Skills

Sarebbero le abilita’ che ciascuno di noi possiede.

C’e’ questo rapporto (no, lo linko alla  fine) dell’OECD che -pareggiando il famoso studio PISA sulle abilita’ nei bambini e ragazzi fino a 16 anni- analizza le skills linguistiche, logiche e matematiche di adulti di 22 paesi nella fascia 16-65. I cui risultati sono impressionanti, ma danno tra le altre cose una ulteriore spiegazione del perche’ la gente crede ai santoni, alle sciechimiche, alle medicine alternative, all’E-Cat e ai grillini.

Sono 466 pagine notevoli, che uno puo’ sfogliare anche a caso tanto dove caschi caschi.

Lo studio e’ stato citato da De Mauro qui, ma l’analisi dell’ex-ministro a me pare troppo benevola per la nostra Patria, perche’ il buon Tullio si rifugia spesso nel “si, noi siamo nella merda ma non e’ che gli altri stiano meglio“.

Beh, lasciamo il buon De Mauro e vediamo qualche titolo a caso dalle prime pagine:

Skills transform lives and drive economies
Skills have a major impact on each individual’s life chances.

Low-skilled individuals are increasingly likely to be left behind… …and countries with lower levels of skills risk losing in competitiveness as the world economy becomes more dependent on skills.

Inequality in skills is associated with inequality in income.

Those with lower skills proficiency also tend to report poorer health, lower civic engagement and less trust.
E qualche bella figurina:

literacy1

Questa qua sopra e’ la rappresentazione di quanto il campione e’ in grado di leggere, scrivere e capire un testo scritto, anche facendo ragionamenti astratti. Il grado 1 e’ il peggio del peggio, il 5 il meglio che si puo’ fare. L’Italia e’ cerchiata in rosso, da me. Si, siamo gli ultimi…

A pagina 64 del documento che prima o poi vi linkero’ c’e’ spiegato tutto, non dubitate.

 

itajap

Questa qua sopra invece e’ la fotografia dei sistemi scolastici italiano e giapponese. Per rendere la cosa chiara, sul grafico si evidenzia come i liceali giapponesi hanno abilita’ di comprensione del testo comparabili a quelle dei laureati italiani.

Uno dice: si, ma che importanza ha se non capiamo un cazzo di quello che leggiamo? Mica c’e’ una correlazione tra quanto un cazzo io non capisco e il mio lavoro, no?

Si, certo che c’e’:

productivity

In pratica, questo grafico qua sopra ci dice che (interpretazione buonista)  mediamente l’italiano fa lavori in cui importa poco di quanto capisca e riesca ad interpretare cio’ che legge, o anche (interpretazione cattiva) che facciamo lavori -come dire?- poco intellettuali. Pero’ stranamente in posti come la Norvegia, dove le abilita’ di lettura paiono eccezionalmente utilizzate nei posti di lavoro, la produttivita’ e’ nettamente migliore che in Italia. Mah, sara’ un caso… Come consolazione sappiate che pur non capendo un cazzo di quel che leggiamo per lavoro, abbiamo una produttivita’ superiore a quella coreana, giapponese e canadese. Il che e’ impressionante, se ci pensiamo.

E se pensiamo a cosa potremmo fare se solo capissimo un quarto delle stronzate che ci fanno leggere…

Poi si passa ad illustrare sempre con disegnini quanto sia fondamentale di questi tempi studiare per trovare lavoro:

occupazione1

Li’ sopra c’e’ l’evoluzione dei posti di lavoro per livello di studio dal 1998 ad oggi. Non credo occorrano commenti: senza un pezzo di carta in mano (o senza abilita’ specifiche) si va poco lontano.

Questa qua sotto e’ interessantissima -almeno per me-. Ci dice quanto sia cambiato cio’ che il mercato del lavoro chiede ai lavoratori: da lavori routinari anche cognitivi, a mansioni non routinarie analitiche e basate sui rapporti interpersonali. Anche questo concetto mi pare sia abbastanza alieno per l’italiano medio, ligio all’orario 9-18, sempre inchiodato al mansionario e alle procedure e impastoiato alla scrivania come un bue all’aratro.

skillsper

Questa qua e’ l’ultima che metto, poi finalmente potrete scaricarvi il mattone.

dotheevo

Si torna alle abilita’ linguistiche (e a quelle matematiche), per dimostrare come chi fa meglio in questi compiti (chi ha queste abilita’ insomma) trova piu’ lavoro di chi ha minori skill. Il che non e’ per niente sconvolgente, ma magari visto nero su bianco qualcuno si convince che e’ vero…

Ecco qua finalmente il malloppone, fatene buon uso. Come della chitarra di Jerry Garcia.

 

 

Barney

 

 

 

 

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11 pensieri su “Skills

  1. CimPy

    Ehi, mancano due dati fondamentali:
    la correlazione tra curricula inventanti (o anche solo false lauree) e posizione lavorativa
    e quella tra produttività personale e agiatezza economica (o forse meglio “qualità della vita”).

    Secondo me è così che si potrebbe spiegare come in media gli italiani riescano a fare un mazzo così a coreani e giapponesi in quel grafico sulla produttività – dato altrimenti apparentemente incomprensibile salvo che il medesimo non sia stato disegnato da Parkhomov in persona .

    Però non è detto – anzi, la dico tutta: non sono sicuro di aver capito quello che ho letto
    😉

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  2. Tratto d'unione

    Molto interessante, grazie per questa sintesi. Sospetto che il quarto grafico che proponi Change in the demand for skills abbia a che fare con il nuovo tipo di Homo che sta timidamente comparendo sulla faccia della terra: l’Homo civilis… questo spiegherebbe perché l’Italia…

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  3. rmammaro

    Ah. Ora però sono più confuso di prima. Io pensavo di non ricevere risposta alle e-mail perché i destinatari semplicemente non le leggessero. Ora invece, nell’ordine:
    1) es steht. possono essersene strafottuti.
    2) potrebbero averle lette e non averle capite
    3) potrei non aver capito cosa stavo scrivendo e loro invece aver capito perfettamente
    4) potrei (sempre) non aver capito cosa stavo scrivendo e loro pure non aver capito un cazzo (il che non impedirebbe l’eventualità di una risposta giusta data ad una richiesta sbagliata, tipo esperimento della scimmia con la tastiera).

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  4. Ijk_ijk

    Non è per giustificare i miei connazionali, ma se abbiamo mediamente difficoltà nella comprensione dei testi è anche perchè i testi generati nella nostra lingua dai nostri concittadini sono spesso incomprensibili e mancanti di di logica. Avete mai letto una delibera di un ente pubblico, un programma politico o un apparato critico di una mostra d’arte? E se anche riusciamo a capirli poi ci rendiamo conto che forse non ne valeva la pena, e che la prossima volta non ci fregano più. So che è un po’ un menar il can per l’aia, ma se capisco meglio uno zotico che un politico dipenderà anche da loro e non solo da me. O sbaglio?

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