Filosofia da muro #83 (hat trick: Pendolante)

Questa volta la gratitudine e’ tutta per Katia “Pendolante” M., che oramai detiene almeno la co-titolarieta’ di questa rubrica con uscita periodicamente casuale.

La foto e’ scattata a Trieste, e mi piace molto la WesAndersoneita’ dello scatto, la simmetria scandita a sinistra da strati e strati di manifesti appiccicati gli uni sugli altri e gli uni sugli altri strappati, a destra da una griglia-sfiatatoio anch’essa oggetto di grafomaniaci locali. Ma non quanto il cuore della foto, dove in un dialetto a me ignoto (sara’ mica friulano?) una mano dichiara apoditticamente in viola qualcosa che a me suona tipo “spari talmente tante cazzate a due a due che prima o poi diventan dispari”, e chiude il tutto con un punto definitivo. Amen.

img_5356

La bomboletta rossa, usata da altra mano, credo alluda all’uso un po’ troppo disinvolto del fiasco di vino da parte del primo scriba. E anche qua la scritta e’ definitiva, suggellata da un punto esclamativo che non ammette repliche nel momento in cui declama una verita’ lampante. Il resto e’ contorno al dialogo, e non fa che abbellire il tutto. Bella, complimenti a Pendolante.

A chiudere? Non mi chiedete perche’ ma mi ci sta bene una Patti Smith di pochi anni fa.

 

Barney

 

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