Il resto del mondo

Purtroppo per Confindustria, il Governo, i destrumani padani e infine per i tre quattr cinque? ma quanti stracazzo sono? numerosi candidati alle primarie del PD (per scegliere poi non ho capito quale personaggio che interpretera’ chissa’ quale ruolo nel teatro dei pupi siciliani), c’e’ una enorme quantita’ di persone che vive in Italia e che pero’ gira per il mondo, per motivi vari, e del mondo vede molte sfaccettature.

Io sono uno dei tanti bischeri che gira a caso per il mondo per motivi di lavoro, e oggi m’e’ toccata una istruttiva visita a due aziende belghe. Una produce pezzi di motore per una buona parte degli aerei che pure io prendo, e quindi capirete che e’ per me un sollievo potervi raccontare come questa azienda da 1200 persone, che ha venduto prodotti per circa 450 milioni di Euro nel 2012, che investe piu’ di cento milioni di Euro l’anno in ricerca e innovazione, che da una proporzione tra operai e progettisti di 80 a 20 nei primi anni ’50 e’ passata a 50-50… dicevo: che questa azienda e’ composta di persone contente di lavorare li’, che fanno il loro lavoro con entusiasmo e che garantiscono che ogni singolo pezzo che esce dalla fabbrica di Liegi e’ stato controllato e testato allo sfinimento. Potete contare sulle loro turbine e i loro compressori, insomma (e anche sulle loro pompe a olio).

L’altra azienda fa software e elettronica per simulazione e test di strutture e meccanismi in ambito aeronautico, automitive e spaziale. In sostanza: in fase di progettazione i loro prodotti possono pre-verificare che l’oggetto non si rompa quando verra’ usato nelle maniere piu’ pesanti possibili, e in fase di verifica post-produzione possono vibrare e sollecitare l’oggetto (dopo averlo opportunamente riempito di sensori) per verificare dal vivo come si comporta, e confrontare i dati dell’esperimento con quelli della analisi e simulazione. Questa azienda sta a Lovanio (Leuven per i fiamminghi), ha un 300 dipendenti e fattura ogni anno un 150-160 milioni di Euro.

Bene: questa seconda azienda sembra Google, per come e’ organizzata: orari di lavoro flessibilissimi, sei tavoli da ping pong nel capannone di prove strutturali su automobili (i tavoli sono ripiegati, vengono distesi solo quando li usano…), un vassoio con una ventina di mazzi di carte da gioco, scacchiere, battaglie navali e scatole di Risiko in mensa, a disposizione dei lavoratori dopo il pranzo. Menza tra l’altro con ottima qualita’ del cibo e prezzi da mensa aziendale.

Ovvero: il massimo della liberta’ per i 300 dipendenti, quasi tutti giovanissimi e vestiti molto informalmente, che hanno a disposizione anche un bel parcheggio coperto per bici, tricicli e altri strani aggeggi a ruote che non sono riuscito a capire come funzionano.

L’azienda cosi’ destrutturata funzionava cosi’ male che Siemens (non lo sbuzzagrilli…) l’ha acquistata quest’ anno per la modica cifra di 700 (si: settecento) milioni di Euro. E se Siemens e’ un minimo intelligente, non cambiera’ questa organizzazione, visto che funziona.

Di ritorno dalla visita, sul pullman che ci portava di nuovo verso il Consolato Italiano, ci siamo sbizzarriti in commenti e considerazioni tutte vertenti sul fatto che da noi una cosa del genere e’ impossibile anche da concepire.

Probabilmente i nostri grandi imprenditori pensano che la produttivita’ si massimizzi costringendo i lavoratori a timbrare il cartellino alle 9 e alle 18, come se stare nove ore in azienda garantisse una produttivita’ del 100% su otto ore di lavoro… Sicuramente le due visite sono state preparate, sicuramente le due aziende rappresentano l’eccellenza dell’industria belga, ma oggi ho respirato un’aria che raramente si avverte da noi; ho avvertito la sensazione che chi lavora in quelle due aziende non si considera una ruota dell’ingranaggio, un numero sul foglio di bilanco, ma e’ orgogliosamente consapevole di rappresentare una ricchezza per gli azionisti e una risorsa per l’azienda.

La cosa sconfortante e’ stata che nessun CEO italiano era pesente alle visite, cosi’ la probabilita’ che qualcosa passi da me ( e dai colleghi e amici che erano con me) a chi decide le strategie aziendali e’ veramente bassa.

