L’intervista a Julian Barnes

Ieri, dopo mesi e mesi di letture insignificanti ed inutili di quel che da noi si chiama “quotidiano”, m’e’ capitato di non rimpiangere assolutamente il prezzo del giornale che tutte le mattine compero per riflesso condizionato. E’ successo con “Repubblica”, che -assieme a un articolo su Arduino che ha spinto Intel ad imboccare la strada dell’Open Source elettronico, all’incipit della prossima uscita dell’ennesimo romanzo postumo di Mordecai Richler presentato come “il prequel della Versione di Barney” (e te, che lo leggerai, sai gia’ che si trattera’ di qualcos’altro, ma sicuramente sara’ divertente) e ad un interessante articolo sul commercio di piccioni viaggiatori in Cina- ha pubblicato una intervista a Julian Barnes.

Di Barnes ho letto “Il senso di una fine“, uno dei libri che mi hanno maggiormente colpito sia per come sono scritti che per il contenuto;  l’intervista mi ha fatto scoprire un uomo duro e fragile allo stesso tempo, una persona che ha -forse?- superato il lutto della morte della moglie con un atteggiamento che pare cinico e freddo, ma che secondo me e’ lo specchio di un animo sensibile e maturo.

Alcune sue risposte sono davvero un trattato di filosofia spicciola, si avverte nel dialogo una rassegnazione di fondo che non e’ triste, pare stoica ma in realta’ lascia intendere un ribollire di passioni sotto la scorza del meccanicismo di facciata. Anche quando dice “moriremo tutti”, lo dice con un tono tranquillo e posato che mi inorgoglisce al pensiero d’essere pure io un umano; quando declina il facile conforto della fede a favore della verita’ lo fa lasciando uno spiraglio al dubbio della non completa conoscenza dell’universo:

Non ha mai cercato in questi anni la consolazione della religione?
“No. I miei genitori non erano credenti, non andavamo mai in chiesa tranne che per i matrimoni. Mi definisco un agnostico perché non credo ci sia alcuna prova dell’esistenza di Dio, anche se l’estensione di quanto siamo in grado di vedere non è poi tanto grande. Ho una visione molto darwiniana e meccanicistica dell’universo: siamo dei freak, un meraviglioso esempio di qualcosa troppo ben evoluto per il nostro scopo. Ma l’universo non ha sentimenti; lo stesso atteggiamento che ha verso di noi, lo ha per gli scarafaggi. Noi tutti spariremo, compreso l’universo stesso, e siccome l’essere umano è egoista ed egocentrico, probabilmente accelereremo i tempi”.

Mi pare un uomo il cui pensiero debba essere letto, nel mare di mediocrita’ sul quale navighiamo…

 

 

Barney

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8 pensieri su “L’intervista a Julian Barnes

    1. Barney Panofsky Autore articolo

      Non sono un tecnico, e non saprei da che parte rifarmi. E purtroppo per quel che facciamo siamo spesso costretti a usare hw e sw propietario (in genere NI), pero’ arduino e’ affascinante come concetto: sembra davvero tutto possibile, addirittura lo montano sui cubesat 🙂

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      1. dv8888

        ciao,
        io ci sto impostando la automazione di un mio progetto personale (un complicato orologio da tavolo).
        Come concetti di fondo è maneggevolissimo (ed anche come linguaggio diprogrammazione si sopravvive).
        Altra evoluzione sarà sul mondo della stampa in 3D che DEVO assolutamente agganciare.
        Il fatto che non sia proprietario ha i suoi vantaggi
        DanVan

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      2. Barney Panofsky Autore articolo

        La stampa 3D e’ l’altro Graal dei miei colleghi.Proprio stamani parlavo con un mio amico che insegna ad ingegneria elettronica, che predilige Raspberry ad Arduino, ma mi par di capire siano cose leggermente differenti. E’ comunque molto bello vedere questo fervore attorno a qualcosa che non siano veline e calciatori, anche da noi :-O

        B.

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      3. dv8888

        ciao,
        quello non è un pazzo: è solo più proiettato nel futuro di me e te. Tanto di cappello.
        io sono per la ricerca estrema: oggi ad esempio 499 miliardari pagano un botto per un’auto ma si ottiene che si impara (pagati) a lavorare carbonio (ed un giorno ci stamperemo la rotula per sotituirne una rovinata), ad usare elettronica nuova (ed un giorno ci faremo un esoscheletro o chissà cosa), ad assemblare materiale incredibili (per navi ed aerei)
        Certe volte penso alla apple: 123 mld di usd in cassa e cosa viene fuori? un telefono piu arrotondato con 1000 feature software.
        mmmhhh.
        Con quei soldi potrebbero farci una banca, una assicurazione, una città di nuova concezione, una compagnia aerea, un tubo sottomarino tra italia ed usa, una navicella per sperimentare nello spazio…
        Daniele Vanoncini

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