“La citta’ e la citta’”, C. Mieville (Fanucci, 2009)

China Mieville e’ uno dei maggiori scrittori di fantascienza viventi, e questo suo romanzo ne e’ la testimonianza.

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Questo libro non si puo’ rinchiudere in un genere di nicchia come la SciFi, perche’ in realta’ siamo dalle parti di un noir distopico orwelliano con abbondanti spruzzate di sociologia.

L’idea e’ geniale: siamo piu’ o meno negli anni ’80, in Europa dell’Est, in una citta’ immaginaria, Beszel, che si intreccia e si compenetra con un’altra citta’, Ul Qoma. Pero’ le due citta’ sono come due stati separati, e i rispettivi abitanti per legge non possono accorgersi, guardare, interagire con l’altra citta’ e con i suoi abitanti. Io mi sono immaginato una Berlino divisa da un muro invisibile, invece che da quello vero, in cui le strade che passano “di qua” e “di la’” provano a mescolare le due popolazioni. Le quali, pero’, come acqua e olio, scivolano una sull’altra senza degnarsi di uno sguardo. In strada le auto devono evitarsi non guardandosi, i pedoni attraversano guardando con cura solo dal “loro” lato, e cosi’ via. Ci sono quartieri in cui i palazzi di una citta’ sono accanto a quelli dell’altra, e gli abitanti non si incontrano mai.

Chi rompe questa legge compie una violazione, e immediatamente viene scoperto e catturato dalla Violazione, una polizia segreta che per analogia alla Berlino del secolo scorso potrebbe essere la VoPo locale.

In questo scenario spiazzante si svolge la storia, che inizia con la scoperta di un cadavere di una ragazza a Beszel, che pero’ non e’ di Beszel. L’Ispettore Borlu’, incaricato delle indagini, si trovera’ a dover indagare non solo a Beszel e Ul Qoma, ma rimarra’ invischiato pure nella ricerca della mitica Orciny, terza citta’ che sarebbe nascosta tra le due.

Il resto e’ molto sociologico, molto hard boiled e parecchio divertente.

Il libro si legge bene anche in lingua originale, scorre rapido verso la fine e non delude quando ci si arriva.

Notevolissima lettura, costringe a pensare il che -di questi tempi- e’ cosa rarissima.

 

Barney

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