“One plus one” (“Sympathy for the Devil”). J.-L. Godard, GB, 1968

Un film su una sola canzone. Girato da Godard. Nel 1968. Con Brian Jones sempre vivo, ma non vegeto, anzi: vegetale e prossimo a bruciare da ambo i lati dello stoppino, per fare doppia luce e ardere in meta’ del tempo, di li’ a un annetto.

E Mick Jagger che suona i bonghi, e Keith Richards irriconoscibile, sobrio e splendidamente padrone della chitarra e pure del basso. E Charlie Watts ripreso sempre da Jagger perche’ sbaglia il tempo (Watts che sbaglia il tempo?!?!!!), e Wyman con in mano le maracas. Quarantacinque anni fa…

ImageSpero qualcuno sia rimasto a leggere, perche’ il film merita la visione. Si tratta (come fa capire il titolo della versione americana) delle riprese dei Rolling Stones mentre in studio registrano “Beggars Banquet”, il loro settimo LP. In particolare, Godard riprende i cinque mentre provano varie versioni di “Sympathy for the Devil”: le riprese sono splendide per come la cinepresa si muove lentamente attorno ai musicisti, e spazia nell’intero studio di registrazione dove molte persone fanno cose diverse. Ad inframezzare gli Stones che suonano, intermezzi filmici scollegati l’uno all’altro rappresentano i moti di ribellione e rivolta di quegli anni: un gruppo di Pantere Nere distribuisce ossessivamente armi semiautomatiche, usate per fucilare donne bianche mentre uno del gruppo legge passi immagino di discorsi di Malcom X, una donna scrive slogan marxisti-leninisti su muri, auto, cartelloni di una grande citta’ (credo Londra), un’altra donna ungherese (“Eva Democracy”) sostiene una lunghissima intervista dicendo solo “Yes” e “No”, in una libreria -infine- si spacciano fumetti e riviste porno ad avventori nazifascisti che pagano con il saluto al Fuhrer e un paio di schiaffi a due capelloni comunisti piazzati in un angolo. Cose cosi’, insomma, a dare la cifra di quegli anni.

Ma il fulcro del film sono chiaramente gli Stones. E’ del tutto evidente anche ai non fan la parabola autodistruttiva che portera’ il brillantissimo polistrumentista Brian Jones a morir di overdose di li’ a pochi mesi: Jones riece a malapena a tenere in mano la chitarra, di suonarla non se ne parla.

Richards invece e’ in forma smagliante: la pellicola ci permette di ascoltare le varie piste sonore separatamente, e di apprezzare cosi’ pure la splendida linea di basso suonato per l’occasione da Keith (Wyman era impegnato ai sonagli). Le chitarre sono tutte sue (di Jones s’e’ detto sopra), e l’assolo acidissimo tra la terza e la quarta strofa (messo li’ da Jagger che argomenta sui motivi musicali della sua scelta…) e’ uno dei piu’ famosi nella storia del rock. Si assiste anche alla registrazione dei coretti “Whoo, whoo” che riempiono ogni spazio nei piu’ di sei minuti del brano. Brano che ha una sua storia, per dirne due il titolo avrebbe dovuto essere “The Devil is my name”, e la strofa sui Kennedy morti fu  trasformata al plurale in corso d’opera perche’ poco prima dell’incisione fu ammazzato anche Bob, dopo John. Infine, come si legge su Wikipedia, l’ispirazione e’ “alta”, derivando direttamente dal Bulgakov di “Il Maestro e Margherita”, mica Fabio Volo…

Insomma, se lo trovate e’ una roba da vedere e ascoltare.

E per finire, lasciatemi presentare il Diavolo, e’ una personcina benestante e di buongusto:

 

 

Barney

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