Morire per delle idee

Qualcuno avra’ sentito sui media della morte di Aaron Swartz, che s’e’ impiccato venerdi’ scorso a 26 anni.

Aaron Swartz at a Boston Wiki Meetup

Aaron Swartz at a Boston Wiki Meetup (Photo credit: Wikipedia)

Chi era Swartz? Un genio della programmazione, che a 13 anni ha partecipato alla definizione della specifica RSS. La specifica RSS magari la usate senza manco accorgervene. Magari i feed di questo blog v’arrivano attraverso RSS. Ecco: Swartz aveva scritto parte di questa roba qua a -lo ripeto- tredici anni.

Poi ha fondato Reddit, e s’e’ dato anima e corpo a progetti di democrazia digitale, in cui chiedeva a gran voce l’abbattimento delle barriere all’informazione. Uno dei suoi cavalli di battaglia e’ stato DemandProgress.org, una campagna contro SOPA e PIPA (di SOPA e PIPA ho parlato tempo fa).

Le sue campagne l’hanno portato ad avere grossi problemi legali con i giudici americani e con JSTOR, un archivio digitale di pubblicazioni scientifiche che Swartz in pratica “dumpo’” penetrando da un PC portatile nella rete del MIT. Lo scopo era quello di sensibilizzare sull’importanza della Open Literature, e la storia -veramente avvincente- la potete leggere qui. L’obiettivo finale era quello di mettere tutti gli articoli e i giornali “rubati” su reti peer-to-peer, cosi’ da renderli accessibili a chiunque. Fu alla fine scoperto, ma JSTOR non lo denuncio’, ritenendosi soddisfatta d’avere scoperto chi scaricava gigabyte di materiale senza pagare.

Pero’ la corte di Boston decise di proseguire lo stesso la causa, e a breve avrebbe avuto inizio il dibattimento in cui Swartz rischiava 50 anni di galera e chissa’ quanti milioni di dollari di multa. Per una azione sicuramente illegale, ma assolutamente senza conseguenze nocive per nessuno, in cui addirittura -lo ripeto-  l’istituzione derubata ritiro’ immediatamente l’accusa.

Mi pare spropositato (anche e soprattutto in questo caso in cui un ragazzo s’e’ ucciso) il divario tra la legge -vecchia, manichea, vendicatrice- e la Rete. Tutti i tentativi di soffocare la liberta’ in rete si scontrano con l’impossibilita’ a farlo, a meno che non si proceda come in Cina e si impedisca a chi non e’ un minimo versato in certe cose di accedere ai siti. Ma allora non siamo in democrazia. E infatti la Cina e’ tutto fuorche’ democratica. Ma tutti i tentativi frustrati di censura sono altrettanti pungoli per chi -non capendo- ha paura del futuro e della liberta’.

Per questo si batteva Swartz, per questo si e’ ucciso: perche’ s’e’ sentito incapace di spiegare il suo mondo a un giudice che molto probabilmente in cuor suo aveva gia’ deciso -imbastendo il processo- che il ragazzo era colpevole.

La famiglia e gli amici hanno creato una pagina per ricordarlo. Eccola qua.

La fine non posso che lasciarla a Nick Cave che rifa’ (con la Minogue, Shawn McGowan e altra bella gente) una ballata di Bob Dylan:

Barney

7 pensieri su “Morire per delle idee

    1. Barney Panofsky Autore articolo

      Io non lo concepisco, il suicidio, tra le scelte. Mi rendo conto che arrivare a quel punto deve voler dire essere davvero disperati e non vedere vie di uscita differenti, ma francamente non so se riuscirei mai ad arrivarci…
      Per questo mi colpiscono sempre tanto. Swartz poi, a 26 anni e con quel cervello la’… Cave e la Minogue (ma sul disco sono in sette o otto, compresi Shawn McGowan e PJ Harvey) li ho messi apposta, per dare una speranza anche al gesto estremo.

      Ciao, B.

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  1. il barman del club

    quando ci sono questi suicidi vengo sempre preso da tantissimi dubbi sulla reale veridicità di tutta la situazione, soprattutto perché Swartz era a suo modo un personaggio scomodo mai sceso a patti con nessuno. Non lo so, forse ho visto troppi film di spionaggio e d’azione, ma il dubbio mi rimane sempre…

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    1. Barney Panofsky Autore articolo

      Tendo a non farmi troppe seghe mentali, e nello specifico sono convinto che un genio depresso da dieci anni non sia in grado di reggere quello stress. Girano già versioni assurde secondo cui Swartz e’ stato “suicidato” dalla CIA perché era nella killlist di Obama, che francamente non sta in piedi. Se leggi quel che scriveva si capiva che stava molto male, e l’arrivo del processo ha semplicemente aggravato il quadro.
      Ciao, Barney

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  2. eklektike

    Non ne sapevo niente e la notizia mi rende molto triste, soprattutto se penso all’enorme sproporzione tra ciò che aveva fatto (in fondo per una giusta causa) e quello che per legge avrebbe rischiato.

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