‘a trivella

Nulla di pornografico, intendiamoci subito.

E’ che il 17 aprile saremo chiamati a votare per un referendum di cui pochi sanno l’esistenza, e -di questi pochi- pochissimi sanno su cosa dovremo esprimerci.

In estremissima sintesi, il quesito e’ questo:

Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio?

Questa e’ una traduzione dal politichese, ed e’ presa da “Internazionale“, che presenta il referendum in modo abbastanza chiaro. Per aggiungere chiarezza, scrivo solo che stiamo parlando di piattaforme marine piazzate a meno di 12 miglia dalle coste italiane. E che qualunque sara’ il risultato del referendum, chiunque potra’ mettere quante trivelle vuole a 12,1 miglia dalle nostre coste. Inoltre, dal quesito si evince che stiamo parlando di impianti gia’ attivi, perche’ di nuovi entro le 12 miglia gia’ oggi non se ne possono fare.

I fautori del “si” si chiamano con estrema fantasia “NoTriv“, e se uno va sul loro sito con l’intento di capire su cosa cazzo dovremmo votare, rimane impelagato da un lunghissimo pippone ideologico-ecologista che potrei anche avere il piacere di leggere, e che in alcuni punti mi vede addirittura d’accordo. Ma che non c’entra una minchia con il quesito referendario.

Ma anche chi sostiene il “no” (non so se hanno un nome. “Trivellator“, forse?) non e’ messo benissimo. La vulgata piu’ gettonata, da questa parte, e’ che se vincono i si, e quindi se si dovessero chiudere tutte le piattaforme adesso in funzione, ci sarebbe un danno economico enorme per l’Italia, perche questi pozzi marini ci forniscono piu’ della meta’ del gas che usiamo. Come spiega benissimo -e con dovizia di dati e numeri- questo pezzo di Dario Faccini, in realta’ le cose stanno molto diversamente (traduzione: hanno un pochettino esagerato): al massimo si parla di un 30% del fabbisogno nazionale. Che poi non e’ che ‘sto gas viene estratto dal Governo italiano, eh? Le piattaforme sono di compagnie petrolifere che anche chiudessero queste benedette piattaforme ci venderebbero comunque altro gas, preso chissa’ dove. Magari in posti dove c’e’ molto meno attenzione all’ambiente, dove schiavizzano bambini…

Inoltre, anche vincessero i si, si parla di chiusura di questi impianti alla fine della scadenza della concessione demaniale, che in parecchi casi significa riparlarne tra 10-15 anni.

Prima di lasciarvi al pezzo di Faccini, un commento su questa ennesima pagliacciata referendaria che da vent’anni ha stravolto il significato dell’istituto popolare, piegandolo a mera funzione di visibilita’ politica e demolendone la forza democratica. Infatti non ricordo neanche piu’ quale e’ stato l’ultimo referendum che ha superato il quorum…

 

Barney

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6 pensieri su “‘a trivella

  1. ammennicolidipensiero

    L’ha ribloggato su i discutibilie ha commentato:
    un personale ringraziamento a barney per aver dato una dimensione critica del sì e del no al referendum del 17 aprile, grazia anche all’articolo di faccini. da parte mia rimane, in ogni caso, un invito a non astenersi, a prescindere, proprio per non abdicare definitivamente a quella magnifica risorsa che abbiamo a disposizione: il voto referendario.

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