The Cage Theatre, Livorno: Virginiana Miller

L’unica nota stonata e’ stato l’orario di inizio, slittato ben oltre le 23. Ma chissenefrega: era sabato sera, e il posto merita certamente una visita a prescindere, e un’occhiata alla sua storia.

Il concerto e’ stato diviso in due parti: la prima ha coperto tutto il nuovo disco, con “Lettera di San Paolo agli operai” ad aprire e “L’eternita’ di Roma” a chiudere in maniera filologicamente corretta.

Poi i VM sono passati a raccontare la loro ventennale storia per canzoni, spaziando attraverso tutti gli altri cinque dischi che hanno suonato in questo arco di tempo, con interpretazioni tirate e coinvolgenti. Chi non c’era puo’ solo mangiarsi le mani e cercare di rimediare seguendo il tour in una delle prossime tappe. Per quelli delle mie parti: il 1 novembre sono a Firenze, il 29 sono a Roma.

Perche’ i Virginiana suonano molto meglio dal vivo che su disco. Fidatevi.

Il concerto s’e’ chiuso all’una e venti, quando Simone Lenzi ha introdotto l’ultimo brano (“Acque sicure”, da “Il primo lunedi’ del mondo”) piu’ o meno cosi’:

“Non non siamo mai stati un gruppo engage’, ma quel che e’ successo giovedi’ ci ha colpito parecchio. E ci hanno colpito molto quelli che sostengono che la morte dei migranti sia colpa della Boldrini o del Ministro Kienge. Come se vent’anni di calciatori, veline, e stronzi che saltano su urlando “ITALIA UUUUNO!” non contassero un cazzo.”

Contano, contano…

Qua sotto “Oggetto piccolo (a)”, risultata incazzatissima come sempre, dal vivo.

Barney

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