A drum is not (only) a drum

Sto leggendo la serie “La Torre Nera” di Stephen King, un fantasy-western che abbandonai ann^W decenni fa per impazienza e arrabbiatura nel dovere aspettare uno o due anni per sapere come continuava la storia. Adesso che la serie e’ conclusa, e’ comodo e divertente ripartire, arrivare dove m’ero fermato, e continuare fino alla fine.

Il protagonista della serie e’ l’ultimo dei pistoleri di una Terra parallela alla nostra e ad altre mille (King, con la solita maestria, incrocia molte delle sue Terre nella serie, inserendo rimandi e fatti accaduti in altri romanzi dentro a questo): Roland Deschain, che King immagina molte volte come il Clint Eastwood protagonista di un western di Leone a caso.

Io invece mi sono sempre immaginato Roland con la faccia di Stewart Copeland.

Capisco che possa sembrare strano, anzi: il segno certo d’un -come dire?- rincoglionimento precoce… ma la mia fantasia si basa essenzialmente sulla descrizione che King fa delle abilita’ di Roland;  nel libro si dice che il pistolero e’ cosi’ veloce ad estrarre le sue enormi pistole, a far fuoco, e a ricaricare da sembrare quasi soprannaturale, non umano. Ecco, lo stesso penso io di come Copeland suona la batteria.

M’e’ capitato di lodare Zak Starkey per la sua bravura, e definirlo “quello dei Beatles che suonava meglio” (non lo si direbbe figlio di Ringo Starr; oggi Zak suona con i Who), m’e’ capitato di parlare di Keith “the loon” Moon, che prima di Zak tambureggiava selvaggiamente assieme a Daltrey, Townshend ed Entwistle come il massimo dei drummer mai vissuti su questo piccolo pianeta… Stewart Copeland e’ qualcosa di differente: non solo grandissimo batterista, ma anche eccellente compositore e mente musicale di uno dei gruppi rock piu’ famosi di ogni epoca.

Dico subito che chi crede che i Police fossero Sting piu’ altri due cazzoni a caso prende una topica incredibile. Sting e’ famoso solo grazie a Copeland; le musiche di moltissimi dei pezzi piu’ famosi dei Police sono di Copeland e basta, gli arrangiamenti di quasi tutti i pezzi sono suoi. Prima di Copeland, Gordon Matthew Sumner era un Gigi D’Alessio qualsiasi (fidatevi); dopo Copeland, e’ diventato Sting.

Riguardero’ nei prossimi giorni “Rusty il selvaggio” (titolo originale “Rumble fish”) di FF Coppola, il primo film per il quale Copeland, oramai alla fine della storia dei Police, scrisse la colonna sonora. Capii tutto di quel che erano stati i Police (ovvero: Copeland piu’ gli altri due) quando ascoltai per la prima volta “Don’t box me in”, brano principale della colonna sonora. Eccolo:

Il film vedeva un mazzo di giovani promesse a recitare in un bianco e nero asfissiante e cupo, ravvivato solo dalle pochissime sequenze in cui i pesci combattenti del titolo originale guizzavano come schegge impazzite blu elettrico o rosso acceso in un angusto acquario. Matt Dillon, Michey Rourke, Nicolas Cage, Lawrence Fishburne, Sofia Coppola, una splendida Diane Lane e un Tom Waits barista furono protagonisti di uno dei film che piu’ impattarono sul mio cervello di sedicenne in cerca di se stesso e di risposte alla domanda fondamentale.

Dopo quello (e siamo nel 1983…) ho seguito la carriera di Copeland con molto interesse e altrettanta simpatia, probabilmente anche dovuta alla vita romanzesca che il batterista ha avuto (e’ figlio di due spie: un agente CIA e una agente dello spionaggio britannico, e’ cresciuto a Beirut, ha sempre girato moltissimo).

Ho apprezzato moltissimo la scelta di chiamarlo come maestro concertatore per la Notte della Taranta 2004, da cui e’ venuto fuori un concerto che vidi in diretta televisiva e che mi fa ancora drizzare i peli sulle braccia:

(purtroppo non riesco a trovare un audio in sincrono con il video. Non vi fate ingannare dalle immagini: Stewart non sbaglia mai un colpo, qui).

Ma il massimo lo raggiunge poco dopo, con questo progetto sempre italiano in cui finalmente fa quel che vuole fare da sempre: scrivere musica e suonarla dal vivo.

E’ “Orchestralli”, un concerto tutto scritto da lui per orchestra, percussioni e batteria.

La sua.

Nel viseo ci sono 40 minuti di interviste, musica e filosofia , in cui Copeland si racconta e ci racconta, oltre che suonare come sa il suo fantasmagorico set di tamburi e piatti.

Guardandolo suonare si nota subito  l’impostazione jazz della mano sinistra, e se ascoltate il suo racconto capirete da dove deriva, e anche come lui scherza su questo fatto (“sono un batterista con formazione classica”, dice piu’ o meno a un certo punto). Ma non si puo’ rimanere indifferenti alla velocita’ di esecuzione, alla precisione e all’energia che Stewart mette in ogni rullata.

Come dice lui, il batterista deve far ballare la gente che lo ascolta; ecco, lui lo sa fare di sicuro.

 

Barney

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7 pensieri su “A drum is not (only) a drum

  1. Anifares

    The Police erano i police perchè erano loro tre insieme!!! Grandi grandi … immagina che per caso ho messo un loro pezzo e sono venuta a leggere il tuo blog (non commento sempre ma leggo tanto) che splendida coincidenza!!! Leggere del grande Copeland e ascoltare So Lonely e poi il fatto che è cresciuto a Beirut insomma Copeland è tutto un programma di esistenza!!!

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    1. Barney Panofsky Autore articolo

      Ricambio le letture (nel senso che quel che scrivi lo leggo sempre), ma resto convinto che senza Copeland avremmo avuto un’altra roba. Diversa, non certamente i Police.

      Posso portare le prove :-). Questo pezzo l’hai ascoltato poco fa nella versione-Police/Copeland. Eccolo in versione Last Exit (il gruppo di Sting prima dei Police):

      E Copeland e’ un signor polistrumentista (come accade spesso per i batteristi, che oltre a subire il pregiudizio che non sanno leggere e scrivere musica, sono pure tacciati di non saper suonare “seriamente”).

      Va bene, la chiudo qua. Amavo i Police, ho sempre sopportato poco Sting da solo.

      Ciao.

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  2. icalamari

    Hai i paralleli che ti scorrono in vena, eh? Pacifico che un batterista non sia mai solo un batterista, ne sono convinta da sempre. Ci tornerà sui video, per apprezzarli con più calma.
    Ciao 🙂

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    1. Barney Panofsky Autore articolo

      La pizzica e’ splendida davvero. L’operazione-orchestra a me piace assai, l’uomo -come ha gia’ detto Anifares- e’ affascinante, e sicuramente se la tira meno di Sting. Probabilmente perche’ e’ americano invece che britannico? 😛

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