Investo. La vecchia sulle strisce. Col Cayenne.

L’unica volta che ho telefonato ad una trasmissione radiofonica fu secoli fa, a Radio1, quando c’era Aldo Forbice a condurre una programma di regime che non ricordo neppure come si chiamava. Ne’ con quale voce parlasse, o con quale poi cantava (per dirla alla Guccini).

Intervenni per portare un po’ di dati di prima mano alla discussione “il costo del lavoro in Italia e’ il piu’ alto del mondo“, che e’ una cazzata e ve lo dico perche’ per mia (s)fortuna ho a che fare anche con i costi aziendali del personale di aziende europee di tutte le dimensioni, sino a “padrone-di-mondo”. Costi veri, dichiarati dalle aziende per ricevere finanziamenti pubblici, da comparare a quelli dichiarati dalle imprese italiane per gli stessi motivi.

Anche quella volta feci notare come gli stipendi LORDI italiani sono tra i piu’ bassi d’Europa, e ricordo che Forbice tiro’ fuori lo stramaledetto cuneo fiscale (che e’ come dire l’ircocervo, una bestia mitologica che tutti han sentito nominare,ma nessuno sa come cazzo sia fatta). Allora io ribadii con il costo aziendale, ma senza alcun successo perche’ qua siamo anche oltre l’ircocervo. Siamo nel regno dei folletti leprecauni, che non son proprio roba italiana…

Vabbe’, finita la rimembranza sepolcrale non mi resta che passare al tema del giorno che e’ in realta’ il tema di qualche giorno fa.

Un ex collega, emigrato in Germania per futili motivi (leggasi: stipendio nettamente migliore di quello che poteva spuntare in Italia) segnala l’ennesima idiozia governativa di questa manica di wannabe politici d’alto livello che in un mondo ideale manco a fare i guardalinee in un campionato Allievi li metteresti: l’iniziativa “Invest in Italy“, che sarebbe la maniera per attrarre investitori e imprenditori stranieri, e convincerli a venire a fare business qua da noi.

Come ogni puttanat iniziativa d’un certo spessore che si rispetti, “Invest in Italy” (una cagata gia’ dal titolo) snocciUola un decalogo di ragioni per venire a fare impresa da noi. Gia’ il fatto di restare ancorati a questi stilemi vecchi di millenni (i Dieci Comandamenti) ci fa vedere sia l’inadeguatezza del mezzo (oggi, ai tempi di WhatsApp e di Twitter devi puntare su uno-due concetti chiari. Col cazzo che la gente si mette a leggere DIECI motivi…), sia la tronfia boria di chi si crede un gradino sopra Dio, ma e’ in realta’ un paio di metri sotto il bastone del pollaio.

Ma non divaghiamo: al punto 5 si legge il titolo “Competitive and skilled workforce“, che sembra un complimento per i lavoratori italiani, se non fosse per quel “competitive” iniziale che l’estensore delle Dodici Tavole si affanna subito a spiegare cosi’:

Italian hourly labour costs are below the Eurozone average: they are only 82% compared to the cost in France, and 90% to Germany (1). More than 20 Italian universities are ranked in the top 500 academic institutions in the world (2), with about 300,000 graduates per year(3).

  1. Eurostat, 2015
  2. Academic Ranking of World Universities, 2014
  3. MIUR, 2014

Grassetto e riferimenti governativi, non miei. E se vi restasse il dubbio su cosa vuol dire quella prima frase, c’e’ un grafico nell’opuscolo -che immagino i nostri valorosi Ministri si portino dietro nelle visite in Cambogia, Madagascar e Cile- che vi spiega tutto ammodino:

interno_invest_in_italy_grafico_stipendi_bassi_big

Cioe’: non solo gli stipendi italiani sono i piu’ bassi tra quelli li’ sopra mostrati, ma addirittura crescono meno degli altri! E il Governo se ne bulla come un grande successo, una caratteristica positiva del nostro paese…

L’anno prossimo nell’opuscolo invece che la comparazione tra ingegneri  (38.500 Euro lordi per quello italiano con 5 anni di esperienza, 48.800 in media negli altri paesi UE…) suggerisco di mettere direttamente quella tra i salari dei mezzadri nostrali e quelli della Patagonia. E suggerisco anche ai nostri governanti di andare a visitare paesi che fino a poco tempo fa erano per noi “terzo mondo”, e contare quanti ingegneri lavorano li’ con stipendi maggiori di quelli del mezzadro italiano.

Prima di passare per l’ennesima volta a Lennon, il titolo del post. E’ a mio modestissimo avviso quel che passa per la testa al Cumenda milanese (ma anche romano, o fiorentino, o d’altra parte d’Italia) quando gli chiedi di “investire“.

 

Barney

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9 pensieri su “Investo. La vecchia sulle strisce. Col Cayenne.

  1. Ugo Bardi

    20 università Italiane fra le prime 500?????? Ma se ne vantano anche di questa catastrofe???? Non abbiamo nemmeno un ateneo fra i primi 100. Il top level oggi è Roma, oltre il 150esimo posto, nel 2003 era al n. 70. Bel successo di competitività nazionale.

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    1. Barney Panofsky Autore articolo

      Devi ammettere che sono dei genii della comunicazione: venti nelle prime 500 fa scena. Nessuna entro le prime 150 un’altra. In ogni caso il target erano gli industriali stranieri, non certo gli studenti universitari. Purtroppo, aggiungo.

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      1. blogdibarbara

        Ecco. Il mio investitore invece era uno sfigato romano con la Ford Focus della mamma.
        PS: io se fossi una segretaria bonazza, il coglione col SUV lo snobberei alla grande. Molto meglio una bestiolina come questa

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      2. blogdibarbara

        Io ho una 147, ovviamente rossa. Visto che qui dove sto adesso arrivo dappertutto in dieci minuti a piedi sarebbe ragionevole che ne prendessi una piccola, ma rinunciare alla macchina grande e con quel minimo di potenza da farti sentire il rombo sotto il culo è proprio una sofferenza. Ci dovrò pensare.
        La Jaguar piace anche a me, ma ho letto che ha il vizio di andare spesso dal meccanico. Una bella Maserati non mi dispiacerebbe.

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