Filosofia da muro #89 e #90 (hat trick: Gabriele V.)

Due scritte pisane dal collega G., che alla macchina del caffe’ mi sussurra “puo’ interessare?”, come se mi facesse vedere una partita di coca colombiana e invece sono foto sul suo telefonino.

Questa:

smaila

E quest’altra:

cemento

La prima soprattutto mi lascia perplesso, perche’ Umberto Smaila non lo vedo come ideale in alcun modo. Mah. C’e’ la svastica fatta dalla stessa mano che ha vergato la scritta (e questo forse fa capire qualcosa del cervello del graffittaro), e un’altra mano probabilmente livornese che in verde cancella il simbolo nazista e chiosa con l’inarrivabile “Deh!” che racchiude un’intera Divina Commedia.

La seconda ha diversi piani di lettura, dal tentativo di poetica denuncia al messaggio mafioso, ed ha delle belle “e” ed “r”. Il muro di mattoni che la accoglie sembra una tamponatura di un portone, tra due mura antiche e belle, e la scritta sembra quasi una denuncia di questo scempio architettonico. Almeno, speriamo sia questo e non il prodromo alla classica testa di cavallo mozzata fatta trovare nel letto di chi abita li’.

Musica adeguata e a chilometro zero. Gli Zen, ovviamente, con una canzone che e’ tutto fuorche’ leghista (se qualcuno pensasse il contrario): e’ fatta semplicemente mettendo assieme una manciata di intelligentissimi commenti di scimmie da social.

 

Barney

 

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8 pensieri su “Filosofia da muro #89 e #90 (hat trick: Gabriele V.)

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