Prepariamoci a Sanremo

Ho usato “Powderfinger” di Neil Young cantata da Margo Timmins e i Cowboy Junkies come chiosa del pezzo dell’altro giorno, che va bene -anzi, benissimo- ma siccome il brano e’ un capolavoro di semplicita’ musicale che racchiude un intero romanzo in quattro strofe, credo che sia il caso di presentarlo di nuovo come si deve, nella sua versione originale.

Neil scrive Powderfinger nel 1975. Vuole metterlo in un disco che non uscira’ mai. Tiene il pezzo li’ per un po’, poi decide di spedirlo ai Lynyrd Skynyrd perche’ lo incidano e lo mettano nel disco che stanno registrando. E’ il 1977, e purtroppo poco dopo meta’ della band muore in un incidente aereo prima di finire il disco. La canzone non la sentiremo cantare da loro, e -vedremo- e’ un vero peccato perche’ secondo me la band di “Sweet home Alabama” l’avrebbe interpretata alla perfezione, visto l’argomento.

Nel 1979 finalmente Neil fa uscire un disco che non e’ quello del 1975, e’ lo splendido “Rust never sleeps”, e anche li’ Powderfinger ci sta da dio.

Prima del testo, faccio una sinossi veloce con l’ambientazione che mi immagino sempre quando la ascolto.

Anni ’40, pontile in legno di una catapecchia cadente in riva al Mississippi, caldo e soleggiato. Un ragazzo e’ sul pontile, magari a pescare. Vede arrivare in lontananza una barca bianca, con un grosso faro rosso. Un uomo e’ in piedi sulla barca, guarda verso la catapecchia. E’ armato.

Look out, Mama,
there’s a white boat
comin’ up the river
With a big red beacon,
and a flag,
and a man on the rail
I think you’d better call John,
‘Cause it don’t
look like they’re here
to deliver the mail
And it’s less than a mile away
I hope they didn’t come to stay
It’s got numbers on the side
and a gun
And it’s makin’ big waves.

Daddy’s gone,
my brother’s out hunting
in the mountains
Big John’s been drinking
since the river took Emmy-Lou
So the powers that be
left me here
to do the thinkin’
And I just turned twenty-two
I was wonderin’ what to do
And the closer they got,
The more those feelings grew.

Daddy’s rifle in my hand
felt reassurin’
He told me,
Red means run, son,
numbers add up to nothin’
But when the first shot
hit the docks I saw it comin’
Raised my rifle to my eye
Never stopped to wonder why.
Then I saw black,
And my face splashed in the sky.

Shelter me from the powder
and the finger
Cover me with the thought
that pulled the trigger
Think of me
as one you’d never figured
Would fade away so young
With so much left undone
Remember me to my love,
I know I’ll miss her.

La storia si svolge rapida e scarna come un romanzo di Cormac McCarthy, e come un romanzo di McCarthy finisce: male, nel sangue. Ma non c’e’ altra fine possibile: il ragazzo e’ troppo giovane, troppo solo e troppo fiducioso nel potere del fucile di suo padre per ricordarsi quel che il genitore scomparso gli aveva detto: se vedi rosso, scappa. Se ci sono anche i numeri e’ peggio.

Il racconto e’ retrospettivo, e ce lo fa il ragazzo morto, che alla fine si scrive pure l’epitaffio: “pensate a me come uno che non avreste mai immaginato se ne andasse cosi’ giovane, con cosi’ tante cose da fare”.

Ecco, una canzone puo’ essere anche questo: una storia raccontata in pochi minuti, con la Gibson nera distorta che spara sempre i soliti quattro accordi e te che immagini una camicia a quadri, jeans e bretelle inanguinati nelle acque del Mississippi.

Sospetto che a Sanremo non ascolteremo roba cosi’, purtroppo.

 

 

Barney

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6 pensieri su “Prepariamoci a Sanremo

  1. blogdibarbara

    Vorrei incontrarti fra cent’ anni
    tu pensa al mondo fra cent’ anni
    ritrovero’ i tuoi occhi neri
    tra milioni di occhi neri
    saran belli piu’ di ieri
    vorrei incontrarti fra cent’ anni
    rosa rossa tra le mie mani
    dolce profumo nelle notti
    abbracciata al mio cuscino
    staro’ sveglio per guardarti
    nella luce del mattino
    uoh questo amore
    piu’ ci consuma
    piu’ ci avvicina
    uoh questo amore
    e’ un faro che brilla
    eh eh eh
    vorrei incontrarti fra cent’ anni
    combattero’ dalla tua parte
    perche’ tale e’ il mio amore
    che per il tuo bene
    sopporterei ogni male
    vorrei incontrarti fra cent’ anni
    come un gabbiano volero’
    saro’ felice in mezzo al vento
    perche’ amo e sono amato
    da te che non puoi cancellarmi
    e cancellarti non posso (io voglio)
    amarti voglio averti
    e dirti quel che sento
    abbandonare la mia anima
    chiusa dentro nel tuo petto
    chiudi gli occhi dolcemente
    e non ti preoccupare (poi)
    entra nel mio cuore
    e lasciati andare
    oh questo amore
    piu’ ci consuma
    piu’ ci avvicina
    oh questo amore
    e’ un faro che brilla
    in mezzo alla tempesta
    oh
    in mezzo alla tempesta
    senza aver paura mai
    vorrei incontrarti fra cent’ anni
    tu pensa al mondo fra cent’ anni
    ritrovero’ i tuoi occhi neri
    tra milioni di occhi neri
    saran belli piu’ di ieri

    Tenetela da parte, che come rimedio al blocco della peristalsi fa miracoli.

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    Rispondi
      1. blogdibarbara

        Quello che mi sconvolge è che l’Italia intera votando direttamente ha fatto vincere – dicono – una roba che dice ritroverò i tuoi occhi neri tra milioni di occhi neri saran belli più di ieri. A questo punto meglio Papaveri e papere che mi mettevo a cantare a squarciagola appena partiva l’organo alla messa grande.

        Mi piace

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