Peccato: un’altra occasione persa, un’altra decina di anni aggiunti al momento in cui qualcosa dovra’ per forza inziare a cambiare… Altrimenti si affonda, non c’e’ verso.

 

Barney

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11 pensieri su “Il resto del mondo

  1. Man from Mars

    Da ingegnere e progettista (peraltro con trascorsi in aziende aeronautiche) non posso che darti ragione. Le organizzazioni aziendali che ho potuto vedere erano (sono) basate su controllo e gerarchie. Il grosso problema che ho riscontrato però non era questo quanto l’effetto negativo sulla motivazione ed il coinvolgimento dei lavoratori. C’è un continuo gioco a pararsi il c**o, a sviare le responsabilità. a non assumersi il minimo rischio in spregio di tutta la “conoscenza ingegneristica” che si possiede. Dove si dovrebbe lavorare con il motto “Facciamo qualcosa di nuovo e migliore ogni giorno”, lo si fa invece sussurrando “Si è sempre fatto così, cambiamo il minimo indispensabile e chissenefrega!”.

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      1. shevathas

        il problema dell’italia è stato, ed è attualmente, il voler evitare qualsiasi competizione e/o valutazione in nome del consociativismo. La situazione italiana purtroppo è frutto di un pessimo sindacalismo che ha lottato per poco a tutti invece di molto a chi vale e niente agli altri ed ha demonizzato qualsiasi valutazione di merito che non fosse il seguire burocraticamente le regole. Per l’azienda belga credo che importi poco che Tizio giochi a carte il 90% del tempo se nel restante 10% porta tanto valore aggiunto da giustificare il proprio stipendio. Perché credo valuti la produttività e i risultati reali e non si limiti a misurare il tempo passato sulla sedia. In una azienda italiana questa sarebbe blasfemia punibile con la fucilazione immediata senza processo. Se non c’è competizione c’è sedimentazione.

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      2. Man from Mars

        Potrei aggiungere qualche altra considerazione per completare questo quadretto della disperazione però non voglio rischiare delle generalizzazioni troppo ampie. Ci sono tante eccezioni a questa “regola” che faticano per migliorare la propria azienda e migliorarsi, con una motivazione genuina, non quella da filosofia spicciola all’americana. Queste persone sono quelle a cui piace il proprio lavoro, a cui è piaciuto quello che hanno studiato. A me piace essere ingegnere, mi piace sapere come usare un CAD o un software FEM. Mi piace pure sapere come pianificare un progetto e far funzionare un team. Mi muovo un po’ in una palude, purtroppo, con persone (non solo italiani) che si tengono stretto quel briciolo di potere che hanno acquisito e non guardano oltre il bordo della loro scrivania.

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  2. dv8888

    CIao,
    ho la fortuna di vivere immerso nella competizione continua, 24 ore al giorno, in un ambiente in cui ognuno (diciamo almeno il 90% di noi) si sente coinvolto, tirato, orgoglioso, motivato, italiano nel mondo (nel senso positivo del termine e mi incazzo su chi sputa nel piatto in cui mangia, sia esso il datore di lavoro o il paese che gli consente di essere quello che è).
    Rispetto agli anni passati (lavoro da 21 anni) in posti burocratici, elefantiaci, lenti e stanchi non c’è assolutametne confronto.
    In veste di coordinatore di un gruppetto cerco di infondere spirito di gruppo, di visione di obiettivi, di efficienza.
    Fai pure 4 ore oggi se hai un problema a casa o non hai la testa al >= 95%, ma che siano strutturate, efficienti, utili.
    Il miglioramento deve iniziare da ognuno di noi.
    Daniele Vanoncini

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  3. blogdibarbara

    Forse c’entra, o forse no, ma secondo me sì. Io ho litigato per anni con un preside la cui direttiva era: “Lei deve fare lezione al livello dell’ultimo della classe”. E gli altri? Gli altri in qualche modo ce la fanno lo stesso. E invece non è vero: una volta che ti ho distrutto l’entusiasmo, non lo recupererai mai più, e i fatti sono lì a dimostrarlo. E dunque succede che ragazzi dotati e con un sacco di interessi imparano fin dai banchi di scuola che queste sono cose inutili, che impegnarti non ha senso perché non ti verrà mai proposto qualcosa alla tua altezza, che tu comunque devi stare lì seduto cinque ore al giorno e alla fine, che ti impegni o no, il tuo voto non cambierà. A questo punto immagina tu in che modo questi ragazzi affronteranno la vita e il lavoro.

