Altri segni della fine: il Bimby (C)

Fino a un anno fa non avevo idea di cosa fosse, ‘sto Bimby.

All’inizio, dato il contesto in cui veniva tirato fuori, avevo capito si trattasse di un certo Bimbi, che doveva aver scritto un libro di ricette infallibili e rapidissime. Pian piano pero’ mi si apriva uno scenario nuovo, finche’ non usci’ la parola magica.

Robot.

Bimby e’ -lo sanno tutti ormai- un aggeggio che taglia-sminuzza-impasta-cuoce qualsiasi cosa. Bimby e’ venduto dalla Vorwerk, l’azienda tedesca che dal 1883 vende porta a porta il famosissimo “Folletto”, un aspirapolvere che aspira come gli altri, ma costa il triplo e i sacchetti di ricambio te li porta a casa il rappresentante. Quando gli pare a lui. Al prezzo di sei etti di oro fino.

Si, perche’ la forza della Vorwerk e’ la vendita porta a porta. Con dimostrazione obbligatoria a casa tua di come pulisce bene il Folletto, o di come cucina velocemente e senza errori il Bimby.

Bimby costa 1.199 Euro, che e’ un classico prezzo-specchietto con due “nove” in fondo che dicono alla brava massaia (e al bravo massaio) quanto sono fortunati a non dover spendere ben 1.200 Euro, ma solo 1.199.

Chi ha il Bimby ne canta le lodi in ogni circostanza. Non v’e’ pietanza, preparazione, tipo di cottura che sono alieni al robot tedesco.La polenta dice viene benissimo, cosi’ come il risotto. Ma anche spezzatini, impasti per pane e pizza, marmellate, cheesecakes, cinghiale in umido con le olive… tutto puo’ essere preparato con maestria dall’aggeggio che costa solo 1.199 Euro. Ricettari specifici a parte, che vengono via a 35 Euro l’uno ovviamente. O di una specie di penna USB che pare ti guidi passo passo nella realizzazione dei manicaretti piu’ difficili. Come facevano una volta quelle robe di carta che si chiamavano “ricettari”.

Chi ha il Bimby descrive la sua vita come divisa da uno spartiacque rotante: prima di lui tristezza, pasti frugali, corse matte e disperatissime per riuscire a preparare qualcosa per cena, l’inferno in terra. Dopo: ruscelli di latte e miele, timer impostati al mattino che ti fanno trovare a casa le penne all’arrabbiata all’ora giusta, un sacco di tempo libero.

Che poi non si capisce uno cosa ci faccia di tutto quel tempo libero, ne’ come possa un aggeggio che costa solo 1.199 Euro e che ti risolve mezz’ora di vita alla sera essere il paradiso. O come si possa lasciare a un trabiccolo la cottura e mantecatura di un risotto, magari poi bullandosi con i commensali per come t’e’ venuto bene stavolta.

A me, cosi’ a naso, pare una cagata pazzesca. E se considerate che esistono alternative che fanno la stessa cosa a prezzi che sono al massimo di 800 Euro (e che non ti tirano neanche in casa i venditori Vorwerk, categoria fastidiosa quanto i Testimoni di Geova non perche’ son cattivi, ma perche’ entrati una volta non te li levi piu’ dai coglioni…), forse non considererete piu’ un affare averlo pagato solo 1.199.

Io quando torno a casa la sera e mi metto a cucinare, mi rilasso. Ascolto la radio e cucino, e davvero non riesco a capire come la gente si possa far convincere che cucinare e’ uno stress, e che il robot Thermomix (e’ il nome d Bimby nel resto del mondo) e’ quel che ci vuole nella vita di ciascuno.

Ma sicuramente dopo aver sborsato solo 1.199 Euro, uno non puo’ incazzarsi se il Bimby gli sbaglia la cottura (pare non succeda mai, o non viene tramandato nei sacri libri per timore di ritorsioni divine): tutto e’ rose e fiori, tutto e’ latte e miele. Tutto e’ Bimby.

O anche no, grazie. E’ gia’ una vita difficile anche senza di lui…

Barney

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17 pensieri su “Altri segni della fine: il Bimby (C)

  1. 321Clic

    Chi ne decanta le immense lodi in qualche modo deve giustificare la spesa.
    Cucinare è divertente oltre che rilassante, dopo una giornata passata tra i bit ho bisogno di fare e di sporcarmi le mani piuttosto che delegare all’ennesima macchina. Radio forever.

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  2. ijk_ijk

    Non è un segno della fine dei tempi ma il suo contrario. Il Bimbi come il Folletto, il BigPower, i contenitori della Tupperware, le pentole uniche e indistruttibili (varie marche), i cosmetici della (??non ricordo il nome), i corredi unici introvabili e tante altre cose del genere sono sempre esistiti. E ci aggiungo pure l’Olio Carli… Tutti prodotti venduti a 2-20 volte il loro valore tramite il passaparola e rappresentanti capaci e insistenti che in fondo vanno a colmare dei bisogni psicologici ma reali. Conosco tanti acquirenti ed anche rappresentanti di questo mercato. Mi sembra strano che tu non sia mai venuto a contatto con questo mondo di subcommercio costituito sopratutto da clienti donne.

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    1. Barney Panofsky Autore articolo

      Stanhome. Oppure un’altra marca che non viene in mente nemmeno a me. Certo che ci sono venuto in contatto: mia madre aveva il Folletto superaccessoriato :-). Ma ho sempre pensato fosse una roba assurda, oggi è anacronistica con l’e-commerce non ha più alcun senso…

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      1. ijk_ijk

        imco, un’altra marca.Certo che è una roba assurda e anacronistica ma ma natura umana non cambia al ritmo della tecnologia. Il nostro futuro non è in una asettica 2001 odissea nello spazio ma, nella migliore delle ipotesi in un mondo alla blade runner con 2 napoetani che fanno il gioco delle 3 carte vicino alla sede della Nexus ai replicanti appena sfornati. E il rappresentante della HiperBimbi che ti entra in casa mentre sei teleconnesso alla tua multinazionale e rifila a tua moglie il fantastico elettrodomestico che fa la nutella fatta in casa come quella di una volta.

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  3. dv8888

    Se ti dicessi che in casa abbiamo un bimbo del 1980??? Rifatto il pacco lame nel 2007 ed il venditore stupito mi chiese se era davvero quello arancione con oltre 20 anni di vita. Cambiati un paio di oring ogni tanto. Ci si fa di tutto. Dal pesto alla granita!

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  4. Pingback: Man Vs Machine | BarneyPanofsky

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