OGM Vs. Biologico: una analisi scientifica, sociale ed economica seria

Segnalo questa splendida, vecchia (e’ del 2012) intervista di Luciano Coluccia ad Antonio Pascale, agronomo del Ministero delle Politiche Agricole, ripresa su “Linkiesta” ma originariamente pubblicata su “Una Citta’“, che resta il miglior periodico europeo per varieta’ di temi trattati, modalita’ di approfondimento e capacita’ di far capire concetti difficili anche al leghista medio. Che pero’ non arrivera’ mai in fondo ad un articolo di Una Citta’: troppo lungo, scritto in una lingua ostica (l’italiano), poche figure…

Meglio La Padania, o le grufolate di Borghezio.

Il maiale alla fragola qua sotto non e’ lui -Borghezio dico- ma una delle immagini piu’ famose di cibi transgender.

ogm

Per chiudere mi ci stanno bene i Kinks, cosi’… per motivi ignoti pure a me:

Barney

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8 pensieri su “OGM Vs. Biologico: una analisi scientifica, sociale ed economica seria

  1. amleta

    Moltissimi campi di alimenti biologici si trovano vicino a campi dove spruzzano pesticidi e quei campi biologici ci beccano lo stesso questi pesticidi, anche se in quantità minore. Quindi alla fine non tutto il biologico è davvero tale. Io vivo vicino le vigne e non ti sto a raccontare qui quello che ci mettono sennò smetti di bere vino 😛

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      1. amleta

        bè, devo dire che è da un pò di tempo che non le vedo più le scie, non so come mai non compaiono adesso. Forse ci hanno ripensato. E a che servono il bario e l’alluminio?

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  2. Gintoki

    Articolo interessante, grazie.

    Ti dirò, ero scetticodi fronte al ragionamento del “locale = destra”. Visto che io, ad esempio, credo nella salvaguardia della specificità locale. Però, riflettendoci, mi rendo conto sia un discorso abbastanza elitario, per pochi. È bello andare nel negozio che ha la conserva di pomodorini coltivati solo su una collina tufacea tra i 150 e i 200 mt, l’olio del declivio della val puttanega e la carota di vergate sul membro…ma a parte che sono prodotti disponibili in quantità limitate (quindi di certo non ci puoi sfamare la gente), ma hanno costi non accettabili per molte persone. Quindi, sì, è un discorso elitario.

    D’altro conto, sono un po’ scettico sull’omologazione cOlturale, quando dice che il contadino del sud coltiverà le stesse piante del contadino del nord. Ecco, questo è un campo minato per me perché non ho le conoscenze, la mia è più curiosità scientifica. Ma la diversità non è quella che permette alla specie di sopravvivere? Ad esempio, se abbiamo ancora la vite in europa è perché la vite americana era immune alla fillossera al contrario di quella europea.

    Ecco, la riduzione della diversità e l’adozione di un unico tipo di mais non espone a più rischi? Certo, se domani arrivasse un nuovo parassita potremmo creare una nuova pianta in laboratorio e così via…non lo so.
    Mannaggia a me che ho visto Interstellar.

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  3. Barney Panofsky Autore articolo

    Grazie per il commento. Il problema destra-sinistra oggi e’ IMVHO proprio che i comportamenti radical-chic della sinistra d’elite sono in linea di principio proprio di destra. Forse e’ per questo che i conservatori si incazzano: perche’ vedono il loro territorio invaso.
    Per quanto riguarda la diversita’ Vs. l’omologaziono colturale, credo tu abbia ragione: nel senso che sarebbe cosa buona avere la maggiore varieta’ possibile per far fronte a repentini cambi ambientali. Mi rendo anche conto pero’ che il contadino deve trarre il maggior profitto possibile dalle sue messi, quindi a lui in fondo importa poco se il grano e’ una varieta’ autoctona oppure se e’ Monsanto: lui sceglie sulla base del rapporto costi-benefici per se stesso.
    Penso infine che il vero problema stia tutto qua: nel volere/dovere a tutti i costi massimizzare il profitto. Pero’ questo aspetto non e’ tutta colpa del capitalismo rampante, c’entra anche il fatto che siamo sempre di piu’ su questa palla di terra e acqua che gira attorno al Sole, e sempre piu’ vogliono vivere meglio dei loro nonni…

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  4. ammennicolidipensiero

    salvo molte riflessioni dell’intervista, comunque ben fatta, condivido il riconoscere i limiti del biologico, non mi ritrovo nella divisione manichea “buono/cattivo”. le multinazionali degli ogm non sono degli stinchi di santo e la loro missione, di base, non è certo salvare il mondo né il comunismo delle messi. non è neanche vero che il biologico consenta solo il verderame come trattamento; ne esistono molti altri che non necessariamente presuppongono l’impiego di sostanze (il tentativo di diversificare con produzioni tipo permacultura, lotta integrata, etc, in molti casi dà i suoi frutti). mi ritrovo molto di più nella seconda parte della tua risposta a gintoki: il limite sta comunque nel pensare che si possa far vivere miliardi di persone allo stesso tenore di vita della frazione più ricca del pianeta. e se la direzione, biologio o ogm che sia, fosse invece tornare ad autoprodurre il più possibile?

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