dice Lenzi- facciamo una fine, e sarebbe importante avere coscienza di quale a noi è destinata.

Tra i vari finali raccontati balza agli occhi di tutti quella di un partito democratico in disfacimento -in rottura prolungata si direbbe all’ippodromo-, oramai autoreferenziale nella sua ricerca del biodinamico, dell’equoesolidale, del raffinato a chilometro zero. E parallela a questo disfacimento l’ascesa del “partito dei resti sbagliati”, i grillini, quelli che trovano la loro raison d’etre nel contestare una cosa a caso con la certezza che loro saprebbero farla meglio, sia essa un intervento di microchirurgia cerebrale o l’atterraggio di un Airbus 380.

La politica permea tutto il libro, ma sotto c’è anche la storia del protagonista-scrittore, che sembra iniziare da dove finisce “Sul lungomai di Livorno“, e ha nel cane di Simone Lenzi uno dei personaggi ricorrenti, cane anche lui raccontato assieme al padrone in uno dei brani più belli di “Venga il regno” (lo trovate al link sopra).

Lettura veloce ma intensa, un disincantato arrendersi al passare degli anni e all’aumento esponenziale del tasso di stupidità della popolazione mondiale, “In esilio” è quasi un manuale di sopravvivenza Ghandiana per questi tempi oscuri ma fortunatamente non seri.

Leggetelo, non vi farà più male dell’ennesima puntata di “X-Factor”…

 

Barney

 

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