Il numero 500

Cos’è il genio?

Se ci affidiamo a Monicelli e al suo capolavoro “Amici miei”, è fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione.

Una buona dose di incoscienza non guasta, comunque.

Bene: ieri il genio s’è manifestato durante una prova di valutazione aziendale. Quattro ore a saggiare le competenze linguistiche, logico-matematiche, deduttive ed espositive dei dipendenti, tutti ricondotti a un numerello anonimo per salvaguardare la privacy (forse) e tranquillizzare gli esaminandi.

Io ero il numero 539 (ecco, la privacy è già andata a donnine allegre…), il genio aveva il 500.

La prima prova era rappresentata dalla redazione di un saggio breve, sul tema

Disponibilità delle risorse idriche ed equilibrio del pianeta

A corollario del titolo v’erano 6 brevi estratti da utilizzare come fonte di dati, numeri, visioni politiche, filtri per le cann; il saggio poteva essere redatto secondo due diversi ipotetici target di riferimento, il pubblico di un fantomatico convegno dal titolo “Acqua, bene comune”, oppure un collega partecipante con noi ad una riunione di una ONG a tema.

In un ora e venti, il numero 500 ha tirato fuori questo capolavoro di creatività, ironia e cieca incoscienza che ha oscurato qualsiasi altro testo prodotto ieri. Buon divertimento, e grazie ancora a lui che mi ha dato il permesso di tramandare ai miei tre lettori l’opera:

500

[In conferenza presso i colleghi]

Carissimi, pulitissimi e lavatissimi (spero) colleghi, penso ognuno di voi possa capire l’importanza del problema acqua. Potrei portarvi ad esempio tipo 6 articoli (un numero a caso) in cui il problema potrebbe essere trattato più o meno (forse più meno che più) esaustivamente da diversi punti di vista. Potreste così sapere che se i vostri avi erano soliti tirare le cuoia sulla 50ina e se invece vostro padre a 70 anni ora non vi rivolge la parola, vi taglia i viveri o addirittura vi disereda se gli date dell’ “anziano” è tutto merito dell’acqua. Ebbene sì, perché essa non solo ha contribuito a tenerci “puliti dentro e belli fuori” ma ha contribuito soprattutto a migliorare la nostra speranza di vita dai 44 anni dell’homo sapiens sapiens di un secolo fa agli 80 anni dell’attuale ameba che risponde al nome di essere umano. Potreste scoprire tragiche verità imputabili all’acqua, così tragiche da far impallidire la tragicità stessa di drammatici eventi che hanno scombussolato il pianeta negli ultimi 5 anni come ad esempio i risvoltini ai jeans, il dilagante successo di Emma Marrone a livello discografico, l’arrivo della seconda spunta su Wazzap, Enzo Miccio che vuole organizzare i nostri matrimoni pensando che eleganza significhi andare in giro sempre in giacca e cravatta e guidare una Lancia Y. Direte voi cosa c’è di più tragico di tutto ciò oltre ai continui selfie che Gianni Morandi posta su FB grazie alla collaborazione della stramaledettissima moglie Anna? Il fatto che ogni giorno 10.000 persone nel mondo continuino a morire a causa della mancanza d’acqua. 10.000 persone. All’incirca la metà della popolazione di Mola di Bari. Ogni due anni un piccola Mola di Bari con i suoi abitanti ci abbandona perché nel mondo manca l’acqua. In 35 anni una città come Bari abbandona il nostro mondo per lo stesso motivo. Questo cosa ci fa dedurre? Ovviamente che in 35 anni potremmo risolvere i problemi della Puglia isolando Bari dall’acquedotto Pugliese. Che non è poco. Scherzi a parte ci fa capire la gravità del problema e ci porta a chiederci: “ Ma perché si muore di acqua?”

Per diversi motivi. Il primo è perché l’acqua a differenza della birra e del vino che sono bevande salutari fa ruggine. Il secondo ma meno importante è che l’acqua potabile è una risorsa veramente limitata ed è distribuita in maniera sbilanciata soprattutto rispetto a quello che è il fabbisogno delle varie regioni del pianeta.

