Sette pianeti: Venere

Da Cartaresistente seconda puntata di “Sette pianeti”  in cui io, l’omino del mio cervello e Davide Lorenzon cerchiamo di fare fantascienza. Stavolta tocca a Venere, e ad un improbabile ménage a distanza tra B., emigrato a Lovetown in cerca di fortuna, e A., rimasta a San Francisco ad aspettare (??!!!!) il maritino che si spezza la schiena per lei e per il figlio che verra’. Forse…

Il racconto e’ in forma di lettera di B. ad A., (per i nerd in ascolto: no, non c’e’ C. in mezzo ad ascoltare[1], pero’ c’e’ M., alla fine :-P) ), ed e’ molto liberamente ispirato ad un romanzo non di fantascienza: Expo 58 di Jonathan Coe. Segnatamente alla parte in cui i due protagonisti si scrivono lettere, uno da Bruxelles, l’altra da Londra.

La musica, infine, prima di invitarvi ad andare da Nando e Davide a leggere il racconto e -soprattutto!- a godere della splendida illustrazione à là Karel Thole di Davide. Stavolta, due pezzi invece che uno. Il primo e’ scontato e bellissimo: “Venus in furs” dei Velvet Underground,

Il secondo e’ un molto piu’ casareccio “Rosa” di Brunori Sas, che potrebbe essere la seconda fonte di ispirazione del racconto, chissa’… 🙂

 

 

[1] per i non nerd, A. B. e C. (o Alice, Bob e Charlie) sono i nomi dei personaggi fittizi che si usano sempre quando in informatica si fa l’esempio di attacco “man in the middle” a messaggi crittografati: (. A. (Alice) manda un messaggio a B(ob), pero’ C(harlie), cattivello, si mette in mezzo e riesce, usando la chiave pubblica di B(ob), a capire quel che c’e’ scritto nel messaggio. Ganzo, vero?

 

 

Barney

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