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    1. Barney Panofsky Autore articolo

      Io -da padre- il discorso del tuo Preside l’ho sentito ripetere all’infinito, in quasi tutti i consigli di classe cui ho partecipato.
      Ma basta guardare i livelli di apprendimento minimo settati negli anni della Moratti Brichetto Sarcazzo e di quell’altra, la Gelmini… Ricordo che tra gli obiettivi per la matematica v’era “saper contare fino a cento”.
      E ci credo che poi i giovani si adeguano, anche perche’ prima di loro si sono adeguati molti loro insegnanti…
      Grazie per i tuoi contributi.
      Ciao, B.

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      1. blogdibarbara

        No, ti sbagli: la catastrofe grossa è arrivata con Berlinguer. Crepe preoccupanti se ne erano create già prima, ma con lui è arrivato proprio lo scossone grosso. Che non ti dico i salti di gioia che avevamo fatto tutti quanti a vedere finalmente finito il dominio DC sulla scuola, e invece è stato proprio l’inizio della fine: deresponsabilizzazione selvaggia, aumento indiscriminato dei diritti degli scolari e abolizione quasi totale di ogni sorta di doveri, sottrazione agli insegnanti di qualunque strumento di intervento… e potrei continuare fino a domani. Una delle cose più graziose è stato lo sganciamento totale del comportamento dalla valutazione, vale a dire che se tu mi pisci sulle scarpe ma hai la sufficienza in religione disegno musica tecnica ginnastica, quelli votano per la promozione, mentre votano contro lettere (tre materie ma un solo insegnante e quindi un solo voto) matematica e scienze (due materie, vs), e lingua: tre contro cinque, promosso. La riforma Gelmini ha almeno avuto il merito di impedire aberrazioni come questa, anche se di errori ne ha fatti anche lei.
        E poi ci sono loro: http://ilblogdibarbara.ilcannocchiale.it/2005/10/13/le_madonne.html

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  4. shevathas

    @barbara che poi, abbassare il livello scolastico sotto zero, è il modo migliore per svilire il valore del titolo di studio e per evitare che ci sia una selezione sulla base del merito scolastico; visto che son tutti bravi allo stesso modo, tanto vale selezionare in base ad altri parametri, come le amicizie familiari oppure il censo di nascita..

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    1. blogdibarbara

      Infatti. Se l’idea di partenza era di fare una scuola alla portata di tutti (il figlio del professore, dell’avvocato, del medico ha in partenza strumenti che il figlio dell’operaio o contadino semianalfabeta non possiede, quindi abbassiamo il livello che così ce la fa anche quest’ultimo), i fatti hanno dimostrato che non era una buona idea, perché ha permesso di mandare avanti cani e porci. Col risultato che il professionista coi soldi, consapevole che un titolo conseguito in una scuola tanto squalificata vale meno di zero, manda il figlio in scuole private di élite, lo iscrive a qualche collegio svizzero, gli fa fare stage all’estero e alla fine quello si ritrova con un titolo che vale oro; gli altri fanno la scuola pubblica e se lo prendono in quel posto. Io ho la fortuna di essere abbastanza vecchia da aver potuto frequentare le medie quando la scuola dell’obbligo comprendeva solo le elementari, e nonostante le mie origini (campagna da parte di padre, sottoproletariato urbano da parte di madre, con padre con la quinta elementare, madre neanche quella, mai entrati libri in casa ecc.), sgobbando sodo sono riuscita a farmi su qualcosa che volendo si potrebbe anche chiamare cultura. Non che oggi sia impossibile, ma certamente è più difficile. E soprattutto ho imparato che se vuoi qualcosa devi alzare le chiappe: quello, nella scuola di oggi, non esiste praticamente più.

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  5. shevathas

    Quello che è stato fatto, in realtà, serve a spedire buono buono il figlio dell’operaio all’angolo e favorire il figlio di babbo. Se il figlio dell’operaio ha il problema di avere pochi libri la soluzione non è il chiedere, in italiano, che se ne legga solo uno ma potenziare la biblioteca scolastica. Se ha il problema che nessuno può seguirlo per i compiti di matematica la soluzione non è limitare il programma alla tabellina del tre ma organizzare un serio doposcuola dove gli alunni possano avere il supporto che non hanno in famiglia. Si è preferita la via più facile, e adesso arriva il conto: ritorno degli esami di ammissione all’università, esigenza, almeno nel settore informatico “alto”, di integrare il CV con un paio di certificazioni “serie” altrimenti non vieni preso in considerazione, maggiore attenzione verso le referenze dei lavori svolti che al titolo posseduto.

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