Resistere a Sanremo: Echo and the Bunnymen

Iersera a Sanremo han cantato gli Spandau Ballet, pare irriconoscibili e impresentabili nella bolsa antichita’ dei loro quasi sessant’anni di vita e quaranta di carriera pulsata (nel senso che hanno inciso sino al 1989 e poi si son fermati fino al 2009, come ci racconta wikipedia).

Gli Spandau erano gli antagonisti naturali dei Duran Duran, altra pop band di sicuro richiamo sanremese (scommetterei qualcosa sul fatto che li abbiano resuscitati apposta per una comparsata, qualche anno fa) ma di basso appeal per il me medesimo di trent’anni fa.

Io ascoltavo gli altri. I Talking Heads, i Who soprattutto, e i Clash di London Calling e Sandinista.

Tra il pop rock di quei tempi mi piacevano i Cure e gli Echo and the Bunnymen, con Ian McCullock che sembrava il gemello di Robert Smith con i capelli tagliati ammodino. E gli Smiths, ovviamente, e mi fermo perche’ altrimenti faccio una lista che poi dovrei correggere ed integrare.

Insomma, stasera -con mia figlia che si guarda Moreno, informandomi che “ha vinto Amici 2012 ed ora e’ a Sanremo!!!”- io in cuffia sento a nastro “Seven seas”:

Barney

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8 pensieri su “Resistere a Sanremo: Echo and the Bunnymen

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