Dropkick Murphys, The Jungle (Cascina) 18 agosto 2015

In una serata che ha solo minacciato pioggia, in mezzo ai campi pisani con un par di migliaia di altri spettatori, l’altra sera mi son divertito parecchio a vedere e sentire i Dropkick Murphys nella loro unica data italiana di quest’anno. Il gruppo americano, che fa una roba ganzissima definibile come “rock-folk-celtic-punk” (me la sono inventata adesso, chissa’ che vuol dire), alterna ballads classiche a pezzi scatenati, quasi ska, ballati veramente da tutto il pubblico. I DM si caratterizzano per l’uso di strumenti non standard nel rock, come la cornamusa, il pennywhistle (una specie di flauto dolce caratteristico della musica folk celtica e gaelica) e il banjo. Il risultato e’ veramente ottimo, e l’altra sera il concerto e’ stato assolutamente notevole.

Uniche due pecche: e’ durato relativamente poco (un’ora e mezza, purtroppo lo standard attuale…), e soprattutto l’assenza ai vari bar del Jungle di una birra che non fosse Heineken. Questa e’ stata veramente una bestemmia…

Questa e’ la “I’m shipping out to Boston” fatta ier sera. La qualita’ del video non e’ eccelsa, ma rende l’idea del clima (hat trick: 1l0vepunk)

Questa invece e’ “Going out in style“, da un concerto americano un po’ piu’ affollato di quello dell’altra sera. Buona pogata:

Il concerto s’e’ chiuso con un bis classico, che includeva “The State of Massachusetts“, e soprattutto l’immancabile “Kiss me, I’m shitfaced” cantata a squarciagola anche dalle venti o trenta ragazze fatte salire dalla band sul palco. Una roba simile a questa qua, insomma:

Bellissimo 🙂

Barney

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5 pensieri su “Dropkick Murphys, The Jungle (Cascina) 18 agosto 2015

    1. Barney Panofsky Autore articolo

      Ma soprattutto, e diocristone: la Heineken! Sono arrivato e ho chiesto una rossa doppio malto, quello mi guarda e fa “No, e’ rimasta solo la Heineken…”.
      Rimpiango di non avere ripiegato subito sulla tequila…

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      1. Barney Panofsky Autore articolo

        Ma e’ splendido! “Alcuni scettici hanno provato a riprodurre l’esperimento senza risultato”. Incredibile! E’ che, come ci racconta quel fantastico sito “Come dimostra la fisica quantistica l’osservatore influenza l’esperimento. Questo è il più grande limite degli scienziati che ancora cercando un mondo oggettivo e solido al di fuori di sé. Eppure le ultime ricerche mostrano che viviamo in un universo olografico.”
        Le ultime ricerche di chi? Dell’ing. Cane? Mah… Non occorre nemmeno che faccia l’esperimento: a me ammuffisce di sicuro anche il riso trattato bene (o, piu’ probabilmente, NON ammuffisce nemmeno quello che odio).

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      2. blogdibarbara

        Credo sia capitato più o meno a tutti di mettere in frigo un contenitore con del cibo avanzato e poi dimenticarlo per dieci giorni e poi quando ce ne siamo finalmente ricordati, doverci tappare il naso per buttarlo via. Ecco, adesso sappiamo perché: non avevamo scritto sul contenitore ti amo ti voglio bene. Adesso però mi è venuta un’idea geniale: se a qualche signore con un po’ di anni sulle spalle comincia a capitare – come è normale che prima o poi capiti – di avere qualche difficoltà a diventare pienamente operativo, potrebbe procurarsi degli slip con su stampato “ti amo, ti voglio bene”, o magari addirittura un’ode: t’amo o pio uccello e mite un sentimento di vigore e di pace… Se vi caricate di sentimenti positivi dvrebbe funzionare di sicuro (se poi c’è anche un’osservatrice non scettica che prova a influenzare l’esperimento…)

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