“In ordine di sparizione”, H. P. Moland (Norvegia-Svezia, 2014)

Altro film da vedere se capita di averlo a tiro, difficilmente catalogabile ma sicuramente divertente.

ImmagineIl titolo originale e’ “Kraftidioten“, che a naso c’entra una cippa con il titolo internazionale. Dovrebbe essere qualcosa come “Idioti potenti” o roba del genere, e alla fine della visione ha un senso. Il perche’ di “In ordine di sparizione” invece si capisce subito, al primo dei numerosi morti ammazzati del film. Ogni decesso viene infatti seguito da una sequenza-titolo (molto Tarantiniana) in cui il nome del morto risalta -bianco- su campo totalmente nero. Un differente simbolo identifica addirittura la religione dominante del gruppo etnico cui appartiene il defunto: croce cattolica, croce protestante, mi sembra anche candeliere per gli ebrei… Titoli di coda immediati per chi esce dallo schermo per sempre, insomma. In rigoroso ordine di sparizione.

Il film e’ costruito molto bene sin dall’ambientazione: uno sperdutissimo villaggio in culo al mondo in Norvegia, dove il protagonista, Nils, (uno Stellan Skasgard glaciale e al limite dell’inespressivita’ autistica, ma proprio per questo assolutamente adeguato al ruolo nel film) fa il lavoro piu’ utile alla comunita’: il guidatore di un mostruoso spazzaneve che e’ l’unica ragione per cui le strade sono percorribili.

La vita di Nils e di sua moglie viene distrutta dalla notizia del ritrovamento del figlio morto per overdose in una citta’ vicina. La polizia e’ propensa a chiudere il caso, ma il padre e’ convinto che il figlio sia stato ucciso, e inizia un percorso di indagine e vendetta che ricorda in sedicesimo la Uma Thurman di “Kill Bill“. Nils si imbattera’ in criminali scandinavi che si spartiscono i territori con la malavita serba (spesso chiamata con disprezzo “albanese” dal capo clan scandinavo), e la sua ordalia personale si intreccera’ con altre due coppie di padri e figli, pure loro alla ricerca di ritorsione e castigo. Il tutto condito da sangue e neve, in un contrasto cromatico che si ripete anche negli interni delle case scandinave (eccettuato il covo dei serbi, un improbabile magazzino pieno di qualsiasi cosa e pacchiano al limite del trash). La neve ingoiata e vomitata dall’enorme spazzaneve di Nils ricopre e cancella qualsiasi cosa, quasi a nascondere man mano le tracce dei vari assassinii.

Rodriguez e Tarantino sono certamente stati d’ispirazione per Moland: la sparatoria finale e l’ultimo, grandguignolesco, morto ammazzato -sul quale cala il sipario, quasi a dire che dopo quello non si puo’ fare altro…- mischiano dramma a cinica commedia nera, in un continuo passare dal sobbalzo per i morti alla risata liberatoria per la battuta improbabile.

Pochi soldi e tante buone idee, con ottima recitazione (c’e’ anche un Bruno Ganz in strepitosa forma) fanno di “Kraftidioten” un film che non deludera’ chi va in sala a vederlo.

Barney

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