“La grande scommessa”, A. McKay (USA 2015)

Se volete sapere come e’ iniziata la crisi che ancora macella le vite di centinaia di milioni di persone in ogni angolo del mondo, “La grande scommessa” e’ il film da andare a vedere.

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Il film si basa su un libro di Michael Lewis, una cronaca romanzata ma puntuale di tutto quello che ha dato origine al crollo di Wall Street (e del resto del mondo) nel 2008.

E’ secondo me il complemento perfetto a “Margin Call“, che racconta le ultime 36 ore di vita di una banca a caso (Lehman Brothers), che accortasi finalmente di quanta spazzatura aveva per le mani decise di svendere merda ai suoi clienti. Non che prima vendesse violette, ma la merda di cui si parla sono i famigerati CDO, obbligazioni composte da mutui di varia natura, ma a quei tempi di natura sempre piu’ “inesigibile”. Ovvero, accesi a clienti che mai e poi mai avrebbero potuto risarcire le banche. Le quali speravano comunque di guadagnare prendendosi le case dei poveracci. Peccato che il valore delle case fosse crollato di decine e decine di punti percentuali, e che nessuno in ogni caso avesse soldi per comperarle…

Bene, torniamo a “La grande scommessa”. Qua siamo un paio di anni prima dello scoppio del bubbone (e di “Margin call”), e un geniale analista, ex chirurgo con problemi comportamentali e amante dell’hard rock si accorge che i CDO sono nient’altro che merda riempita di merda. E che il tasso di inesigibilita’ di quei crediti sale di mese in mese a ritmi impressionanti.

L’analista rockettaro (Michael Burry, interpretato da un Christian Bale da applausi) decide che c’e’ una sola cosa da fare: scommettere sullo scoppio della bolla. E allora va dalle banche di Manhattan e convince decine di increduli dirigenti ad accettare i suoi soldi in cambio di una puntata folle: se i CDO scenderanno di valore, lui guadagnera’. Altrimenti paghera’ ogni mese un bonus alle banche.

Lo prendono tutti per matto, perche’ il mercato immobiliare non puo’ crollare (no, certo…), e perche’ quei CDO sono marchiati “AAA” dalle varie agenzie di rating.

Le teorie di Burry sono ritenute corrette da un giovane analista di Deutsche Bank (Ryan Gosling), che vede l’enorme potenzialita’ dell’affare e riesce a farsi ascoltate anche da uno sparuto gruppo di investitori della city, e da due giovanotti del Colorado che si fanno aiutare da un Brad Pitt ex-analista finaiziario nel gioco della scommessa a perdere. I famosi Credit Default Swap, insomma.

Non vado oltre nel racconto, perche’ il film va visto ed e’ alla portata di tutti capire il meccanismo idiota e perverso che ha generato il caos (e quello geniale che ha permesso a Burry di guadagnare il 489% in meno di dieci anni col suo fondo…). Anche perche’ alcuni passaggi tecnici sono spiegati didascalicamente da stacchetti-intermezzo in cui personaggi famosi raccontano allo spettatore concetti difficili con parole semplici ed efficaci.Gran docu-film, che probabilmente non vincera’ alcun Oscar ma che ne meriterebbe molti. Ma lo sporco e’ meglio metterlo sotto il tappeto…

 

Barney

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