Il sindacato in Italia, oggi

Pur avendo quasi[1] sempre votato per partiti o candidati di sinistra, non mi sono mai iscritto ad un sindacato.

I motivi sono molteplici. Ad esempio: m’e’ sempre piaciuto pochissimo -trad.: non mi piace proprio per niente- avere tessere che mi catalogassero o mi rendessero in qualche maniera riconoscibile. La tessera per la raccolta punti del supermercato dove in genere vado l’ho fatta solo perche’ altrimenti non era permesso fare la spesa on line, non ho alcuna tessera di librerie, negozi di abbigliamento, del barbiere, di sarcazzo cos’altro… L’unica tessera politica che ho mai posseduto in realta’ non ce l’ho mai avuta: e’ stato quando avevo sedici anni, e a mia completa insaputa fui iscritto alla sezione giovanile della Democrazia Cristiana. La cosa venne fuori quando, al compimento dei diciotto anni, venne a casa il tesseratore a chiedere la quota annuale. Io feci presente che non avevo mai chiesto l’iscrizione, venne fuori che l’aveva fatta un mio amico che faceva politica, e la cosa fini’ li’, anche se mi incazzai non poco nello scoprire che mi aveva addirittura firmato lui la domanda[2]. C’e’ poi una certa sfiducia maturata negli anni passati verso un sindacato del tutto incapace di difendere i diritti dei lavoratori precari, che poi son quelli che piu’ ne avrebbero bisogno, e il fatto di avere lavorato in posti dove la contrattazione diretta con il datore di lavoro era la regola (con tutti i problemi del caso, non ultimo il fatto che nessuno aveva un contratto uguale ad un altro…).

Vabbe’, siamo ancora alle premesse, vediamo di entrare decisamente in argomento. Oggi al lavoro ho assistito ad una riunione sindacale della CGIL. Era stata richiesta direttamente dal sindacato, perche’ come qualcuno sapra’ quest’anno c’e’ il congresso della CGIL, e i tesserati devono eleggere i loro rappresentanti. I tesserati da noi son pochi (beh, l’azienda stessa e’ piccola…), ma la riunione era aperta a tutti e io ero curioso di sentire. Poi, avevo fatto per un paio di ore da uditore in una teleconferenza assolutamente mortifera, volevo vedere se mi riusciva di svegliarmi un po’. Insomma, mi son trovato davanti due sindacalisti FIOM che hanno illustrato le due mozioni che ho scoperto esistere oggi: il documento congressuale proposto dal Segretario Camusso -e appoggiato quasi interamente da Landini, leader della FIOM-, e quello alternativo, stilato da Cremaschi.

Ora, io sono assolutamente convinto che uno dei motivi per cui la nostra nazione e’ in queste condizioni e’ proprio un sindacato che negli ultimi quarant’anni non ha fatto altro che tentare di giustificare la sua esistenza, e preservare ad ogni costo alcuni scandalosi privilegi che i lavoratori si erano visti riconoscere, primo tra tutti la possibilita’ di ritirarsi dal lavoro con pochissimi anni di contributi versati, ricevendo in cambio una pensione mensile calcolata sull’ultimo stipendio ricevuto, e non sui contributi. Oggi, a sentire i due documenti contrapposti, mi son trovato troppe, troppe volte a chiedermi: “ma porca puttana, il congresso deve essere della CGIL o di un partito politico?”. Si, perche’ le cose che hanno un impatto sulla vita lavorativa dei tesserati sono state molto poche. Troppi punti sono stati vaghi, troppe le cose gia’ sentite mille volte (il fiscal compact che fa cacare, il salario di cittadinanza, l’inclusione sociale, i diritti ad andare in pensione a sessant’anni con quarant’anni di contributi, il recupero dell’evasione fiscale, la patrimoniale per redditi sopra gli ottocentomila Euro, l’articolo 18, la riduzione dell’orario di lavoro, e sicuramente scordo troppo…) da mille bocche differenti, che pero’ sempre si scordano di dire come vorrebbero risolvere questi problemi. Sia chiaro: la CGIL non e’ di sicuro il primo soggetto da cui m’aspetto una mitragliata di soluzioni, ma -come ho gia’ scritto- pretenderei una decisa focalizzazione sulle tematiche del lavoro che no, cazzo: NON sono l’articolo 1, e no, ri-cazzo: non son colpa dell’Europa. E infine: se la CGIL vuole cambiare quei punti li’ che si trasformi in un partito, presenti il suo programma e cerchi di attuarlo nel caso vinca[3].

