“Mattatoio n. 5”, Kurt Vonnegut, Feltrinelli (1968)

Kurt Vonnegut e’ Kilgore Trout, il protagonista di molti suoi libri e uno dei pochi personaggi di fantasia che possono vantarsi d’avere scritto un libro vero, “Venere sulla conchiglia” (che in realta’ e’ stato scritto da P.J. Farmer). Anche perche’ nei libri di Vonnegut Trout e’ uno scrittore.

Kilgore Trout, con il cognome da pesce, e’ l’omaggio di Vonnegut a Theodore Sturgeon, scrittore vero con cognome ancor piu’ da pesce (lo storione e’ piu’ grosso della trota…), ma sto gia’ perdendo il filo, che’ il post e’ sul libro piu’ famoso di Vonnegut, “Mattatoio n. 5”, appunto.

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Il sottotitolo del romanzo, che se proprio si vuole catalogare potrebbe essere fantascienza, e’ “La crociata dei bambini”, e sia il titolo che il sottotitolo raccontano una storia vera, quella dello scrittore che -al termine della seconda guerra mondiale- si trovava prigioniero dei tedeschi a Dresda. Proprio quando la citta’ fu rasa al suolo da uno dei piu’ micidiali bombardamenti a tappeto della storia. Vonnegut sopravvisse perche’ si rifugio’, assieme ad altri prigionieri, in un sotterraneo scavato sotto il mattatoio 5, il luogo -vero, quindi- che da il titolo al romanzo. I bambini rammentati nel sottotitolo sono i soldati tedeschi che alla fine del conflitto (finiti nel tritacarne della guerra i loro padri, gli zii e anche i nonni) furono mandati al macello dal nazismo oramai al collasso.

Il romanzo e’ un quasi delirio di esperienze fantastiche che il protagonista, Billy Pilgrim, ha durante un periodo di tempo che abbraccia tutta la sua vita. Pilgrim e’ stato infatti rapito dagli alieni del pianeta Tralfamadore, i quali gli hanno insegnato che il tempo non esiste, che si puo’ percorrere la propria esistenza avanti e indietro milioni di volte e che -in sostanza- quasi non si muore. I salti di tempo e di spazio sono quindi continui: si passa da Dresda al fronte delle Ardenne, al momento in cui Pilgrim si sposa (dopo la guerra), a quando viene trasportato dagli alieni nello zoo della capitale di Tralfamadore e li’ rinchiuso in una gabbia, all’infanzia di Billy e di nuovo alla guerra.

L’intero romanzo e’ zeppo di una frase che risalta immediatamente, visto il numero di volte che appare:

“cosi’ va la vita”

che chiude situazioni drammatiche ed ironiche, a significare una ineluttabilita’ degli avvenimenti per i quali gli uomini poco o nulla possono. Altrettanto fa una famosa citazione religiosa attribuita a Tommaso d’Aquino, che appare due o tre volte nel romanzo:

“Dio mi conceda la serenita’ di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare quelle che posso, e la saggezza di comprendere sempre la differenza”

Vista la circolarita’ del racconto, tutto giocato sui salti spaziotemporali, molti particolari tornano in scena innumerevoli volte, e capita di incontrare personaggi morti poche pagine prima, o di sapere con largo anticipo cosa ne sara’ di altri.

“Mattatoio n. 5”, e’ considerato uno dei capisaldi della letteratura pacifista. Senza dare a Vonnegut una patente politica, traspare certamente dalle pagine del romanzo tutta l’avversione dell’autore per la guerra: Pilgrim, ad esempio, si armera’ soltanto alla fine del libro, quando i sopravvissuti vagano nelle macerie di una Dresda paragonata alla Luna, ed e’ spessissimo passivo di fronte ad esplosioni di violenza che lo vedono vittima.

Un meta-libro ante litteram, che mischia ricordi a filosofia, a tentativo di esorcizzare i ricordi stessi, a -infine- anatema contro tutte le guerre.

Barney

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6 pensieri su ““Mattatoio n. 5”, Kurt Vonnegut, Feltrinelli (1968)

  1. Gianluca Bartalucci

    Immenso. Anche a me viene voglia di rileggerlo. Mi son procurato anche il film, ma non ho mai avuto il coraggio di guardarlo.

    Riguardo Vonnegut, mi piace sempre ricordarlo con le parole di Nick Hornby (se non mi sbaglio, tratte da “Una vita da lettore”):

    ” Fumare è quasi sempre una porcata. Però se non avessi mai fumato non avrei mai conosciuto Kurt Vonnegut. Eravamo tutti e due ad una megafesta a New York, io sono sgattaiolato sul balcone a fumarmi una sigaretta e lui era lì che fumava. Così abbiamo parlato – di C.S. Forester, mi par di ricordare (questo è solo un modo di dire schifoso e ipocrita. Figuratevi se non mi ricordo). E allora dite pure ai vostri figli di non fumare, ma per semplice onestà li dovrete anche ammonire sul rovescio della medaglia: che non avranno mai l’occasione di far accendere al più grande scrittore americano vivente.”

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  2. ijk_ijk

    Il film non è all’altezza del libro anche se notevole. Risente un po’ degli anni e poi per me c’è “troppa roba”. Come se non bastasse quello che ci ha messo Kurt hanno aggiunto in colonna sonora pezzi di Bach. Un po troppo per i miei gusti. Comunque bisogna vederlo. Lo scaricai dal mulo, non so se si può dire…

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    1. Barney Panofsky Autore articolo

      Beh, penso si possa dire che sul mulo si trova 🙂
      Mi incuriosisce, comunque, come un regista riesca a raccontare per immagini una storia del genere. Credo me lo “procurero'” pure io, e siccome parto per una trasferta di una settimana, me lo portero’ cia per guardarmelo la sera.

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