Il cuoco, il baro e tutto quanto

Ovvero: le coincidenze.

Ieri un amico su facebook elenca “à la Hornby” una serqua di film per lui imperdibili, chiedendo alla folla di aggiungerne altri.

E’ mattina presto, aspetto il bus per l’ufficio e partecipo alla lista collettiva.

Aggiungo “Taxi Driver“, e poi i primi film di Greenaway e “La casa dei giochi” di David Mamet. Il successo e’ pari a quel che si potrebbe ottenere alzandosi in piedi nudi e ubriachi durante una celebrazione religiosa di fronte al Papa. E -urlando “Viva la topa!”- andarsene dalla sala. Piu’ o meno zero, insomma.

Lascio cadere la cosa,  e arriva l’ora di pranzo di oggi.

Quando apro ancora il famigerato faccialibro e leggo che un’amica ha scoperto il secondo peggior film dopo “Il cuoco, il ladro, sua moglie e l’amante“, che incidentalmente le ho fatto vedere io ed altrettanto incidentalmente rientra nella categoria “primi film di Greenaway”. Il second worst e’ proprio “La casa dei giochi“, e siccome a me piacque moltissimo millanta anni fa, chiedo chi glielo ha proposto, questo. Chi e’ quel pazzo che ha i miei stessi gusti cinematografici, diametralmente opposti ai suoi?

Me lo hai passato te“, e’ la risposta.

Una persona normale l’avrebbe abbozzata li’, saluti e a presto, eh? Invece io ho continuato la discussione sino ad adesso e ripensato ad almeno un paio di aspetti laterali della cosa cosi’ tanto da dover cercare di scriverli, senno’ se ne andranno come lacrime nella pioggia nel lento ma inesorabile decadimento del mio cervello.

Intanto, so perfettamente di non rappresentare uno standard in quasi nessun ambito sociale, ma -lo dico per chi non mi conosce- non lo faccio apposta: sono cosi’. Non e’ che mi atteggio, che mi sforzo di fare il diverso, il laterale rispetto alla linea dritta. Cerco laddove possibile di comportarmi come mi viene naturale. Il che quasi sempre vuol dire risultare irritante, spocchioso, iperconvinto, irragionevole, gobbo, ebreo e comunista.

E negro.

Voglio dire, nello specifico: non vado al cineforum di default, a vedere l’ultimo sopravvissuto della Nouvelle Vague, o il filmino armeno sottotitolato in Farsi perche’ lo prescrive la guida del radicalchic, o il manuale del bastian contrario. Guardo un po’ quello che mi pare; e quindi film di tutti i generi, evitando quanto possibile di sapere prima cosa andro’ a vedere, ed evitando laddove mi riesce il blockbuster. Ovvio: ho le mie preferenze (bassa lega di estrazione fumettistica, fantascientifica, hard boiled…) come si puo’ vedere da quel che racconto qua dentro. Ma a volte -soprattutto quando ero piu’ giovane- rimango affascinato da cose diverse dalla storia narrata dalla pellicola, come ho cercato di spiegare per il film di Greenaway la’ sopra. Non e’ solo la storia (che e’ relativamente banale e relativamente incredibile) che mi ha colpito anni fa: e’ il come la storia viene raccontata. Per colori, suoni, immagini, stacchi… Ti aspetti quasi di sentire gli odori, quando guardi quel film (almeno: io mi aspetterei di sentirli. Ma sono strano 🙂 ).

“Il cuoco, il ladro, sua moglie e l’amante” e’ una overdose continua di input sensoriali che puo’ stordirti se non sfuochi un po’ la vista e l’udito per cercare di cogliere la coralita’ del magnifico affresco barocco che ti si presenta davanti. Ma se non ti viene naturale goderne cosi’, capisco benissimo che possa fare schifo. Se ti aspetti una storia da relax serale non va bene. E io il novanta per cento delle volte vado al cinema per formattare il cervello, sia chiaro. Quindi, ok. Devi avere culo di beccartelo all’eta’ giusta, nello stato d’animo giusto, magari non quando torni a casa dopo una giornata di lavoro stressante e noiosa.

La casa dei giochi” e’ secondo me anche peggio da questo punto di vista. E’ un film tutto basato sulla psicologia, un film in cui quello che succede non e’ quasi mai quello che sembra (la storia si basa su imbrogli e simulazioni); e’ pure un film lento, si’, perche’ Mamet e’ prima di tutto un regista teatrale, e questo film appare piu’ una tragicommedia recitata su un palcoscenico enorme che una pellicola per il cinema. Non sarebbe mai sopravvissuto tre giorni nelle sale, fosse uscito di questi tempi.

Alla fine, quindi ha ragione Linda: se quei due film non le son piaciuti (trad.: se le han fatto schifo) non ci sono discussioni, vi e’ ampio margine di spiegazione e completa liberta’ di giudizio. Parabestemmiando, c’e’ un tempo per vedere Greenaway e un tempo per vedere qualsiasi altra cosa :-).

Pero’ il tempo per “Taxi Driver” spero sia sempre giusto.

Avrei da scrivere altro, tipo che magari dal 1989 non e’ cambiato solo il cinema, ma pure gli spettatori e quel che gli spettatori vogliono vedere (e non parlo di me, ma di quelli che oggi hanno vent’anni come li avevo io a quell’epoca), e ovviamente quello che le case di produzione fanno uscire ogni mese, ma s’e’ fatta una certa ed e’ il momento di chiudere.

Con un brano da uno dei gruppi che ascolto di piu’ di questi tempi. Non e’ che abbiano fatto chissa’ quanti dischi (tre), ma son davvero bravi. Questa non e’ loro, ma la tipa la canta oserei dire discretamente:

 

Barney

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2 pensieri su “Il cuoco, il baro e tutto quanto

  1. Linda

    Devo aggiungere che nella Casa dei Giochi mi aspettavo dall’inizio che venisse fregata lei, anche la storia del poliziotto mi è sembrata subito una messa in scena..ma rimane che la fine è sbrigativa e, per quanto inaspettata, deludente. Sul “Cuoco, ladro e compagnia bella” non mi esprimo, ché è meglio..

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  2. Tratto d'unione

    Non aggiungo niente perché avrei detto le stesse cose. Età, vedere le cose a momento giusto, (per Greenaway è fondamentale). Mamet, che mi piace lo stesso anche se non è rimasto giovane come Taxy driver. Il cinema che è cambiato e pure gli spettatori. Soprattutto la libertà di vedere proprio quello che mi va “anche se” è prescritto dalla guida del radicalchic o è un blockbuster… Comunque io tra i titoli degli imperdibili ci metto pure Il profumo della papaya verde, del 1992… ma sono problemi miei 🙂

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