Buzzword of the Year 2016

Non volevo mettere nel titolo “Post-Truth” o la sua traduzione italo-Savianese “Post-Verita’” per non scacciare quei tre o quattro grillini che potrebbero capitare qua per caso. Adesso pero’ per loro la scelta e’ ineludibile: uscire subito e andare a leggere la (post-) Verita’ da abBeppe, o restarsene qua e leggersi il pippone fino alla fine, che non so quanto sia vicina ma ci stiamo preparando.

Bene, andiamo avanti.

Come quasi tutti sanno l’Oxford Dictionary ha eletto “Post-truth” come parola dell’anno. Quelli che non hanno letto dell’Oxford Dictionary sanno della cosa perche’ questo fatto ha dimolto fatto girare i coglioni a Beppe Grillo. E gia’ qua io fossi un grillino comincerei a chiedermi perche’…

Che cosa e’ la post-truth? E’ una verita’ rivelata attraverso slogan emozionali piuttosto che tramite fatti e conoscenze accertate. La post-verita’ non deve essere vera, ne’ tanto meno verificabile. Una cosa che credo tutti possano avere toccato con mano quando per esempio si parla di vaccini. Li’ lo schieramento degli antivaccinisti usa soprattutto l’emozione, il messaggio diretto che terrorizza, la sparata di dati e numeri a caso che riguardano morti e invalidati a vita.

I fautori del metodo scientifico si affannano a controbattere a queste cazzate (cazzate, si. Sono cazzate) con studi scientifici, ragionamenti logici e dati di fatto.

Col risultato di perdere tempo e di non smuovere di una virgola la posizione degli antivax, esempi perfetti della societa’ post-truth.

Per citare una delle mie massime preferite, da me sempre disattesa:

Mai lottare nel fango con un maiale. Entrambi vi sporcherete, e lui si divertira’.

I discepoli della post-verita’ sono infatti tetragoni a qualsiasi spiegazione che venga da fonti al di fuori di quelle che loro considerano “ufficiali”.

Quindi, se si parla di 11 settembre 2001 e’ inutile iniziare a discutere di ingegneria strutturale con un adepto della post-verita’: per lui l’unica fonte degna di rispetto e’ quella di Thierry Meyssan o di gente cosi’; per i vaccini non c’e’ che l’imbarazzo della scelta nel designare quale sia la fonte post-verita’ da seguire, basta che non sia scritta da un medico, e via cosi’ per piu’ o meno tutto: economia, cancro, sesso, e ovviamente politica.

E qua mi ricollego all’incipit.

Uno dei maggiori utilizzatori della tecnica della post-verita’ e’ senza dubbio il vertice del Movimento 5 Stelle. Casaleggio e Grillo sono campioni della tecnica dello sparacazzate ripetute a due a due finche’ non diventan dispari, degni epigoni di Joseph Goebbels che ottant’anni fa gia’ aveva capito come una bugia -se ripetuta mille volte- diventa facilmente verita’. Basta che il pubblico non abbia le basi, ne’ la voglia di verificare. E che si fidi ciecamente di quel che gli viene detto dal vertice, ritenuto insindacabile a prescindere, fornitore solo di profonde e provate verita’: si tratti di medicina, chimica, politica internazionale, economia… tutto quel che dice il vertice e’ corretto e va creduto. A prescindere, appunto.

In questi giorni oltre che della parola dell’anno si parla moltissimo di come i giovani di oggi siano una generazione che affianca uno stato di estrema precarieta’ (per non dire di disoccupazione cronica) a una serie di competenze e di conoscenze ineguagliate nei secoli passati. Questa affermazione e’ parzialmente vera, e si basa sulla ovvia constatazione che i nostri figli adolescenti e ventenni adesso parlano inglese come noi alla loro eta’ ce lo sognavamo, oppure sanno accendere ed “usare” un PC o uno smartphone. Questi giovani sono uno dei bersagli migliori per chi usa la post-verita’ come strumento di aggregazione del consenso, proprio perche’ usano moltissimo la tecnologia. E -la mi sia ‘honsentito dire- le usano male: non hanno voglia di capire perche’ una cosa si fa in un certo modo, basta sapere come fare a farla; ne’ han voglia di approfondire un argomento, soprattutto quando c’e’ la versione facile gia’ predigerita per loro. E spesso  e’ versione la fuffara, la complottista, la antimainstream. Quella che appunto viene veicolata “facilmente” su internet, a disposizione di tutti.

