“World War Z”. M. Forster, USA, 2013

Dopo i vampiri, i supereroi, i maghi, i nani, gli elfi e chissa’ quali altri personaggi ho dimenticato, “World War Z” percorre con serio impegno il viale della ennesima riscoperta e valorizzazione su pellicola degli zombie.

ImageIl film non e’ malaccio (trad.: s’e’ visto veramente molto di peggio in giro), ma appare sin dalla locandina troppo BradPitt-centrico, come se l’unico elemento di attrazione del’ignaro spettatore fosse la presenza costante e ravvicinata di Mr. Jolie davanti all’obiettivo della macchina da presa.

E in effetti il titolo avrebbe potuto essere “Brad contro tutti“, o “Pitt salva il mondo mentre con la mano sinistra si rolla una cicca“, o robe simili, soprattutto perche’ definire inesistente la sceneggiatura  appare gia’ un overstatement di quelli grossini. E siccome il film e’ tratto da un romanzo (scritto dal figlio di Mel Brooks!), a questo punto mi chiedo cosa caspita puo’ avere escogitato l’autore, per tenere il lettore agganciato ad una trama che pare non esserci, e senza nemmeno poter giocare la carta-Brad…

Ma veniamo a un rapido accenno alla storia. Pitt e’ un ex detective dell’ONU con moglie e figlie piccole di cui una asmatica grave; in giro per il mondo con le Nazioni Unite ne ha viste di ogni (come Nicole Minetti, insomma) e ha deciso di andare in pensione a 40 anni. Incontriamo la famiglia felice mentre si sposta -nelle primissime scene del film- nel caotico traffico di Philadelphia (o New York, per quel che puo’ importare. Ma dice sia Philadelphia). A un certo punto le auto si fermano e scoppia il caos: ci sono un casino di zombie che , veloci come ghepardi dopati e incazzati come faine, si lanciano alla caccia di chiunque sia a tiro per sbranarlo. Allegria, insomma. Ora, come tutti sappiamo grazie alla cultura “alta” (i film di Romero e i fumetti di Dylan Dog), chi viene morsicato da uno zombie diventa a sua volta un morto vivente, e l’effetto-cascata con progressione geometrica degli infetti e’ una delle cose migliori del film. In pochissimi istanti di sani ne restano in giro davvero pochi, e da li’ la -mi scuso per la parola grossa- trama scorre rapida e inconsistente per un paio d’ore, verso una fine che gia’ ci immaginiamo non poter essere negativa (chi e’ il protagonista? Ecco…).

Lo spettatore piu’ attento si chiedera’ all’inzio: “ma da dove saltano fuori, ‘sti zombie?”, e la domanda se la pone anche l’esiguo manipolo di scampati, tra i quali ovviamente l’ex capo di Brad Pitt, che mette in salvo su una portaerei dell’ONU l’ex-dipendente con la famiglia, a patto pero’ che Brad torni a fare il lavoro sporco sul campo per scoprire cosa sta succedendo e cosa fare per contrastare la minaccia. Per rispondere insomma alla domanda che ci siamo fatti tutti in sala.

La missione di Pitt e’ andare con un giovanissimo e brillante virologo in Corea del Sud, dove pare sia cominciato tutto, a rilevare indizi e tracce per creare un vaccino. Parte una squadra dalla portaerei, con i due summenzionati e sei Navy Seals. Appena atterrati a Seul, il giovin virologo, cui e’ stata data in mano una pistola, si fa prendere dal panico, scappa, scivola e non trova di meglio che uccidersi da solo sparandosi addosso. Chi ben comincia…

Il seguito e’ un po’ meglio, anche se a un certo punto esce fuori un Pierfrancesco Favino che dovrebbe interpretare un medico dell’OMS ma che e’ credibile come io che interpreto Cassius Clay (e incredibilmente Favino non viene ucciso dagli zombie!), poi Pitt riesce a capire grazie alla sua intelligenza superiore e alla sua capacita’ di osservazione che… E che ve lo sto a raccontare a fare il seguito?

Alla fine, continueremo a non sapere come mai son venuti fuori questi zombie (l’inquinamento? la Natura che si ribella? Un esperimento militare sfuggito al controllo? Boh?), ne’ in quale parte del mondo e’ iniziato il caos . L’importante e’ poterli combattere efficacemente, come dice Brad, e non inquietarsi piu’ di tanto quando ascoltiamo con le nostre orecchie l’eroe dire “ma questo non e’ che l’inizio”.

Si, il sequel direi che e’ gia’ in fase di montaggio…

 

 

 

Barney

 

Annunci

5 pensieri su ““World War Z”. M. Forster, USA, 2013

    1. Barney Panofsky Autore articolo

      Bello! In effetti lo scheletro e’ quello, SEMPRE. Si puo’ questionare sul numero di libri-di film che compongono la trilogia (per dire, “La ruota del Tempo” e’ in DODICI volumi…), ma ci sara’ sempre un viaggio, una pausa in cui succede roba piu’ o meno inutile sul momento, e il mega-scontro finale “bene Vs. male” che si protrae fino al momento in cui arriva l’aiuto insperato, quindi magari anche dal libro quattro al libro dodici.

      D’altra parte, si potrebbe scrivere lo stesso per tutti i generi letterari: mica penserai che Dickens o Dostoevsky non si appoggiassero a stilemi triti e ritriti, eh?
      Insomma: come in tutte le cose, non e’ il cosa si fa che conta: e’ il COME lo si fa 🙂

      Ciao.

      Mi piace

      Rispondi
  1. Sendivogius

    Non sono la persona più appropriata per commentare questi pirotecnici block-buster dalla sceneggiatura inesistente… Non ho mai capito quale fascino perverso e malato possano esercitare questi cadaveri semoventi in putrefazione, che deambulano strappando a morsi le frattaglie ai vivi. Li ho sempre trovati disgustosi. E ripetitivi. A parte la presunta ‘innovazione’ di zombies velociraptor che si muovono come sciami di formiche.
    Sì, conosco la solita metafora cannibalica sulla società dei consumi etc tanto cara a Romero. Ma dalla lontana “Notte dei morti viventi” ne sono passate di carcasse sotto i riflettori!
    Per dirla alla Fantozzi, per quel poco che ho visto (naturalmente piratato), a me ‘sto WWZ m’è sembrato “una cagata pazzesca!” (al contrario della vituperata ‘Corazzata Potemkin’ che invece è un capolavoro). Ed è un peccato (e un’occasione sprecata) perché il romanzo di Max Brooks invece è un opera notevole, di lettura godibilissima, sarcastica, e dagli intricati risvolti sociologici e allusioni politiche.
    Ovviamente, come in ogni americanata che si rispetti, nel film NON c’è nulla di tutto ciò.

    Mi piace

    Rispondi
  2. Pingback: “World War Z”, Max Brooks, Cooper Editore, 2013 | BarneyPanofsky

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...