“In the heart of the Sea”, R. Howard (USA, 2015)

Io che considero “Call me Ishmael” [1] il miglior inizio di romanzo, e “Moby Dick” una pietra miliare della letteratura, potevo non andare a vedere “In the heart of the Sea“?

in-the-heart-of-the-sea-poster

Non so perche’ ma ero convinto che il regista fosse Ridley Scott, ma alla fine ho realizzato che la sostanziale mediocrita’ della pellicola era ben spiegata dal vero regista: Ron “Ritchie” Howard, il buonismo fatto persona.

Il film e’ la trasposizione cinematografica di un libro che racconta la storia della baleniera Essex, partita dal porto di Nantucket nel 1820 ed affondata in mezzo all’Oceano Pacifico (a migliaia di chilometri dalla piu’ vicina terra abitata) da un enorme capodoglio. Il libro, a sua volta, e’ la storia vera del naufragio: si basa sui diari di uno dei sopravvissuti -il giovane mozzo Thomas Nickerson- ritrovati piu’ di un secolo dopo il tragico affondamento, e sulle testimonianze rilasciate dal primo ufficiale della Essex, Owen Chase.

Howard aggiunge alla storia vera l’anello di collegamento con “Moby Dick”: nella storia cinematografica, infatti, il mozzo Nickerson -oramai vecchio- riceve la visita di un giovanissimo Herman Melville, non ancora famoso e in cerca di ispirazione per un romanzo che dovra’ essere un capolavoro. “Moby Dick”, appunto.

Vinte le iniziali ritrosie dell’anziano marinaio, Melville ottiene la sua storia, che Howard ci narra per immagini nelle due ore della pellicola.

Immagini splendide, per carita’, girate con mano sicura e con profusione sia di effetti speciali per burrasche e cacce alle balene, sia di location esotiche per gli esterni.

Quello che manca al film e’ -almeno per me- il pathos e l’approfondimento psicologico che fa del libro di Melville un capolavoro: sin dall’inizio sappiamo che avverra’ qualcosa di tragico, e che il narratore almeno si salvera’ per poi raccontare anni dopo. Ma pure la sorte di Chase e’ chiara, cosi’ come quella dell’enorme leviatano bianco che fungera’ da nemesi non solo per la Essex, ma per tutta l’industria dell’olio di balena.

L’unica nota interessante e’ una delle battute finali, dove Nickerson saluta Melville parlando di un fatto straordinario, la scoperta di un olio che esce dal terreno, in Texas, e che sembrerebbe avere caratteristiche addirittura migliori del grasso di balena (sul quale si fondava un tempo l’industria dell’illuminazione e dei profumi). Nickerson e’ incredulo, ma Melville conferma le voci. Sara’ la fine della sanguinosa industria baleniera.

La chiusura della pellicola e’ a prova di idiota: si vede Melville alla scrivania che verga le prime righe di “Moby Dick”: “Call me Ishmael”, per l’appunto, e una scritta ci ricorda che il romanzo e’ stato pubblicato nel 1851.

Molto meglio leggerselo che andare a vedere questo film.

[1] Ho appena rivisitato il sito Call me Ishmael, erano anni che non ci capitavo piu’ sopra. Da visitare, e da ascoltare almeno il primo capitolo.

Barney

 

 

Annunci

8 pensieri su ““In the heart of the Sea”, R. Howard (USA, 2015)

  1. blogdibarbara

    Pensa un po’, un po’ di anni fa – non moltissimi – ho comprato e cominciato a leggere Moby Dick su forte raccomandazione di un amico dei cui gusti letterari mi fido molto, e ho dovuto finire per mollarlo perché mi annoiava a morte (sì, lo so, ho perso un miliardo di punti. Li perdo sempre, con chiunque, quando racconto la mia esperienza con Moby Dick).

    Mi piace

    Rispondi
    1. Barney Panofsky Autore articolo

      Non perdi nessun punto. Secondo me il tizio americano che ha fatto il blog con le canzoni ispirate al libro ha colto bene l’anima di Melville: Moby Dick è un libro da nerd. Io aggiungo: e da maschi. Un po’ come la versione di Barney: spesso le donne lo trovano illeggibile…

      Mi piace

      Rispondi
  2. ijk_ijk

    Anche per me il Mob(ipsilon*) Dick è un capolavoro insuperabile. L’ho letto piu volte e forse lo farò ancora. Ho tentato anche la lettura del testo originale in inglese ma mi sono arreso, troppi i termini sconosciuti e le costruzioni misteriose.Sul fatto che sia un testo da maschi, forse sì, non ci avevo mai pensato ma deve essere proprio così: la mia signora lo scifa
    Volevo andare a vedere questo film ma ron howard lo considero un regista di serie B+, anzi un regista di regime, un manierista, che non ti da mai grandi delusioni ma non ha mai fatto un capolavoro. Apprezzo solo apollo13 nella sua produzione.
    Mi fido completamente del tuo giudizio (sui film il tuo giudizio viene tenuto in gran conto) per cui non lo andrò a vedere.

    * mi è partita la lettera ipsilon dalla tastiera -> sopravviverò.

    Mi piace

    Rispondi
    1. Barney Panofsky Autore articolo

      Il libro in inglese ce l’ho in coda di lettura. Se sopravvivo a uno dei miei cicli fantasy da dieci libri a botta, lo inizio. Su Howard concordo appieno, Apollo 13 gli e’ venuto decentemente perche’ la storia era gia’ una sceneggiatura 🙂

      Mi piace

      Rispondi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...