Oggi si sente sempre piu’ spesso dire che la rete e’ democratica, perche’ mette a disposizione di chiunque un sapere sterminato. E’ vero, ma quel che la rete -e i guri della rete, abBeppe Grillo in primis- si guardano bene dal mettere a disposizione dei naviganti sono gli strumenti per usarla bene. E perche’ mai dovrebbero fornire al popolo gli strumenti veri per ottenere informazione? E’ molto piu’ conveniente far credere alla gente di avere tutto in mano, e poi dargli solo quel che vuoi tu. E sbraitare come una gallina strozzata quando qualcuno fa notare che sarebbe anche l’ora di smetterla di sparare cazzate su tutto e farle passare per scienza, o per concetti profondi.

La post-verita’ funziona bene quando convinci le persone che esse sono in grado di capire tutto di tutto, e allo stesso tempo le tieni nell’ignoranza. Funziona cosi’ da anni, prima si chiamava propaganda, prima ancora religione.

E non e’ stupefacente (almeno per me) constatare che in decenni di declino delle religioni tradizionali hanno avuto buon gioco santoni, maghi, fuffari, e negli ultimi anni i diaconi della post-verita’: la nuova religione che non sai nemmeno di professare…

Come ci sta bene Lennon, come commento musicale, eh?

Barney

 

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8 pensieri su “Buzzword of the Year 2016

  1. shevathas

    il problema di internet è che, nel bene o nel male, son saltati tutti i filtri all’informazione; l’informazione va direttamente e facilmente dal produttore al consumatore. Prima invece c’erano un sacco di filtri. Per rendersene conto basta pensare alle lettere pubblicate nei quotidiani ed alle telefonate passate da radio parolaccia (radio radicale quando collegò l’antenna alla segreteria telefonica), due cose completamente distinte.
    Era molto difficile che in biblioteca si trovasse il testo “il sole ed il sistema solare” nello stesso scaffale di “astrologia esoterica”. I romanzi stavano con i romanzi e i testi scientifici con i testi scientifici. Internet invece è un minestrone e chi non è capace di filtrare e strutturare l’informazione finisce a considerare il rank di google l’unico metro di “attendibilità”. Con l’ovvio effetto di rendere Tesla, da geniale inventore e provetto fisico, un ciarlatano della free energy e dei raggi della morte.
    Per noi dell’era pre internet, cresciuti con tali filtri, è scontato classificare e catalogare il valore dell’informazione, per chi invece non ha mai visto quei filtri e non ha mai dovuto catalogare è scontato che non lo faccia. E i, tristi, risultati son sotto gli occhi di tutti.

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    1. Barney Panofsky Autore articolo

      E’ questo, ed e’ anche peggio. Lo vedo con mia figlia e la musica: per lei esiste solo quella di Amici e X-Factor. In rete e’ la stessa cosa: un numero sempre piu’ grande di persone ha come riferimento per l’argomento “x” (che varia da medicina a fisica, a come laccarsi le unghie) uno o due siti e stop. Quello che e’ scritto li’ e’ vangelo, il resto non esiste. E’ troppo facile e comodo avere chi ti predigerisce l’informazione e nel contempo ti fa sentire esperto in tutto.

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  2. ijk_ijk

    Qui John Lennon sembra Bob Dilan….voce, musica e testo…(ipsilon rotta)
    Anche nell’era pre internet abbiamo avuto le nostre post-verità, bufale e leggende metropolitane credute per vere. C’è chi è diventato adulto credendo ancora agli ufo, all’omeopatia e a Nibiru. Per non parlare di tutta la dietrologia politica in cui abbiamo vissuto. E’ vero che se volevi convincerti che le piramidi le avevano costruite gli alieni dovevi sforzarti tu ed uscire di casa per andare in edicola e in libreria a cercarti le info giuste perche nessuno ti poteva mandare un link html.
    La differenza che vedo con l’oggi è che le posteverità nascono, circolano e muoiono pure con una grandissima velocità e che putroppo hanno una diffusione amplissima e lasciano cicatrici.
    L’esempio di tesla che cita shevathas è purtroppo emblematico.
    Però non sono così pessimista. La natura umana è invariante nei secoli, i giovani son sempre loro e i vecchi appena diventano tali criticano i giovani.
    Al momento mi sento di dire che è meglio la situazione attuale rispetto alla fornitura di postverita da parte di un regime. Sappiamo come è andata finire.

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  3. ijk_ijk

    Siccome sono a casa con l’influenza ho preso in mano un libro di Mirko Dondi (insegna storia a unife) – La lunga liberazione- giustizia e violenza nel dopoguerra italiano. E’ un libro lunghissimo e documentatissimo. E’ il classico esempio di come sia faticoso informarsi . Non è possibile condensare anni di storia in una battuta da socialnetwork- es ” La verita sullaIIWW! I fascisti erano dalla parte giusta” o fregnacce simili. La storia è complicata, difficile da descrivere e ancorpiu da capire. Questo libro sta cambiando di molto la mia percezione della storia italiana a partire dalla fine della guerra fino ai nostri giorni. Ma studiare è un processo lento e ti lascia con piu dubbi che verità.

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