Basti guardare la seguente tabella:

tabBellaOra, converrete con me che a parte l’ultima categoria che ne ha veramente un bisogno smodato il nordamericano ma soprattutto il canadese che essendo sempre in tenda non si capisce dove consumi tutta questa acqua (dimentica il rubinetto di casa aperto prima di partire per il campeggio? Boh?) potrebbe essere più parsimonioso e assicurare all’Africano che è sfortunato due volte, la prima perché è povero e non ha acqua potabile e la seconda perché la natura matrigna lo ha dotato di ghiandole sudoripare non qualificate secondo standard ISO Chanel Numero 5, una corretta igiene e idratazione che gli consenta di meglio continuare a sopraffarlo in tutte le discipline olimpiche e sportive (nuoto escluso perché la natura matrigna si è accanita anche sulla sua densità. Che poi alla fine la natura se da una parte toglie dall’altra da’…quindi a seconda delle esigenze tanto sfortunato l’amico africano in fondo in fondo non è… ma questo è un altro discorso). Sarebbe un gesto non solo sportivo ma soprattutto etico. Etico perché nonostante i nostri amici politicanti cerchino di convincerci del contrario l’acqua è di tutti ed è un diritto sancito dall’ONU. Poverini non è colpa loro perché sono troppo impegnati per pensare a tutto. Come l’amico Rensie troppo impegnato a curare una pettinatura retrò da bravo ragazzo, a cercare disperatamente di apparire affascinante nonostante con lui la natura sia stata ben più matrigna che con l’amico di colore di cui parlavamo prima e a concentrarsi sulla coordinazione verbale cercando di non far trapelare tra le tante bugie che dice le verità che un giorno faranno male a noi e ai nostri figli. Quindi è un diritto! Ma i diritti si sa bisogna farli rispettare. E chi ci aiuterà a far rispettare questo diritto? A chi possiamo affidarci quando Chuck Norris è troppo occupato per pensare a noi? Al Mr. Bean italiano e a tutti i suoi compari politicanti? Certo che no. Se fosse per loro la spia della riserva sarebbe una luce inevitabile fuori da questo tunnel. Fortunatamente abbiamo delle persone di fiducia a cui possiamo rivolgerci. E quelle persone siamo noi con la nostra sensibilità le nostre accortezze e le battaglie che possiamo fare in nome di questo diritto. Se ognuno di noi ogni giorno dedicasse anche solo un minuto alla causa dell’acqua con il fervore con cui, dopo essere rimasto all’improvviso senz’acqua in casa, costretto ad improbabili ipertrofie anali e rimedi di fortuna per sopravvivere alla consueta verve dei bisogni fisiologici, e a kg di pazienza per sopportare il tedio delle mancate comodità a cui è abituato, inveisce contro il centralino del proprio operatore acque, forse oggigiorno sarei qui a parlarvi semplicemente dell’eticità di andare in giro con i risvoltini ai jeans senza essere reduci da un’alluvione benché l’acqua abbondi sul pianeta.

Standing ovation e speranza che tale esplosione di ironia non abbia conseguenze, a parte una bella risata da parte di chi leggerà il testo.

La colonna sonora e’ accordata all’esame, al tema  e alla geografia:

Barney

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10 pensieri su “Il numero 500

  1. ammennicolidipensiero

    L’ha ribloggato su i discutibilie ha commentato:
    l’aneddoto di barney va al di là della genialità indiscussa del numero 500. quello che lui definisce “capolavoro di creatività, ironia e cieca incoscienza” dovrebbe essere concetto base del vivere comune rispetto a una risorsa sempre più vituperata e sempre più preziosa: l’acqua. complimenti al numero 500 e grazie a barney per aver raccontato l’aneddoto. e questa sera, se possibile, chiudete il rubinetto mentre vi strofinate i denti con lo spazzolino.

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  2. BB

    Ah questa si che è una manifestazione di orgoglio intellettuale. Ma mi delude la mancata elaborazione da parte tua della situazione contingente che ha permesso il capolavoro: valutazione aziendale basata sullo svolgimento di un tema?

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