“Il regno d’inverno”, Nuri Bilge Ceylan (Turchia, 2014)

Un gran bel film, vincitore a Cannes l’anno passato, che in piu’ di tre ore mette in scena una plastica, drammatica impossibilita’ di cambiare; il tutto ripreso sul meraviglioso sfondo selvaggio della Cappadocia invernale.

il-poster-di-il-regno-d-invernoLa storia e’ quella di Aydin, ex-attore teatrale ricco di famiglia, che possiede un hotel (l’Hotel Othello, una delle innumerevoli citazioni shakespeariane del film) e molte delle case e dei campi dei villaggi vicini. Aydin e’ sposato con la giovane e bella Nihal, e vive nello sperduto albergo cercando di scrivere una inutile “Storia del teatro turco”. Vive al di sopra dei problemi della gente del posto, e per questo si sente “puro” ed innocente i suoi tuttofare riscuotono affitti (anche in maniera violenta) e pignorano frigoriferi e televisioni alle famiglie in difficolta’.

La moglie e’ un personaggio castrato e incatenato da Aydin ad una vita monotona e senza colore, e non le e’ permesso nemmeno organizzare una raccolta di fondi per le piccole scuole locali: il marito vuole inconsciamente controllare tutta la sua vita e decidere per lei. L’unica iniziativa rivoluzionaria che prende, in un momento di assenza del marito, si trasforma da azione caritatevole in episodio traumatico che la sprofondera’ ancor di piu’ nella depressione, e dopo di questo Nihal non parlera’ piu’ sino alla fine della pellicola.

Il film e’ volutamente lento e teatrale nel suo svolgimento: spesso i dialoghi sono cosi’ lunghi che la macchina da presa non si muove per minuti; molte inquadrature sono costruite con specchi che rimandano i volti di personaggi che partecipano al dialogo ma sono tenuti da questo accorgimento filmico in secondo piano, come a definire che colui che e’ ripreso direttamente e’ il fulcro della scena, quello che guida il dialogo.

Il finale e’ secondo me a doppia lettura, pur puntanto decisamente verso l’incapacita’ per tutti i personaggi di cambiare (sentimenti, prospettive di vita, luogo geografico…). Avrebbe potuto forse essere piu’ tragico, ma probabilmente non avrebbe allora mandato il messaggio di totale ed invincibile congelamento delle vite dei protagonisti che rimane dopo la scena finale: forse piu’ definitivo della morte, in un certo senso.

Da vedere.

Barney

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3 pensieri su ““Il regno d’inverno”, Nuri Bilge Ceylan (Turchia, 2014)

  1. blogdibarbara

    Mi fa pensare a certi racconti dalle Meisternovellen di Stefan Zweig, che si concludono con una sorta di morte spirituale che dà, esattamente, l’impressione di essere più definitiva, e anche più drammatica, di una morte materiale.

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