Solo alla fine della presentazione delle due posizioni -che sono differenti solo per particolari minimi, ma le due parti sono divise da un astio che s’e’ avvertito molto chiaramente, molto simile al sentimento che contrappone due tifoserie calcistiche, “noi” e “loro” detto e ridetto, con il portabandiera della posizione di Camusso e Landini a cercar di limare le differenze e appellarsi all’unita’ nel momento di grossa crisi. Esattamente come fa Marchionne…- e’ stato tirato fuori il dato secondo il quale i lavoratori italiani lavorano in media piu’ di quasi tutti gli altri europei. Il dato e’ stato usato per supportare la richiesta di riduzione dell’orario di lavoro, secondo lo slogan -vecchio pure codesto- del “lavorare meno, lavorare tutti“. Io avrei fatto notare come questo dato (in Italia si lavora di piu’) se lo si accoppia con l’altro sbandierato da Confindustria (in Italia si e’ molto meno produttivi che nel resto d’Europa) porta alla sola conclusione possibile: in Italia si lavora male. Per colpa sia dei sindacati, che dei lavoratori, che ovviamente degli industriali, che -su questa frase ho il copyright- intendono il verbo “investire” come quell’azione che si compie con il Porsche Cayenne ai danni della vecchietta che attraversa l’Aurelia sulle strisce.

A me veramente e’ sembrato di sentire posizioni da anni ’70, addirittura i due interventi sono stati cronometrati perche’ ciascuna posizione fosse esposta in massimo dieci minuti, e le repliche in tre, e questo da la cifra dell’intera faccenda[4]. M’e’ parso tutto una messa cantata e suonata dagli stessi sindacalisti, che in questa maniera sicuramente cercan di giustificare la loro esistenza, come scriverebbe Isaac Asimov in un racconto dei Vedovi Neri.

Auguri a T., coraggioso collega che si e’ candidato per il congresso provinciale: son sicuro che teste come la sua non possono che rinnovare questa sorta di gilda medievale, e brano finale a chilometro quasi zero e quasi a tema, almeno alla fine.

[1]: quasi perche’ a circa quarantasette anni non posso garantire sul passato remoto, ne’ essere giudicato mandante di tutte le cazzate che ho fatto…

[2]: si, lo so che non ci credete, che quell’ “a mia insaputa” l’avete gia’ sentito… ma giuro che e’ vero, potessi stianta’ ora.

[3]: non credo sia una posizione di destra, questa. Ne’ reazionaria. E’ semplicemente che mi sono rotto i coglioni di sentire sbraitare a caso persone che vogliono a tutti i costi evitare di assumersi le proprie responsabilita’.

[4]: cronometraggio ferreo, nulla a che vedere con quel che succede ai congressi e alle conferenze, dove quasi tutti se ne fregano del tempo concesso e sforano bellamente.

 

Barney

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9 pensieri su “Il sindacato in Italia, oggi

  1. ijk_ijk

    Anch’io non riesco a sooportare che i sindacati e la cgil in particolare si comportino da partiti politici impicciandosi di cose non loro. Ad esempio ho sentito la Camusso dichiarare che la TAV è necessaria. Vedrai che fra un po diranno la loro anche sulla legge elettorale ed i matrimoni gay o la data di scadenza dei succhi di frutta.
    Evidentemente quella di avere un’opinione su tutto e di doverla far sapere a tutti deve essere una caratteristica comune a tutti quelli che si buttano in politica.

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  2. Man from Mars

    Amen! Dalle mie parti nelle riunioni sindacali ancora si sente gente che dice “Compagni!” rivolgendosi ai presenti. Gente fuori tempo, politicizzata ma non sindacalizzata, che alla fine non fa altro che seminare zizzania e strumentalizzare povera gente che vede sempre più a rischio il proprio lavoro. Loro intanto stanno lì e, dopo aver sbattuto un po’ i piedi per far sentire che esistono, non sono in grado di opporsi in modo concreto e competente alle richieste, pure necessarie, dell’azienda. Io in genere non resisto più di mezz’ora alle assemblee sindacali e torno in ufficio sempre disgustato.

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      1. Man from Mars

        Certamente. Poi c’è il secondo livello di cattivi, gli Impiegati. Quelli che non fanno niente perché se non stai sulla linea di montaggio automaticamente sei uno che si gratta la pancia tutto il giorno. Peccato che se i cattivi come me non portano avanti le proprie attività prima o poi i Buoni non avranno più niente da montare in linea, o quantomeno niente che un cliente vorrebbe comprare. E se i Buoni non producono, va male per tutti. Purtroppo questi furboni (i sindacalisti di qui, non voglio generalizzare) alimentano questa guerra tra poveri anziché far capire che si lavora tutti per un obiettivo comune, che le attività di ognuno sono complementari. Questo è vero per tutto il comparto industriale che sta soffrendo per la mancanza di liquidità dei consumatori. Meglio non allargare troppo il discorso…

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