“Humandroid”, N. Blomkamp (Belgio, 2015)

Neil Blomkamp torna alle origini (“District 9”) per il suo terzo film. E mischia stilemi e classici della Science Fiction in uno sfondo per lui classico, la Johannesburg di domani mattina (il film e’ ambientato nel 2016) che fa da scenario ad una riflessione sociologica semplice ma non per questo meno profonda ed efficace.

Humandroid_Poster_USA_02_midC’e’ molta fantascienza, in “Humandroid”, e molti omaggi a capisaldi del genere, a partire da Robocop per arrivare a tutti i romanzi e i film che trattano di macchine senzienti con coscienza propria (“Blade Runner” tra tutti, ma anche i recenti “Lucy” e “Her”), ma come spesso succede il genere e’ un pretesto per parlare di altro.

Senza svelare nulla della trama, anche qua si parla di diversita’, di reietti, di deliri di onnipotenza, di tentativi di immaginare un futuro migliore da parte degli ultimi.

Che il migliore attore sia l’androide non stupisce, soprattutto quando Chappie inizia ad imparare a muoversi come il peggior Gangsta Rapper del Bronx. E’ ridicolo, tenero e improbabile nel suo sculettare con una mano sul pacco, e l’altra che si strofina compulsivamente il naso a suggerire tirate di coca che la macchina non puo’ proprio farsi. Ma e’ anche l’unico personaggio con sentimenti candidi e innocenti, quello che -come dice il cartellone qua sopra- rappresenta l’ultima speranza del genere umano pur non essendo umano.

Blomkamp eccede come sempre nell’uso di armi, sangue e squartamenti, quasi a rappresentare la nemesi fantascientifica di Tarantino; al contrario di Tarantino pero’ gioca piu’ sulla psicologia dei personaggi (tutti ipercaratterizzati al punto da risultare eccessivi) che sulla storia (che comunque c’e’ ed ha una sua coerenza, al di la’ di ovvie pecche e semplificazioni).

Si diverte, il sudafricano, a giocare con il B Movie per far passare un messaggio, per far pensare lo spettatore. Non siamo dalle parti di “Machete”, per fare un esempio, ma anche noi ci divertiamo lo stesso, e spesso ridiamo per il sarcasmo e la cinica ironia che permea il film.

Pero’ alla fine qualche domanda in testa ci resta, e questo e’ secondo me il maggior pregio di Blomkamp: far riflettere lo spettatore, non solamente divertirlo.

Pur non essendo un capolavoro, Humandroid e’ un gran bello spettacolo da parecchi punti di vista, e francamente non capisco le pressoche’ unanimamente timide recensioni che leggo in giro. Forse anche i critici cinematografici sono oramai incapaci di apprezzare robe che non siano l’ultimo di Checco Zalone, o la pellicola cambogiana sottotitolata in armeno che ha vinto cosi’ tanti Oscar da non potere non essere meravigliosa (ogni riferimento a “Birdman” e’ voluto). Capisco anche che “fantascienza” equivale per molti cinefili a “pornografia pervertita”, una roba che deve fare schifo a prescindere.

Giudizio sintetico: fottetevene della critica e andatelo a vedere.

Barney

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