“World War Z”, Max Brooks, Cooper Editore, 2013

Il film mi aveva lasciato un po’ perplesso, soprattutto perche’ a leggere in rete il libro era molto, molto meglio.

Quindi, ho letto il libro.

ImageChe e’ si molto meglio del film, ma prima di tutto e’ una cosa completamente differente, sia come modalita’ di racconto, che come trama complessiva. Certo, si parla di zombi anche nel libro… Ma e’ come dire che siccome anche in “Harry Potter” si parla di maghi, siamo dalle parti del “Signore degli Anelli”: un po’ forzato, no?

Cerchero’ di non raccontare troppo, ma la struttura fondamentale del libro va descritta. Si tratta di un romanzo scritto in forma di interviste postume, raccolte dal protagonista principale, che nel film ha la faccia di Brad Pitt. Gli intervistati spesso riappaiono dopo alcuni capitoli, cosi’ che il quadro di quel che e’ successo ci viene svelato a poco a poco, presentando tutti gli improbabili protagonisti positivi e negativi della resistenza umana contro gli zombi: cani, palombari, piloti militari, venditori di medicinali miracolosi che non funzionano, politici eroici… Tutto il mondo che e’ riuscito a sopravvivere al disastro, quelli che continuano a combattere e probabilmente vinceranno la guerra mondiale contro gli zombi. A prezzo del 90% della popolazione, ma vinceranno.

Rispetto al film il libro lascia moltissimo all’immaginazione, e non comprime l’azione in poche settimane, ma la dilata in anni (come e’ giusto che sia). Come il film, e come quasi tutte le storie di zombi, il libro lascia aperti interrogativi irresolvibili: cosa mangiano gli zombi? Perche’ congelano d’inverno, ma quando si scongelano sono vispi come capretti? Come fanno a non affogare, a non respirare, a sopravvivere praticamente solo con il cervello intatto (braccia, gambe, organi interni sono inutili e possono essere asportati a piacimento)?

Ma a parte queste concessioni alla realta’, nel libro molto piu’ che nel film Brooks si concentra sull’impatto del disastro sull’etica, la morale, la societa’ civile: la sopravvivenza dell’umanita’ diventa imperativo assoluto rispetto alla sopravvivenza dei singoli, e si accetta di buon grado la decimazione della popolazione, consapevoli che tutti non possono essere salvati. I teorici del “salviamo il 10%” diventano eroi cinici di un mondo che sta scomparendo, e solo grazie al loro cinismo si avra’ una chance di vittoria.

Nel libro non c’e’ la soluzione “facile” trovata da Brad Pitt nel film omonimo: la vittoria come gia’ detto si conseguira’ dopo anni di combattimento, spesso corpo a corpo, con un nemico che quando combatte ha l’enorme vantaggio di “arruolare” immediatamente i caduti avversari nelle proprie fila.

Un buon libro, con una struttura che probabilmente sconvolgera’ chi e’ abituato a Fabio Volo o alle sfumature di colori a caso per l’assoluta anarchia dei vari capitoli-intervista, e per il fatto che il prologo gia’ ci dice come e’ andata a finire la storia. Ma non in che modo si e’ arrivati a quel risultato, ed e’ il modo che scopriamo pagina dopo pagina, anche con un po’ di fatica nel dover collegare i racconti e le scoperte. Come dovrebbe essere in ogni romanzo.

Da leggere, senza dubbio.

 

 

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5 pensieri su ““World War Z”, Max Brooks, Cooper Editore, 2013

  1. wwayne

    Un romanzo con una trama simile a quella di World War Z é Cell. Se paragonato ad altri romanzi di Stephen King, come Christine o anche l’ ultimo Joyland, non regge assolutamente il confronto, ma é comunque un libro sopra la media. Te lo consiglio.

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    1. Barney Panofsky Autore articolo

      Letto (di King non credo mi manchi moltissimo da leggere…), hai ragione: il clima e’ paragonabile, anche se il romanzo di King e’ “in presa diretta”. E li’ il colpevole e’ “l’impulso”, chiunque l’abbia fatto scattare 🙂

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      1. wwayne

        Allora, visto che l’ hai letto, posso dirti di aver detestato una cosa sola di quel libro: il finale aperto.
        Sì, non é una novità per King (anche Christine ha un finale per certi versi aperto, ad esempio), ma un conto é scrivere un finale vero e proprio lasciando tuttavia intendere che potrebbe succedere ancora qualcosa, un altro é troncare il romanzo di netto come fece King con Cell. Se non fosse stato della biblioteca avrei buttato il libro in terra. Grazie della risposta! : )

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      2. Barney Panofsky Autore articolo

        Grazie a te del commento, prima di tutto. Il finale aperto a me non dispiace, in genere. In “Cell” e’ forse troppo prono ad un lieto fine che sinceramente stona dopo tutto quel che succede nel libro. Spero vivamente che non significhi una seconda puntata tra qualche anno: ho appena finito di leggere la serie della Torre Nera, ed e’ incredibile come quasi tutti i libri di Ling si possano collegare tra di loro. Mi pare che “Cell” stia fuori dal mega-schema. A ‘sto punto: fortunatamente 🙂

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