Requiem per Detroit

E’ di oggi la notizia che Detroit e’ tecnicamente fallita.

La citta’dell’automobile americana non ha retto al morso di una crisi che da una decina di anni attanaglia l’economia del mondo, e trasforma metropoli di quattro milioni di persone in scheletri di archeologia industriale.

Il Documentario “Requiem for Detroit” racconta il declino della citta’ usando le enfatiche parole del sindaco degli anni ’60, in cui tutto girava per il verso giusto, proiettate sui palazzi e  le fabbriche in disfacimento, quasi fossero elefanti morti che marciscono molto lentamente.

Lentamente, ma nemmeno troppo: l’affascinante testimonianza della morte di una citta’ la possiamo vedere anche in una serie di filmati su youtube dal titolo “Discovering the abandoned Detroit”. Qua sotto la parte centrale dell’esplorazione del Whittier, un bellissimo ex-hotel che ha ospitato le maggiori celebrita’ in visita a Detroit. Dopo pochi anni di abbandono e’ cosi’ tipo per esempio questo qua:

Si trovano moltissimi video come questo, e se ne troveranno sempre di piu’, e immagino che Detroit sia solo la punta dell’iceberg, cosi’ come la caduta dell’industria automobilistica rappresenta solo il prodromo di qualcosa di piu’ grande.

L’unica consolazione -amara- e’ che le citta’ in disfacimento hanno un fascino innegabile: probabilmente la loro fine sara’ molto, molto bella. O almeno interessante.

Il pezzo musicale e’ dei Virginiana Miller, ed e’ un requiem per qualcos’altro:

Update del 21 luglio 2013

Grazie al commento di DeadWharols mi sono letto un po’ di cose in giro, e la bancarotta di Detroit e’ molto meno poetica di quel che ho scritto qua sopra. Resto convinto che l’implosione del settore automobilistico abbia avuto il suo peso, ma dagli articoli che potete leggere qua sotto -se vi va…- emerge un quadro complesso e lungo decenni. Eccovi quindi una bibliografia minima:

Barney

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2 pensieri su “Requiem per Detroit

  1. deadwarhols

    ho postato anch’io questo video, però è inesatto dire che “metropoli di quattro milioni di persone (vengono trasformate) in scheletri di archeologia industriale”. La bancarotta riguarda ciò che resta del centro di Detroit (700mila abitanti, soprattutto neri), ma non l’Area metropolitana (circa 4 milioni di abitanti) dove si sono trasferite middle class bianca, aziende in ripresa, servizi, centri commerciali, etc. Non è vero che c’è una “caduta dell’industria automobilistica”, non è vero che dipende dalla crisi che attanaglia il mondo etc.
    vedi anche http://mazzetta.wordpress.com/2013/07/19/detroit-unaltra-lettura-del-fallimento/;
    il romanticismo delle rovine di Julian Temple va quindi un tantino ridimensionato, e circoscritto alla sola municipalità di Detroit
    Cordialmente

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    1. Barney Panofsky Autore articolo

      Ho letto un po’ di articoli dagli States, e in effetti la questione e’ quella che dici tu: segregazione sociale che ha portato allo svuotamento di una parte della citta’, riduzione degli introiti da tassazione ma costi che restano uguali, in un ciclo che si autoalimenta.
      Aggiungo un po’ di link all’articolo, grazie per la segnalazione.

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