Le grandi battaglie civili nell’Italia del 2014

Ho letto poco fa che Alessandro “faccia come il culo” Sallusti, -che dovrebbe dirigere il Giornale, l’house organ di casa Berlusconi- ha intrapreso una importante battaglia per i diritti civili di un vecchio innocente e indifeso, cui pare la magistratura starebbe per impedire il legittimo desiderio di continuare a far politica, tanto da sbarrargli la strada per Strasburgo-Bruxelles. L’ometto vecchietto e’ ovviamente Silvio B., quello che alla fine della fiera da’ i soldi all’eroico Direttore Indipendente (col cazzo) e obiettivo (con lo stracazzo).

E allora il Nostro eroico Direttore s’e’ inventato la campagna di disobbedienza civile “Disobbediamo” (oltre che la simpatia, pare che dalle parti di Via Negri 4 anche la fantasia non abbondi. Obiettivita’ e coerenza invece sono direttamente non pervenute…).

Tutti possono aderire, inviando un fax o una mail secondo le istruzioni che trovate qua.

Ma prima di firmare, vi chiederei di leggere l’articolessa che Sallusti ha prodotto stamane. La copincollo direttamente  perche’ merita di rimanere negli archivi della rete per sempre. Tanto fa schifo, sia chiaro.

Ha fatto scalpore la notizia che Uli Hoeness, patron del glorioso Bayern Monaco, abbia rinunciato a fare appello contro la sentenza che lo condanna a tre anni e mezzo di carcere per una evasione fiscale di 27 milioni di euro.
«Ho sbagliato, devo pagare», ha fatto sapere con un comunicato. Più d’uno ha messo in relazione questa decisione con quella di Silvio Berlusconi di ribellarsi alla pena subita per una accusa analoga, tanto da annunciare la volontà di candidarsi alle elezioni europee nonostante l’interdizione dai pubblici uffici. Impariamo dai tedeschi – è la tesi – come ci si comporta di fronte alle decisioni della magistratura.
Cominciamo col dire che la magistratura tedesca non è quella italiana. A differenza di quello che è accaduto con Berlusconi, non risulta che alcuno dei pm e giudici che si è occupato di Hoeness sia iscritto a una corrente politica a lui avversa, o che abbia espresso giudizi personali su di lui, o che abbia partecipato a manifestazioni pubbliche contro il Bayern. Nessuno ha rilasciato interviste ostili o preconcette, nessuno si è candidato (come da noi Ingroia) contro di lui per prendergli il posto, a lui non sono stati negati testimoni a difesa. Insomma, siamo di fronte a una magistratura apparentemente serena che ha fatto il suo lavoro, non al quarantatreesimo tentativo bislacco (tanti ne ha subiti Berlusconi) di incastrarlo per toglierlo di mezzo.
Chiedere a Berlusconi di ammettere un reato che lui ritiene di non aver commesso è solo l’ultima di una serie di inaudite violenze. Le sentenze si subiscono, non necessariamente si devono accettare. Solo nei regimi autoritari firmi confessioni false ed estorte per mettere fine alle sofferenze tue e dei tuoi cari. Solo in un regime il presidente della Repubblica firma la clemenza non in base a fatti oggettivi e buonsenso ma in cambio di una piena sottomissione all’ingiustizia.
Berlusconi, per fortuna sua e nostra, non è uomo da sottomissioni. E per questo non mi stupisce la sua volontà di volersi comunque candidare alle elezioni europee. Io penso che la sua battaglia debba diventare la nostra perché togliere dalla competizione con una sentenza truffa il leader politico del centrodestra è cosa che non possiamo subire in silenzio. Il mio è un invito a essere tutti complici di una disobbedienza civile, pratica, il più delle volte nobile. Cito Wikipedia: «Negli Usa i diritti civili dei neri, pur concessi sulla carta, sono stati resi effettivi solo dalle campagne di disobbedienza civile di massa degli anni Sessanta. L’emancipazione nazionale indiana non sarebbe stata possibile senza le azioni di disobbedienza civile di Gandhi, che parlava anche di resistenza civile. Lo stesso Gandhi affermava: noi cessiamo di collaborare coi nostri governanti quando le loro azioni ci sembrano ingiuste. Questa è la resistenza passiva. In Italia ebbe una buona notorietà il saggio del 1965 L’obbedienza non è più una virtù di don Lorenzo Milani che appoggiava l’obiezione civile contro il servizio militare».
Come vedete, siamo in buona compagnia. Chi vuole disobbedire insieme a noi può testimoniarlo inviando una email con nome e cognome a berlusconi.candidato@ilgiornale.it o un fax allo 02.72.02.38.59. Facciamo sentire forte la nostra voce. Ne vale la pena, indipendentemente dal risultato che otterremo. E lo dobbiamo al Presidente per averci permesso di vivere questi vent’anni di libertà, bislacchi e pasticciati fino a che si vuole ma meglio che sudditi di una sinistra mascalzona.

