Si puo’ ridere di una tragedia?

Beh, forse sta male, diciamo che non e’ politicamente corretto.

Ma personalmente non mi ritengo politicamente corretto, e cerco di dire sempre quello che penso. Quindi: si’, si puo’ ridere di una tragedia, se lo si fa in maniera intelligente. E il fatto che la tragedia sia avvenuta parecchio tempo fa aiuta.

Stasera in treno, per esempio, mi sono trovato a ridere come un cretino mentre leggevo due pezzi tirati giu’ da “Bagni Proeliator“, il blog di Nicolo’ “Nebo” Zuliani, che parlavano di due sconosciutissime tragedie della seconda guerra mondiale. Che gia’ di per se e’ stata un carnaio, ma questi due episodi che andro’ presto a linkare sono un carnaio inutile e grottesco all’interno del tritacarne che ha fatto decine di milioni di morti.

Partiamo dal primo episodio: le prove dello sbarco in Normandia fatte dagli alleati pochi giorni prima del “D-Day”, nel 1944. Mi ha sempre affascinato -non mi chiedete perche’- la parola inglese per “prove prima dello spettacolo”. E’ “rehearsal”, da’ l’idea della reiterazione della cosa fintanto che non si raggiunge la semiperfezione.

Per quel che riguarda le prove dello sbarco in Normandia, invece che di raggiungimento della perfezione si tratto’ di un mezzo disastro e di una carneficina gratuita e stupidissima, tenuta segreta dagli alleati sino agli anni ’70 perche’ figure di merda cosi’ se ne son viste poche in tutta la storia militare. Il nome in codice era “Operazione Tiger“, perche’ ogni fallimento ha bisogno del suo nome, no? E meno male che lo sbarco vero ando’ diversamente…

Vi linko direttamente il pezzo di Nebo, dicendo che -sebbene il tono sia scazzone come al solito- nulla e’ stato inventato, e la cosa piu’ difficile da credere e’ proprio questa.

Il secondo episodio ci fa andare dall’altra parte dell’emisfero, nelle ignotissime isole Aleutine. Che sarebbero quegli sputi di roccia che collegano l’Alaska alla Russia (con in mezzo un po’ di Oceano, ovviamente). Siamo nel ’43, gli Stati Uniti sono da un par d’anni in guerra con il Giappone; questi sassi nel mare potrebbero rappresentare una testa di ponte per l’invasione degli USA. Una di queste isole si chiama Kiska, e sara’ teatro di uno degli episodi piu’ paradossali dell’intero conflitto. Anche in questo caso vi linko il pezzo di Nebo, che sembra satira allo stato puro ma ancora una volta scazzando racconta un fatto realmente accaduto. Che termina con il link ad un altro pezzo ancora piu’ paradossale, la storia (di nuovo vera, di nuovo incredibile) della nave da guerra americana USS William D. Porter.

 

La musica e’ gentilmente offerta da Mr. neurino: roba belga, buona come la birra trappista.

 

Barney

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8 pensieri su “Si puo’ ridere di una tragedia?

  1. blogdibarbara

    Sarebbe anche divertente da leggere, se non fosse che una roba di decine di schermate non la leggo neanche se mi sparano sui denti. E’ il difetto di un sacco di gente che sa di scrivere bene: si innamorano della propria scrittura e non riescono a staccasene più.

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      1. blogdibarbara

        Non dubito che le sue storie mi piacerebbero, riguardo al contenuto, ma i testi in cui l’autore fa rotolare le parole aggiungendone ancora e ancora e ancora per mostrare quanto è bravo a palleggiarle, mi respingono proprio. E’ come quando ho provato a mangiare i crauti: arrivano all’ingresso della gola e poi li devo sputare, non c’è proprio verso di farli andare oltre. Alla fine ho dovuto rinunciare definitivamente a provare a mangiare crauti.

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    1. Barney Panofsky Autore articolo

      La side story del sottomarino scomparso nella battaglia di Kiska è -se possibile- ancora più assurda. Pare sia riuscito a colpirsi con un suo stesso siluro che, mancato il bersaglio, ha fatto un cerchio perfetto e ha centrato la torretta.

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