“Il cuoco, il ladro, sua moglie e l’amante”. Peter Greenaway, USA 1989

Un bel film deve affascinare lo spettatore, lasciargli in testa una sensazione di bellezza e stupore, incastonare indelebilmente nei suoi ricordi scene, dialoghi e musica.

“Il cuoco, il ladro, sua moglie e l’amante” e’ qualcosa di piu’ di un bel film, ma non solo: e’ qualcosa di piu’ di un film, e stop. Greenaway dichiara candidamente che l’intento era anche quello di rendere l’atmosfera di due famosi quadri a tema conviviale: “la cena a casa di Levi” di Paolo Veronese -un enorme olio su tela che fu addirittura oggetto di attenzioni da parte dell’Inquisizione- e “il banchetto degli ufficiali del corpo di San Giorgio” di Frans Hals, quadro quest’ultimo che funge da fondale per molte delle inquadrature della sala da pranzo del ristorante “Le Hollandais”, fulcro dell’intera vicenda. Tutta la pellicola e’ quindi organizzata come se fosse composta da una serie di quadri (cosa che peraltro a Greenaway piace, avendo egli gia’ sperimentato qualcosa di simile in “I misteri del giardino di Compton House”).

Notevole e visivamente splendido (e davvero impossibile da non notare…) l’uso quasi eccessivo del cromatismo, con ogni ambientazione che si caratterizza per un tono dominante: il verde per la cucina enorme e barocca nel contenuto di cose, vivande e uomini; il blu-violetto per l’esterno del ristorante; il rosso carminio inframezzato al nero per la sala da pranzo; il bianco virginale degli immensi e ricchissimi bagni, il marrone caldo del deposito di libri (unico luogo al di fuori del ristorante). Splendide le inquadrature in orizzontale, che seguono i protagonisti mentre passano da una stanza all’altra, con lunghi stacchi di nero a separare ancora piu’ nettamente le situazioni. Anche gli abiti dei personaggi cambiano di colore al passaggio di locale in locale, ed e’ una cosa talmente naturale e scontata per il contesto in cui avviene, che ci si mette un po’ a ricordare che il tailleur della protagonista era rosso, quando s’e’ alzata dal tavolo, e adesso -in bagno- e’ bianco, per ridiventare rosso appena varcata la soglia della sala da pranzo.

La storia e’ lineare e si svolge in una settimana, con le giornate scandite dal menu del giorno, presentato brevemente come titolo del capitolo, e dall’incalzante e ripetitiva musica di Michael Nyman, che varia quasi all’infinito un unico tema portante.

I protagonisti sono quelli richiamati dal titolo: il cuoco Richard, suo malgrado socio del ladro (piu’ un mafiosetto taglieggiatore e violento che ladro), la moglie del ladro -Georgina- che subisce le peggiori angherie dal marito cattivo, trucido e buzzicone, e un improbabile amante che frequenta lo stesso ristorante, un libraio distinto e gentile che si trovera’ invischiato in una passionale storia di sesso con la stessa Georgina.

Alcune scene sono disturbanti per la gratuita e gretta violenza che esprimono; un esempio e’ la scena di apertura, in cui un poveraccio viene maltrattato e ricoperto di sterco dal ladro e dai suoi scagnozzi perche’ non si e’ piegato ai loro ricatti.

Vi sono poi dialoghi surreali, come quello quasi alla fine tra Georgina e Richard su come il cuoco compone i prezzi dei suoi elaboratissimi piatti. Lui risponde cosi’:

Io chiedo di più per tutto quello che è nero: uva nera, olive nere, ribes nero. La gente in genere ama ricordarsi della morte. Mangiare pietanze nere è come consumare la morte, è come dirle: “morte, ti sto mangiando”. Il tartufo nero è la cosa più cara, insieme al caviale nero: morte e nascita, la fine e il principio. Tu non credi che sia giusto che tutte le pietanze più dispendiose siano nere?

La fine della vicenda e’ l’unica possibile, cosi’ come l’ultima parola che Georgina sputa sprezzante in faccia al marito: “Cannibale”. Quell’unica parola e’ la perfetta chiusura di un film in cui tutti i vari pezzi si incastrano alla perfezione, a fare di “Il cuoco, il ladro, sua moglie e l’amante” un’opera da non mancare.

Barney

Annunci

6 pensieri su ““Il cuoco, il ladro, sua moglie e l’amante”. Peter Greenaway, USA 1989

  1. cartaresistente

    Hai detto bene, qui siamo oltre il cinema, ma ovviamente stiamo parlando di Greenaway!
    Pieno di particolari, impossibili da citare tutti. Da segnalare anche il parallelo: cucine-purgatorio, sala da pranzo-inferno, bagni-paradiso.
    Tempo fa avevo anche letto che Greeaway girasse le scene con le musiche di Nyman già composte, e non viceversa!
    Che bello questo ripescaggio!

    Mi piace

    Rispondi
    1. Barney Panofsky Autore articolo

      Anche a me piace Nyman (e Wim Mertens), e li ascolto volentieri. Pero’ nei film di Greenaway la loro musica ha un qualcosa in piu’. Come dicevo, la bravura del pazzo gallese e’ anche quella di mescolare attori, scenografia, luce e musica e farne qualcosa che e’ piu’ della somma delle parti.

      Ciao.

      Mi piace

      Rispondi
  2. Pingback: Il cuoco, il baro e tutto quanto | BarneyPanofsky

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...