DISCLAIMER LEGALE: Tutta la roba in italico, qua sopra, e’ ovviamente ©, ®, ™ Il Giornale, e l’ha scritta il Direttore Alessandro Sallusti.

Oh, purtroppo e’ tutto vero. Dalla non citazione di Martin Luther King (ma si sa che al Nostro i negri piacciono poco, quindi e’ bene rimanere sul vago) a quelle fatte e finite di Gandhi e don Milani. Sino al colpo di genio di citare Wikipedia come fonte storica (immagino che sino a ieri la Rete fosse il dimonio, per Sallusti and Friends).

E il tutto che parte con il parallelo con Uli Hoeness. Ma lui, che accetta la condanna e non fara’ appello, e’ tedesco, e in Germania i giudici sono bravi (specialmente a Berlino dice ce ne sia uno incredibile…), non schierati, e tifano tutti Bayern.

Mica come in Italia, dove le sentenze si subiscono, ma non necessariamente si devono accettare. Soprattutto se il condannato e’ convinto di essere nel giusto, di essere innocente.

Bello questo punto di vista, vero? Pensate per un attimo a un condannato per stupro plurimo. Lo stupratore seriale ha tutto il diritto di non accettare la condanna, se egli e’ convinto nel profondo che le sue vittime non sono state violentate, no: loro avrebbero voluto fare sesso con lui, ma in quel momento erano distratte e gli han resistito. E lui, in perfetta buona fede, le ha dovute violentare! Non fa una grinza, no?

O lo spacciatore sotto casa vostra, che vende roba buonissima ed e’ fermamente convinto di svolgere un ruolo importantissimo nella societa’ moderna, e di compiere un lavoro rispettabilissimo. Voi potete condannarlo, ma non chiedergli di rispettare la sentenza che lo vuole per una decina di anni al gabbio!

Forza, Sallusti: attiva sta cippa di cazzo di numero di fax anche per i mafiosi, i corruttori, i tangentari, gli assassini. Scommetto che tutti i condannati con sentenza definitiva sotto sotto sono convinti di avere ragione.

E magari potrebbero addirittura avere l’ardire di volersi pure loro candidare per le elezioni europee, chissa’?

Gli vogliamo togliere questo diritto, Alessa’?

La colonna sonora mi pare appropriata.

Barney

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4 pensieri su “Le grandi battaglie civili nell’Italia del 2014

  1. blogdibarbara

    Guarda, non per darmi arie ma io l’avevo capito subito che tu sei uno che fa i complotti: produci le scie chimiche e poi racconti che non esistono, fai la forca a Stamina perché fai parte del complotto delle Grandi Case Farmaceutiche, butti fango su Berlusconi e poi strilli che è sporco di fango… Non ho parole, guarda, veramente non ho parole.

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  2. ijk_ijk

    Non ho avuto la forza di leggere l’articolo-lessa. Mi complimento con coloro che ce la faranno. Pero i leggere i commenti all’articolo-lessa sono qualcosa di consolante, almeno sono indicatori di un certo livello di raffinata politica.

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