“The lifecycle of software objects”, T. Chiang, Subterranean Press (2010)

“The lifecycle of Software Objects” e’ il primo racconto lungo pubblicato da Ted Chiang. Ted Chiang e’ a sua volta lo scrittore di “Storia della tua vita”, da cui e’ tratto “Arrival“.

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Avrete capito, quindi, che stiamo parlando di un libro di fantascienza. Ma anche chi non ama il genere e anzi lo schifa potrebbe resistere ed arrivare alla fine di questo pezzo, poi magari incuriosito potrebbe addirittura leggersi il libro e trovarlo interessante. Io ci spero sempre, in questi episodi…

Ma torniamo in tema. Il racconto lungo esiste anche in versione italiana, e si intitola ovviamente “Il ciclo di vita degli oggetti software”, ma vale la pena leggerselo in lingua originale perche’ Chiang scrive in un inglese chiaro ed efficace, e la lettura scorre veloce.

Senza svelare troppo la trama, “Lifecycle” racconta molte cose seguendo per vent’anni la vita di Ana, che da guardiana tuttofare dello zoo cittadino si ritrova trasformata in addestratrice di avatar semisenzienti. La storia si svolge nella vita reale e dentro vari mondi virtuali, alla “Second Life”, e intreccia molti fili e molte domande profonde sulla vita, l’universo e tutto quanto. In poche decine di pagine Chiang riesce a farci appassionare all’evoluzione di Jax, il digiens di Ana plasmato sulle forme di un robottino, da “cucciolo” spaesato a persona reale o quasi, che aspira a diventare un’entita’ giuridica per rivendicare i suoi diritti civili.

Il titolo e’ volutamente “geek”, e filologicamente corretto rispetto al contenuto del libro. Gli avatar semisenzienti (i digiens) sono infatti degli oggetti software, che come tutte le tecnologie hanno un ciclo di vita. Esattamente come le persone.

La versione cartacea originale, del 2010, e’ rarissima, e le copie su Amazon costano almeno 360$. Meno male che sul sito della Subterranean Press c’e’ la possibilita’ di leggerselo gratis per intero, ed e’ una gran bella lettura.

 

Barney

 

 

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7 pensieri su ““The lifecycle of software objects”, T. Chiang, Subterranean Press (2010)

      1. ilmestieredileggereblog

        L’inglese in effetti si legge facilmente (e se lo dico io…) però faccio fatica ad entrare nel genere. Mi piace lo stile, la scrittura molto lineare: frasi brevi, dirette, un po’ quello che ci aspetta dall’inglese. Non riesco però ad entrare nella storia: gli avatar, l’entrare ed uscire da una dimensione…

        Mi piace

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