Breve survival guide per una gita in Cina (with Guy DeLisle)

Visto che ci sono stato oramai un po’ di volte, posso permettermi di condividere alcune dritte per chi si volesse avventurare in Cina e avesse bisogno di un supporto spirituale di modestissima caratura.

Vi dico pero’ che avrete un’altra guida, di ben altro spessore: Guy Delisle, sceneggiatore, animatore e fumettista canadese di lingua francese che con i suoi reportage a fumetti e’ diventato famosissimo.

Il suo primo libro di reportage a fumetti non e’ stato quello che gli ha dato la fama (che e’ arrivata cinque o sei anni dopo), ma e’ la mappa perfetta per la Cina. Si intitola “Shenzhen” e ve lo consiglio a prescindere (come vi consiglio “Pyongyang” e “Cronache di Gerusalemme”).

cover

Io e Delisle abbiamo visto posti diversi: lui si ferma per mesi a Shenzhen per seguire una produzione di animazione per ragazzi subappaltata ai cinesi, io in genere vado a Shanghai-Pechino-Lanzhou per una settimana (giusto il tempo di riprendersi dal jet lag, cosi’ ti puoi rincoglionire di nuovo col viaggio di ritorno) e sto nelle citta’ per un paio di giorni al massimo. Ma vi assicuro che quello che trovate in “Shenzhen” e’ la Cina delle grandi citta’, con magari differenze nei cibi (ottimi ovunque), ma il resto e’ uguale.

A cominciare dalle camere di albergo: qualsiasi categoria voi occupiate (e siccome siete occidentali, non scenderete mai sotto le tre stelle cinesi), la vostra stanza avra’ alcune caratteristiche tipiche:

  • dotazione in bagno di almeno spazzolino, dentifricio e pettine;
  • tubature gorgoglianti;
  • il bollitore per the-minestre calde-acqua calda (la bevono come noi beviamo il caffe’);
  • un televisore che prende solo canali cinesi;
  • una WiFi ballerina – un cavo per connessione cablata comunque ballerina;
  • e soprattutto la pulsantiera.

Si, perche’ in qualsiasi camera vi troviate, avrete il problema delle luci. Che si sostanzia in un pannello di controllo accanto al comodino, fatto esattamente come ce lo disegna Guy:

shenzhen

Quelle due rotelle ai lati dei pulsanti sono i comandi per le abat-jour. Tutte le scritte sono in cinese, ovviamente. E non v’e’ alcuna relazione tra la posizione dei pulsanti e la luce da essi comandata. Andrete a caso, come tutti, fino a riuscire a spegnere o accendere quella giusta.

I bagni sono un’altra caratteristica cinese, per vari motivi. Intanto ce ne sono di diversi tipi: il cesso classico all’occidentale e’ reperibile in genere nei ristoranti e negli hotel, ma in giro e’ pieno di bagni pubblici (vista la quantita’ di the che bevono, e’ in effetti comprensibile) dotati di turche di foggia strana. Uno dei piu’ incredibili e’ una sorta di scatola allungata di ceramica che sara’ larga 15 centimetri e lunga 40, e non si capisce come ci si possa cagare dentro. Pero’ pare sia usato per questo. I cessi normali poi vanno alla rovescia: sono sempre pieni d’acqua e se tiri lo sciacquone si apre una valvola in fondo che risucchia il contenuto e riempie la tazza di acqua pulita. La carta igienica e’ una rarita’: finisce sempre -per cui e’ utilissimo portarsi dietro pacchettate di fazzoletti-, si taglia solo con il machete e viene buttata (usata, ovviamente…) in un secchio della spazzatura vicino al cesso. Questo credo perche’ le tubature sono un po’ ballerine, e il rischio di intasatura e’ alto a buttarla dentro anche per la sua tenace consistenza. Le turche hanno lo sciacquone a pedale, oltre il buco. Comodissimo per provare il senso di equilibrio dell’utilizzatore…

Delisle racconta un’altra enorme verita’: le file in Cina sono un’opinione, e ve ne accorgerete in ogni dove. Se si lascia un minimo spazio con quello che ci sta di fronte, arriva qualcuno a colmare il gap e a fottervi il posto. Se non vi capita prima, sperimenterete la cosa all’aeroporto, quando tenterete di fare il checkin (a meno che non siate viaggiatori business). Gia’ che ci siamo, vi dovesse capitare di prendere un volo interno (a me capita sempre…) attenzione a due cose al controllo sicurezza:  accendini o fiammiferi e batterie al litio oltre una certa potenza. I primi non possono viaggiare neanche in stiva, i secondi sono visti come bombe atomiche e vi consiglio vivamente di lasciare a casa sia batterie di ricambio, sia i vietatissimi power pack per il cellulare. Ai controlli sicurezza, poi, sarete sempre perquisiti a prescindere dal fatto che il metal detector abbia suonato o no: lo fanno con tutti, non e’ razzismo. I voli interni cinesi sono comunque botte dalle 2 ore e mezza in su, e vi daranno sicuramente da mangiare almeno un panino.

I ristoranti: come ho gia’ detto in Cina si mangia benissimo anche nella peggio bettola che vi capiti di frequentare. Anzi: spesso e’ meglio la bettola che il ristorantone, soprattutto se siete a un pranzo formale con una quantita’ infinita di portate che dovete per forza assaggiare. Sara’ difficile capirsi con i camerieri, nelle bettole. A me e’ capitato un locale in cui nessuno parlava inglese e ce la siamo cavata perche’ avevamo scelto il ristorante con menu’ fotografico. Abbiamo cannato le quantita’ (abbiamo ordinato roba per sei, eravamo in due…) ma mangiato benissimo. L’altro lunedi’ a Lanzhou siamo riusciti a mangiare spettacolari arrosticini di pecora facendoci capire con un misto di inglese e di mimo. Il punto dolente e’ la birra, che nel nord viene servita calda. A Shanghai invece la portano fresca al punto giusto. Il cibo e’ vario e saporito, se proprio siete schizzinosi evitate di chiedere cosa c’e’ nel vostro piatto. Assaggiate e basta.

Altra caratteristica della Cina sono i cantieri. Costruiscono sempre, giorno e notte: palazzi da 30-40 piani (a decine, tutti uguali!), strade, ferrovie, metropolitane… E’ facile tornare in un posto dopo sei mesi e trovare lavori enormi che hanno drasticamente cambiato la morfologia del luogo. Spesso si costruisce per investire: se il prezzo del terreno e’ ritenuto basso, si compra e ci si fa sopra un bel palazzo, convinti che in pochi anni i prezzi saliranno e ci sara’ un bel guadagno.

Il clima e’ vario agli estremi: si passa dal deserto all’alta montagna all’umidissima Shanghai in un volo, letteralmente.

Infine, anche in Cina ci sono discrete rock band, il che non guasta mai:

 

 

Barney

Annunci

6 pensieri su “Breve survival guide per una gita in Cina (with Guy DeLisle)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...