Ancora “Venga il regno”, Virginiana Miller. Alabianca (2013)

Oggi l’ho comperato, il disco.

ImageHo letto alcune recensioni, che dicono in pratica che questo e’ un disco piu’ facile, ottimista, meno “alto” come citazioni letterarie rispetto ai precedenti. A me pare che il disco sia ottimo e che musica e testi abbisognino di molteplici ascolti per poterli metabolizzare e capire a fondo. Come molte se non tutte le canzoni dei VM.

Prendiamo ad esempio la traccia iniziale, “Due“: il tema ritmico e’ simile a quello di “Una bella giornata“, sporcato da una chitarra acida iniziale che anticipa il testo. Il brano parla di due ragazzi che si baciano su una panchina, e “sono due, ma sono uno“, sono “due ma in fondo sono il mondo, tutto in un bacio su una panchina“. Neanche i passanti li disturbano, tanto hanno l’orchestrina che suona dentro l’iPhone, quindi “go on, dream on“. Siamo alla prima strofa e questi qua hanno gia’ dato tre o quattro giri di pista a qualsiasi vincitore di X Factor o Amici, su come si scrive una canzone romantica.

Poi attacca il ritornello, e fa pensare al crollo dell’impalcatura descritta poco prima: “la felicita’ e’ un dono, passa di mano e poi si dimentica“. Ale’, sic transit gloria mundi e voi due la’ sulla panchina, mica vi crederete d’andare avanti ancora per molto, eh? E se non l’aveste capito “la felicita’ e’ una cosa degli altri“.

Infatti, la seconda strofa ritrova la nostra coppia, ma “di questi due manca qualcuno, e come niente non c’e’ piu’ nessuno“. “Due, ma intanto ce n’e’ uno che ha pianto“…

Cazzo, ma questo e’ un film! Ed e’ un film girato bene, con i tempi giusti, il pathos che monta e sommerge la ragione, le lacrime, l’abbandono… Un bianco e nero parigino, direi, no?

 

La traccia successiva, “Anni di piombo“, cambia radicalmente registro, tema e sfondo. Siamo negli anni ’70, siamo sicuramente in Italia, e il protagonista potrebbe essere un politico, un magistrato, o anche un giornalista impegnato. Sta viaggiando verso una meta che non e’ casa sua, e sta pensando ad una donna che e’ rimasta a casa, preoccupata per lui: “stai tranquilla, vado piano quando arrivo poi ti chiamo da un telefono a gettoni e ti dico che non mi hanno colpito le scosse, non mi hanno rapito le Brigate Rosse, non avere paura, non temere non c’e’ piombo in fondo al nostro cuore“, “stai serena che se ho sonno io mi fermo e forse dormo per un paio d’ore o per vent’anni, amore“. E si sente quasi la stanchezza di chi guida una millecento sulle autostrade buie e pericolose di quegli anni, l’odore della benzina non ancora verde, il santino di Padre Pio che dovrebbe proteggere il pilota per chissa’ quale magico influsso.

Il resto ve lo ascoltate da soli sei o sette volte, magari anche voi trovate piu’ d’un accenno alla depressione in “Dal blu“, magari gli accostamenti splendidi di “Lettera di San Paolo agli operai” vi esalteranno come hanno esaltato me (“credo nel Partito Comunista e nei Pink Floyd… credo in Gesu Cristo Redentore e in Berlinguer“), e magari troverete scampoli dei libri di Lenzi in “Nel recinto dei cani“, e accenni del film di Virzi’ in “Tutti i santi giorni“.

Ma di sicuro non avrete buttato via i soldi del disco.

 

Barney

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